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I licenziamenti nelle aziende di petrolio e gas più importanti a livello globale

Il quadro complessivo che emerge da questi dati è quello di un settore non in piena salute, nonostante le forti tutele.

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Immagine generata con IA

Un’istantanea dei licenziamenti nelle aziende di petrolio e gas annunciati tra il 2024 e il 2025. Le principali aziende energetiche a livello globale e quelle a loro collegate prevedono di tagliare altri posti di lavoro nel 2025, dopo averne tagliati migliaia nel corso del 2024. Tutto questo accade mentre il settore si trova a dover affrontare un calo dei prezzi del greggio.

I futures sul Brent sono calati di quasi il 10,5% dall’inizio dell’anno, a causa dell’aumento della produzione da parte dei Paesi OPEC+ e dell’incertezza sulla domanda di greggio dovuta alla politica commerciale statunitense.

I licenziamenti nelle aziende di petrolio e gas

Tra i casi principali di licenziamenti nelle aziende di petrolio e gas (segnalati da Reuters) troviamo il colosso Exxon Mobil che prevede di fare a meno di circa 2mila dipendenti a livello globale, intaccando tra il 3 e il 4% della propria forza lavoro, anche se per ora non saranno intaccati i posti di lavoro negli Stati Uniti.

La Canadese Imperial Oil, le cui quote di maggioranza sono in mano proprio a Exxon Mobil, vedrà una riduzione del personale di circa il 20% entro la fine del 2027.

Sempre negli Stati Uniti, la ConocoPhilips, specializzata in petrolio e gas, licenzierà tra il 20 e il 25% dei dipendenti, decisione che ha fatto perdere il 4,5% del valore delle azioni in Borsa. Anche Chevron prevede una riduzione di circa il 20% della forza lavoro a livello globale.

I licenziamenti nelle aziende di petrolio e gas al di fuori del Nord America

I licenziamenti nelle aziende di petrolio e gas colpiscono anche i colossi al di fuori del Nord America. La British Petroil (BP) ha annunciato a gennaio un piano per una riduzione dei costi di quasi 2 miliardi di dollari, da ottenere anche attraverso l’uscita del 5% della forza lavoro a livello globale.

La rivale olandese Shell prevede di fare a meno del 20% dei lavoratori, soprattutto nel settore dell’esplorazione di nuovi pozzi petroliferi e di gas. Le sedi più colpite dovrebbero essere Houston, L’Aia e quelle nel Regno Unito ma in misura minore. La malese Petronas licenzierà il 10% del personale, ossia quasi 5mila unità, secondo i piani di ristrutturazione che sarebbero mirati a far sopravvivere l’azienda nel prossimo decennio, come riferiscono i media locali.

Settore in crisi nonostante le tutele

Il quadro complessivo che emerge da questi dati è quello di un settore non in piena salute, nonostante le forti tutele di cui gode nei Paesi industrializzati e in via di sviluppo. Il caso statunitense è emblematico, con il Presidente Trump intento a minimizzare o negare il ruolo dei combustibili fossili nel surriscaldamento globale e nei cambiamenti climatici per salvare aziende da cui prende voti e finanziamenti, facendo credere che la perdita di posti di lavoro in questo settore abbia conseguenze negative sull’intero mercato del lavoro mondiale.

QUI i dati Reuters

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