Rassegna e analisi degli ultimi provvedimenti in materia di energie rinnovabili

Evoluzione del sistema elettrico tra flessibilità, capacity market e nuove regole: dalle aste MACSE alle connessioni di rete
Il sistema elettrico italiano si avvia verso una trasformazione profonda, destinata a ridefinire nei prossimi decenni sia l’equilibrio tra domanda e offerta sia le regole di funzionamento del mercato. La crescita della domanda, trainata dall’elettrificazione dei consumi nei settori civile, industriale e dei trasporti, si accompagnerà a un forte incremento della produzione da fonti rinnovabili, mentre la generazione termoelettrica continuerà a ridursi, pur restando essenziale per garantire sicurezza e affidabilità.
In questo scenario, la gestione del sistema diventa più complessa: la diffusione di fonti non programmabili richiede infatti un rafforzamento della flessibilità, attraverso capacità programmabile e sistemi di accumulo in grado di bilanciare le variazioni tra produzione e consumo e di spostare l’energia dalle ore di maggiore disponibilità a quelle di maggiore domanda. Non a caso, proprio accumuli, capacità e accesso alla rete sono oggi al centro del processo di riforma delineato da Terna.
Su questo fronte si inserisce l’evoluzione del capacity market, per il quale è in corso la consultazione sul meccanismo relativo al 2028, con l’obiettivo di aggiornare criteri di remunerazione, qualificazione e partecipazione alle aste. In un sistema sempre meno legato ai combustibili e sempre più basato su investimenti e costi fissi, gli impianti programmabili tenderanno a essere remunerati soprattutto per la loro disponibilità, rendendo questi strumenti centrali per garantire adeguatezza e stabilità. La nuova asta è prevista entro l’estate 2026, compatibilmente con gli esiti del processo regolatorio.
Parallelamente, si avvicina l’annuncio del nuovo round del Macse, il sistema per l’assegnazione della capacità di accumulo, la cui prima e unica asta per il 2026 è attesa nell’ultimo trimestre dell’anno. I contingenti saranno definiti a valle di analisi che integrano l’evoluzione del mercato con gli obiettivi di crescita delle rinnovabili, confermando il ruolo strategico dello storage nella futura architettura del sistema.
Un ulteriore tassello riguarda la riforma delle connessioni alla rete prevista dal Dl Bollette, che punta a migliorare trasparenza ed efficienza. Il nuovo modello introdurrà una mappa della capacità disponibile per ciascun nodo, consentendo agli operatori di orientare in modo più consapevole le richieste di connessione. A questa si affiancherà un meccanismo di “open season”, con finestre periodiche – probabilmente trimestrali – e tempi di risposta intorno ai 90 giorni.
L’obiettivo è anche ridurre il fenomeno delle richieste speculative, spesso replicate su più nodi per mancanza di informazioni preventive. La maggiore trasparenza dovrebbe quindi migliorare l’efficienza complessiva senza penalizzare i progetti più solidi: resteranno valide non solo le richieste già autorizzate, ma anche quelle in fase avanzata o legate a infrastrutture consolidate.
Nel complesso, la transizione energetica sta modificando anche la struttura economica del settore. Se in una prima fase le rinnovabili contribuiscono a ridurre il prezzo medio dell’energia, oltre determinate soglie emergono costi di integrazione crescenti, legati allo sviluppo delle reti, degli accumuli e alla gestione degli eccessi produttivi. Il futuro del sistema elettrico si giocherà quindi su un equilibrio sempre più articolato tra generazione rinnovabile, capacità flessibile, sistemi di storage, infrastrutture di rete e strumenti di mercato, insieme a una maggiore partecipazione della domanda nella gestione della flessibilità.
Procedure più snelle e maggiore certezza normativa per i data center
La crescita dei data center e della domanda energetica collegata sta spingendo gli operatori a chiedere regole più semplici, chiare e flessibili. Le proposte avanzate dai principali rappresentanti del settore, tra i quali spiccano l’Ida, Microsoft, Amazon Web Services e Aruba, nell’ambito dell’esame parlamentare del decreto Bollette, attraverso le memorie depositate presso la commissione Attività produttive della Camera, puntano soprattutto a velocizzare le autorizzazioni e a ridurre i rischi di ritardi nei progetti.
