• Articolo Bruxelles, 26 gennaio 2018
  • L’UE investe 873 mln sulle infrastrutture energetiche essenziali

  • Selezionate 17 nuove proposte dalla lista dei “project of common interest”. Ma il meccanismo di valutazione e il livello di trasparenza non piace ai deputati europei

infrastrutture energetiche

 

(Rinnovabili.it) – Nuove risorse per le infrastrutture dedicate all’energia pulita. Così la Commissione Europea ha presentato l’ultimo pacchetto di finanziamenti del Meccanismo per collegare l’Europa e dedicato ad una serie di proposte rientranti nei cosiddetti “progetti di interesse comune” (PIC): si tratta di interventi infrastrutturali che collegano i sistemi energetici dei paesi dell’UE e ritenuti, per questo motivo, prioritari ai fini dell’Unione dell’Energia. Oltre a godere dei fondi comunitari, i PIC possono beneficiare di una serie di vantaggi, come iter più snelli a lievello autorizzativo  o processi di valutazione ambientale semplificati, che ne facilitano la realizzazione.

 

Ma l’attributo “pulita” è decisamente forzato dal momento che i progetti, che si spartiranno i fondi, hanno a cuore soprattutto le fonti fossili: dei 17 selezionati in questa tornata, ben nove riguardano la realizzazione di gasdotti (costruzione o studi di fattibilità). Nell’elenco compaiono il CyprusGas2EU (sostegno dell’UE 101 milioni di euro) dedicato al passaggio dagli oli combustibili pesanti al gas per la produzione di energia elettrica e lo studio di un gasdotto tra Malta e l’Italia. Altri finanziamenti saranno erogati a uno studio sulle procedure per il rilascio di licenze del progetto STEP (1,7 milioni di euro), finalizzato alla costruzione di un nuovo punto di interconnessione gas tra Francia e Spagna.

 

Per l’Unione Europea, e non solo  (leggi anche Firmata la Strategia energetica nazionale: 175mld di investimenti), il gas è il necessario vettore per la decarbonizzazione comunitaria. Ma sono in molti a preoccuparsi dell’eccessiva attenzione che Bruxelles e gli Stati membri stanno riservando alla fonte fossile. Il 23 gennaio alcuni deputati del Parlamento Europeo hanno inviato una serie di appunti all’esecutivo in cui si criticavano la metodologia utilizzata dalla Commissione per selezionare  i “progetti di interesse comune” e i livello di trasparenza impiegato.

 

Da regolamento, spetta a Bruxelles e all’Agenzia per la cooperazione dei regolatori nazionali dell’energia (ACER) valutare la conformità delle posposte e approvare la lista (il terzo elenco di PCI è stato pubblicato dall’esecutivo UE lo scorso novembre). I progetti vengono quindi presentati al Parlamento europeo e al Consiglio. Queste istituzioni hanno due mesi per opporsi, oppure possono chiedere una proroga di altri due mesi per finalizzare la loro posizione. Se non respingono l’elenco, questo entrerà in vigore, ma né il Parlamento, né il Consiglio possono chiedere modifiche.

 

Ma per i deputati europei c’è molto su cui lavorare. A partire  da un maggiore coinvolgimento di Strasburgo nella fase iniziale di valutazione, come hanno spiegato i parlamentari del gruppo S&D Kathleen Van Brempt e Dan Nica a Euractiv. E c’è chi come Michèle Rivasi (Greens/EFA)e Xabier Benito Ziluaga (GUE/NGL) della Commissione parlamentare ITRE è pronto a sollevare un’obiezione al nuovo elenco affinché i deputati si ritrovino a votare sulla lista anziché concedere l’approvazione in via automatica. Unico neo: il voto, a prescindere dal risultato, è sull’intero elenco e non sui singoli progetti.

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