• Articolo Washington, 30 dicembre 2016
  • Le emissioni del gas flaring continuano a crescere

  • Sono 147 miliardi i metri cubi di gas naturale “in eccesso” bruciati dagli impianti di estrazione di petrolio in tutto il mondo, in lieve ma continuo rialzo rispetto ai 145 mld del 2014 e ai 141 mld del 2013

Le emissioni del gas flaring continuano a crescere

 

(Rinnovabili.it) – Nel 2015 le emissioni prodotte dal gas flaring sono aumentate per il terzo anno di fila. Sono 147 miliardi i metri cubi di gas naturale “in eccesso” bruciati dagli impianti di estrazione di petrolio in tutto il mondo, in lieve ma continuo rialzo rispetto ai 145 del 2014 e ai 141 del 2013. I dati arrivano alla Banca Mondiale, che sottolinea l’enorme spreco di energia: il gas combusto basterebbe per soddisfare il fabbisogno annuale dell’intera Africa.

La tendenza è negativa anche perché contraddice tutti gli impegni sul clima presi fino ad ora. Pochi mesi prima della COP21 di Parigi del 2015, infatti, più di 40 fra Stati e colossi degli idrocarburi, responsabili del 40% di queste emissioni a livello globale, si erano impegnati ad azzerare le emissioni da gas flaring entro il 2030. L’iniziativa “Zero Routine Flaring by 2030”, inaugurata ad aprile 2015 dal segretario generale dell’Onu Ban-ki moon, rimane per ora lettera morta.

 

I produttori di petrolio  preferiscono bruciare il gas in eccesso invece di investire i loro capitali in pipeline e reti di distribuzione per recuperarlo. Una scelta che dà loro un vantaggio economico, ma si rivela ovviamente più che dannosa per il clima. In tutto, stima la Banca Mondiale, questa pratica produce ogni anno circa 350 milioni di tonnellate di CO2 in atmosfera, un ammontare appena più alto delle emissioni annuali dell’Italia. Inoltre, il gas combusto nelle zone più settentrionali del pianeta è ritenuto direttamente responsabile dell’accelerazione dello scioglimento dei ghiacci a causa della produzione di nerofumo che si va a depositare sulla calotta polare assorbendo più radiazione solare.

Secondo i dati raccolti dalla Banca Mondiale e dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) americana, che usa anche sensori satellitari avanzati, tra i paesi più avvezzi al gas flaring figurano la Russia (21 mld di mc l’anno), l’Iraq (16), l’Iran e gli Usa (ciascuno con 12 mld di mc) e il Venezuela (9).

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