Inaugurata in Etiopia la più grande diga d’Africa: energia idroelettrica da 5.150 MW e bacino da 74 miliardi di m³.

La Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), ribattezzata “diga del Millennio”, è stata ufficialmente inaugurata ad Addis Abeba durante il Secondo Vertice Africano sul Clima. Situata sul Nilo Azzurro, nella regione etiope di Benishangul-Gumuz, la più grande diga dell’Africa segna un primato mondiale per dimensioni e capacità produttiva. Con 5.150 MW di potenza installata e una produzione media stimata di 15.700 GWh all’anno, la struttura raddoppia la disponibilità energetica nazionale e rafforza il ruolo dell’Etiopia come hub regionale. Il bacino artificiale raggiunge 74 miliardi di m³ d’acqua e alimenta 13 turbine Francis collocate nelle due centrali idroelettriche.
Una disputa decennale sulle acque del Nilo
La costruzione della diga, avviata nel 2011, ha alimentato forti tensioni con i Paesi a valle, in particolare Egitto e Sudan, preoccupati per la sicurezza dei loro approvvigionamenti idrici. Dopo un accordo di cooperazione firmato nel 2015, i negoziati sono rimasti spesso bloccati. L’Etiopia ha comunque avviato il riempimento del bacino nel 2020, sostenendo la necessità di portare elettricità a milioni di cittadini senza accesso all’energia. Nonostante mediazioni internazionali, tra cui quelle promosse da Stati Uniti e Unione Africana, la controversia non ha trovato una soluzione definitiva, trasformando la diga in un tema centrale della diplomazia regionale.
Dimensioni record con tecnologie innovative
La più grande diga dell’Africa misura 1.800 metri di lunghezza e 170 metri di altezza. È stata realizzata con 10,7 milioni di m³ di calcestruzzo rullato compattato (RCC), registrando nel 2014 un primato mondiale con 23.000 m³ posati in un solo giorno. Accanto alla struttura principale si trovano una diga secondaria in rockfill di 5 km, uno spillway per la regolazione delle acque e un sistema di monitoraggio integrato. Grazie a sensori ad alta precisione e pendoli interni, il sistema rileva in tempo reale pressione idrostatica, integrità dei giunti e spostamenti millimetrici, garantendo sicurezza e manutenzione predittiva.
Un progetto che ha cambiato la regione etiope
La realizzazione della diga ha coinvolto oltre 25.000 lavoratori, perlopiù locali, e ha generato un diffuso trasferimento di competenze. Attorno al cantiere sono sorti ospedali, scuole, impianti sportivi e nuove infrastrutture viarie. La trasformazione della regione di Benishangul-Gumuz ha reso il progetto non solo una sfida ingegneristica, ma anche un catalizzatore di sviluppo sociale ed economico. L’opera è stata interamente finanziata da fondi interni e bond governativi, diventando simbolo di indipendenza e orgoglio nazionale. L’Etiopia intende ora esportare parte dell’energia prodotta verso Sudan, Kenya, Gibuti e Tanzania.
Webuild e il contributo italiano all’idroelettrico etiope
La GERD è stata commissionata da Ethiopian Electric Power e realizzata da Webuild, gruppo italiano impegnato nel settore idroelettrico. In Etiopia, l’azienda ha già completato 30 grandi opere. Tra queste, la diga di Gibe III e il Beles Multipurpose Project, ed è attualmente impegnata nel progetto di Koysha. L’inaugurazione della GERD si lega anche al Piano Mattei, con cui l’Italia punta a rafforzare la collaborazione energetica con i Paesi africani.













