Rinnovabili • Industrial Accelerator Act: tutti i limiti, secondo Wood Mackenzie Rinnovabili • Industrial Accelerator Act: tutti i limiti, secondo Wood Mackenzie

Industrial Accelerator Act UE: gli obiettivi sulla transizione sono davvero realistici?

Numeri e criticità delle filiere clean tech UE nell'Industrial Accelerator Act: cosa evidenzia Wood Mackenzie

Industrial Accelerator Act: tutti i limiti, secondo Wood Mackenzie
Industrial Accelerator Act UE : tutti i limiti, secondo Wood Mackenzie

Industrial Accelerator Act: tutti i limiti del piano europeo, secondo Wood Mackenzie

L’Industrial Accelerator Act difficilmente permetterà all’UE di raggiungere il target del 20% del PIL industriale entro il 2035, pur rallentando il declino della manifattura. È il risultato di un’analisi del think tank Wood Mackenzie che parte da un dato strutturale: la quota europea del PIL manifatturiero globale è scesa dal 17,4% nel 2000 al 14,3% nel 2024.

In questo contesto, il piano introduce strumenti su domanda, autorizzazioni e filiere, ma secondo gli analisti l’efficacia è ridimensionata da scelte operative che ne attenuano l’impatto.

Il nodo centrale riguarda il passaggio da misure potenzialmente vincolanti a meccanismi spesso aggirabili, soprattutto quando i costi industriali europei risultano superiori.

Le principali criticità emergono con maggiore evidenza proprio nelle filiere chiave della transizione: solare, eolico, idrogeno, batterie e materie prime critiche.

Sull’argomento, leggi anche: Industrial Accelerator Act, lo scontro sulla clausola Made in Europe

Solare: domanda da 30 GW annui a rischio per ritardo tecnologico

Nel fotovoltaico, Wood Mackenzie evidenzia che i requisiti di contenuto europeo possono sostenere una domanda fino a 30 GW annui entro il 2030. Tuttavia, il limite principale è temporale. Il ritardo di tre anni nell’implementazione rischia di far arrivare l’industria europea fuori fase rispetto all’evoluzione tecnologica.

Questo elemento trova un riscontro nei dati industriali. Oggi l’Europa dipende in modo marcato dalle importazioni, con il 94% di moduli e celle solari provenienti dalla Cina. Anche la capacità produttiva interna è ancora incompleta lungo la filiera: la produzione europea copre solo il 10% delle celle e nulla per wafer e lingotti.

In questo contesto, l’analisi secondo cui l’Europa rischia di inseguire il mercato anziché guidarlo appare coerente con la struttura industriale attuale.

Eolico: cresce la pressione cinese

Per l’eolico, Wood Mackenzie riconosce che le regole sull’origine europea possono sostenere la filiera esistente, introducendo anche barriere indirette ai produttori extra UE.

I dati confermano una posizione ancora solida dell’industria europea, con una quota dell’89% del mercato interno nel 2023 . Tuttavia, a livello globale la competitività è in calo: la quota europea è scesa dal 30% al 23% in un anno, mentre quella cinese è salita al 55%.

Un ulteriore elemento riguarda i costi. Le turbine cinesi risultano dal 10% al 45% più economiche . Questo rafforza la valutazione secondo cui le misure europee possono proteggere il mercato interno, ma non risolvono il gap competitivo globale.

Idrogeno: capacità produttiva frenata da una domanda insufficiente

Nel settore dell’idrogeno, Wood Mackenzie individua uno squilibrio tra capacità industriale e domanda. Il dato più significativo riguarda i costi: un elettrolizzatore cinese da 100 MW costa circa 30 milioni di dollari, contro 115 milioni per un equivalente occidentale.

Questo differenziale spiega perché le clausole di deroga, attivate quando i costi europei superano di circa 20-30% quelli alternativi, rischiano di svuotare di fatto i requisiti di produzione locale .

Sul piano industriale, la capacità europea esiste ma è sottoutilizzata. Gli impianti operano a meno del 20% della capacità nominale , segno di una domanda ancora debole. Questo conferma l’analisi secondo cui il problema non è solo produttivo, ma soprattutto di mercato.

Batterie: capacità in crescita ma investimenti instabili

Per le batterie, Wood Mackenzie segnala il rischio che le misure scoraggino gli investimenti, anche a causa dei limiti alla proprietà estera e dei ritardi nell’applicazione delle regole.

I dati industriali mostrano una crescita potenziale significativa: la capacità potrebbe passare da 188 GWh nel 2024 a 872 GWh entro il 2030 . Tuttavia, oltre 250 GWh di progetti sono già stati cancellati .

Questo andamento evidenzia una forte volatilità del settore, legata proprio all’incertezza della domanda e alla competizione globale. Il dominio cinese resta evidente, con l’86% della produzione globale di celle e oltre il 90% dei materiali chiave.

Obiettivi ridimensionati dai costi per le Materie Prime Critiche

Sulle materie prime critiche, Wood Mackenzie evidenzia come l’obiettivo di approvvigionamento locale al 30% venga di fatto indebolito da una clausola chiave: la possibilità di deroga se i costi aumentano oltre il 25%.

Questa impostazione è coerente con la logica industriale europea, che mira a evitare aumenti eccessivi dei costi. Tuttavia, limita la capacità di ridurre le dipendenze esterne.

I dati sulle catene di approvvigionamento confermano questa vulnerabilità, in particolare nei materiali strategici dove la dipendenza da fornitori extra UE resta elevata e strutturale.

Costi energetici: il limite strutturale non risolto dell’Industrial Accelerator Act

Il punto più critico individuato da Wood Mackenzie riguarda i costi. Il piano non interviene sui principali fattori di svantaggio competitivo: energia, capitale e materie prime.

Questo elemento trova conferma nei dati industriali. I prodotti europei risultano spesso non competitivi rispetto alle alternative globali, tanto che i meccanismi di preferenza locale diventano opzionali quando i costi sono più elevati.

Anche la traiettoria del carbon pricing contribuisce alla pressione sui settori industriali, con valori attesi intorno ai 160 dollari per tonnellata di CO₂ entro il 2034 .

Transizione industriale ancora fragile nell’Industrial Accelerator Act

L’Industrial Accelerator Act, dunque, introduce strumenti rilevanti e può contribuire a rallentare il declino industriale europeo.

Tuttavia, i dati sulle filiere strategiche mostrano limiti strutturali. Nel solare emerge un ritardo tecnologico e una forte dipendenza esterna. Nell’eolico la competitività globale è sotto pressione. Nell’idrogeno e nelle batterie il problema principale resta la domanda. Nelle materie prime critiche, gli obiettivi sono condizionati dai costi.

Il risultato è una strategia industriale coerente ma ancora esposta a variabili economiche che ne condizionano l’efficacia reale.

Rinnovabili •

About Author / Alessandro Petrone

Giornalista da oltre 20 anni, nel corso della sua carriera si è occupato di politica, economia, attualità e costume. È stato Caporedattore e Direttore Responsabile per una Casa Editrice che pubblica magazine generalisti in Italia, Germania, USA e Cina. Ha scritto e collaborato con aziende e media che si occupano di automotive, con particolare attenzione ai temi della mobilità sostenibile. Si è avvicinato al mondo dell’energia lavorando come ufficio stampa per multinazionali del settore. Da allora, si occupa assiduamente di temi legati alla transizione energetica, soprattutto nel settore automotive, e alle energie rinnovabili, scrivendo per La Repubblica, AdnKronos, 9 Colonne, The Post International. È altresì appassionato di tecnologia, informatica, fotografia e cucina con un passato da attivista LGBTQIA+.