Una nuova ricerca ha sfrutatto l'attribuzione di eventi estremi per determinare l'impatto del riscaldamento globale su tutte le ondate di calore gravi del XXI secolo.

C’è una stretta relazione tra combustibili fossili e ondate di calore. Il riscaldamento globale attribuito alle emissioni delle maggiori compagnie petrolifere e del gas a livello mondiale ha reso le ondate di calore del XXI secolo più intense e frequenti. A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Nature. La ricerca ha esaminato l’impatto del cambiamento climatico sulle ondate di calore di questo secolo classificate dalla scienza come “gravi catastrofi”.
Attribuzione degli eventi estremi
L’attribuzione degli eventi estremi è una metodologia utilizzata per provare a determinare quanto un evento meteorologico estremo sia stato influenzato dai cambiamenti climatici. Questa ricerca ha sfrutatto l’attribuzione di eventi estremi per determinare l’impatto del riscaldamento globale su tutte le ondate di calore gravi del XXI secolo. In generale, prima di questo studio, l’osservazione si era concentrata sui singoli eventi e non su una categoria di essi. Tali studi, inoltre, raramente hanno quantificato l’apporto dato dai fattori antropogenici.

Lo studio su ondate di calore ed emissioni di carbonio
La ricerca dimostra che il cambiamento climatico ha reso più probabili e intense 213 ondate di calore registrate nel periodo 2000-2023. Le bolle di calore in questi 24 anni sono state in media più calde di 1,7 gradi Celsius.
Le 180 fonti di carbonio prese in considerazione dallo studio (ossia combustibili fossili e grandi produttori di cemento) hanno contribuito in maniera sostanziale a rendere queste ondate di calore più ricorrenti e violente. A causa del riscaldamento globale, le ondate di calore negli anni compresi tra il 2000 e il 2009 sono diventate quasi 20 volte più probabili e 200 volte più probabili tra il 2010 e 2019. Nel complesso, come emerge dallo studio, un quarto di questi eventi sarebbe stato praticamente impossibile senza il riscaldamento del clima.
Combustibili fossili e ondate di calore
I ricercatori hanno valutato le emissioni derivanti dalle attività di più di 100 grandi aziende come ExxonMobil, BP, Saudi Aramco e Shell. I combustibili fossili prodotti da queste realtà costituiscono il 60% di tutte le emissioni antropogeniche di CO2 generate tra il 1850 e il 2023.
Le emissioni causate dalle principali fonti di carbonio a livello globale hanno contribuito a metà dell’aumento dell’intensità delle ondate di calore a partire dal periodo 1850-1900. Le stime indicano che il cambiamento climatico ha reso 55 ondate di calore su 213 (vale a dire il 26%) almeno 10.000 volte più probabili. Da tale valore di probabilità si può desumere che queste sarebbero state praticamente impossibili senza l’influenza antropica. Il rapporto di probabilità più basso riguarda la bolla di calore del maggio 2006 in India perché l’evento è stato più probabile solo del 22%.
Distribuzione spaziale delle bolle di calore
Gli autori dello studio sottolineano che la segnalazione delle ondate di calore è molto disomogenea. Soltanto nove vengono segnalate a partire dal 2000 in Africa, America Latina e Caraibi. Ciò è dovuto soprattutto al fatto che gran parte dei fenomeni di caldo estremo non è segnalata in queste regioni. (La ricerca valuta l’ondata di calore così definita dal database EM-DAT).
Farsi valere in tribunale
Studi come questo assumo una grande rilevanza anche in ambito legale. La ricerca potrebbe rappresentare infatti una base di supporto importante per le future cause legali sul clima e facilitare i negoziati diplomatici sull’urgenza di limitare le emissioni globali. Gli studi di attribuzione forniscono prove e numeri, agevolando così il lavoro dei giudici chiamati a definire responsabilità e obblighi.
Rupert Stuart-Smith, ricercatore associato in climatologia e diritto presso il Sustainable Law Programme dell’Università di Oxford, è autore di un altro lavoro sulle emissioni delle sei delle maggiori aziende mondiali dei combustibili fossili. Secondo lo studioso, tali aziende causano un decesso all’anno legato al caldo nella sola Zurigo, in estate.
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Stuart-Smith ha detto a Carbon Brief che questa nuova analisi è “un significativo passo in avanti nel campo dell’attribuzione dei cambiamenti climatici“. Il ricercatore ha anche aggiunto: “Un numero sempre maggiore di cause legali puntano a ritenere le aziende ad alte emissioni responsabili del loro contributo al cambiamento climatico e sempre di più si spinge per costringere gli attori statali e aziendali a ridurre le proprie emissioni e prevenire l’aumento dei danni climatici. Dunque, lavori come questo forniscono la base per un processo decisionale giudiziario ben informato“.
QUI lo studio pubblicati su Nature












