• Articolo Bruxelles, 26 novembre 2012
  • Molte le riflessioni scaturite dopo la nascita di "City Protocol"

    Sei passi per diventare una Smarter City

  • Anche gli addetti ai lavori del'”European Green Capital” si sono espressi sul tema delle Smart City prendendo ad esempio i “6 Steps” di Rick Robinson, Executive Architect di IBM

(Rinnovabili.it) – Dopo tanta teoria, il concetto di Smart City si sta finalmente avvicinando ad una visione più concreta, composta da un unico modello di riferimento a livello internazionale. A confermarlo anche la recente presentazione di “City Protocol”, nato dalla collaborazione tra la città di Barcellona, GDF suez e CISCO e destinato a diventare il primo sistema di certificazione per “Città intelligenti”.

Nell’ambito del Premio “European Green Capital” dopo aver annunciato le otto città finaliste per il 2015, anche la Commissione Europea ha posto l’accento sulle Smart Cities, citando la definizione riportata da Rick Robinson, Executive Architect in IBM, specializzato nello studio delle nuove tecnologie emergenti per le città del futuro.

Sei i passaggi chiave che, secondo Rick Robinson, possono condurre allo sviluppo di una Smart City:

 

1- Definire prima di tutto il significato della parola “Smart City”.

Dato che oltre la metà delle persone vive in aree urbane, non è difficile intuire che la maggior parte della popolazione abbia già un’idea precisa e personale di “Smart City”. Per questo motivo e per arrivare a condividere un pensiero comune è importante prima di tutto mettere in chiaro quale sarà il campo di applicazione che condurrà all’obiettivo collettivo.

Secondo Robinson è essenziale perciò non trascurare il presente, rispondendo da subito alle esigenze dei cittadini. In secondo luogo il successo passa per la formazione culturale e specialistica delle future generazioni, coloro che avranno il compito di gestire la Smart City, eliminando completamente qualsiasi tipo di discriminazione per assicurare una corretta distribuzione delle risorse.

 

2- Riunire un gruppo di stakeholder per creare una visione comune.

Secondo  Robinson, l’unico modo per concordare una visione smart uguale per tutti, è quella di riunire in un’unica stanza leader politici, direttori di aziende, rappresentati di autorità locali, imprenditori PMI, rappresentati universitari e di gruppi religiosi. Il compito di questi soggetti dovrebbe essere quello di concordare una tabella di marcia per i singoli progetti di sviluppo futuro.

 

3- Strutturare un approccio alla Smart City attingendo alle risorse umane disponibili.

Bisogna prima di tutto riconoscere che la città un “Sistema di Sistemi”, un insieme complesso di relazioni che caratterizzano le attività umane: l’ambiente naturale, l’economia, il trasporto, l’educazione, le infrastrutture i servizi, ecc. Una volta compresa questa relazione l’unica strada per arrivare ad un futuro condiviso è il potenziamento di quella che Robinson chiama “infrastruttura soft”, l’insieme delle relazioni umane, dei rapporti sociali, della fiducia reciproca soprattutto nella Governance, andando oltre il semplice potenziamento delle reti tecnologiche o delle soluzioni ingegneristiche all’avanguardia.

 

 

4- Compilare una tabella di marcia in grado di raggiungere la “vision”

Una roadmap che comprenda sia obiettivi a lungo termine che piccoli step, per mantenere alto l’entusiasmo, ma soprattutto per generare un insieme di “micro smart town” che, migliorando la qualità delle singole comunità, migliorano nel complesso l’intera infrastruttura urbana.

 

5- Mettere a disposizione da subito i finanziamenti necessari

Un fattore fondamentale per valutare la possibilità di dare vita alle idee, è quello di valutarne attentamente le risorse a monte, prima ancora di avviare il progetto. Individuando in questo modo eventuali  “falle” nel progetto ed trovando così le dovute soluzioni aprendosi anche a sponsor privati.

 

6- “Thinking beyond the future”, ovvero come rendere smart un processo autosufficiente anche dopo aver raggiunto gli obiettivi

Diventare smart per una città non deve significare la fine di un processo, ma l’inizio di un nuovo percorso autosufficiente che sia in grado di mantenere attivi i numerosi sistemi che le hanno permesso di evolversi. Questo implica una continua trasformazione creativa di tutte le attività umane, trasporto, lavoro, economica, energia, governance, senza il rischio di ritrovarsi al punto di partenza.