Uno degli interventi principali riguarda l’introduzione di un iter unico per la realizzazione dei centri dati. L’obiettivo è includere tutte le fasi autorizzative, comprese quelle ambientali e l’entrata in esercizio, evitando passaggi separati che potrebbero rallentare lo sviluppo.
Un’altra richiesta chiave è la possibilità di utilizzare, nelle fasi iniziali, soluzioni temporanee di connessione alla rete elettrica. Questo consentirebbe di avviare i progetti più rapidamente, rinviando la definizione della configurazione definitiva a una fase successiva.
Le aziende segnalano inoltre diverse criticità nella normativa attuale, tra cui il rischio di ritardi legato all’obbligo di completare tutte le opere di connessione prima dell’autorizzazione e la mancanza di un regime transitorio per i progetti già in corso. Questa situazione potrebbe creare incertezza e bloccare iniziative già avanzate.
Ulteriori problemi riguardano l’assenza di tempistiche vincolanti e una definizione poco chiara delle procedure. Per questo viene proposta l’introduzione di misure temporanee che accompagnino il passaggio alle nuove regole, garantendo continuità agli investimenti.
Si evidenzia anche la necessità di considerare meglio la domanda di energia nella gestione della rete, introducendo criteri più rigorosi per l’accesso alle connessioni e limitando richieste speculative.
Infine, viene sottolineata l’importanza di un maggiore coordinamento tra operatori e autorità, per assicurare uniformità e tempi certi. L’obiettivo complessivo è favorire uno sviluppo più rapido ed efficiente delle infrastrutture digitali, sempre più strategiche per l’economia e la transizione energetica.
Nuove regole per la compensazione della mancata produzione rinnovabile
Sta per entrare in vigore il nuovo meccanismo Mprin per il riconoscimento della mancata produzione di energia da fonti rinnovabili, ora esteso a tutti gli impianti non programmabili e non più limitato all’eolico. Il Gse ha pubblicato le Regole Tecniche aggiornate, definendo anche le principali scadenze: dal 31 marzo 2026 sarà disponibile la piattaforma per presentare le domande, con effetto retroattivo dal 1° aprile 2025, mentre il 9 aprile è previsto un webinar informativo.
Il meccanismo consente di compensare i produttori per l’energia non immessa in rete a seguito di ordini di modulazione o limitazioni imposte da Terna per esigenze di sicurezza o congestioni. La mancata produzione viene determinata dal Gse come differenza tra l’energia effettivamente prodotta e quella producibile, stimata attraverso modelli che ricostruiscono il funzionamento teorico dell’impianto sulla base della disponibilità della fonte primaria.
Tra le principali novità introdotte dalla delibera Arera 128/2025 vi è l’eliminazione, a partire da aprile 2025, della franchigia annuale – pari a 80 ore per l’eolico e 60 per il fotovoltaico – che finora limitava il riconoscimento della mancata produzione. Di conseguenza, tutta l’energia non prodotta per interventi di emergenza della rete sarà compensata integralmente. Per il periodo precedente, fino a marzo 2025, la franchigia continua ad applicarsi su base annua ed è calcolata in funzione della potenza dell’impianto; il suo valore deriva dal prodotto tra le ore di franchigia comunicate da Terna e la potenza massima dell’unità, includendo sia le modulazioni programmate sia quelle in tempo reale.
Per gli impianti che accedono alla tariffa fissa omnicomprensiva del Fer X Transitorio, la mancata produzione dovuta a ordini di riduzione impartiti da Terna non viene riconosciuta al produttore ma attribuita direttamente al Gse, definendo così un trattamento distinto rispetto agli altri regimi di sostegno.
Infine, in caso di cambio del soggetto responsabile del dispacciamento (Brp), sarà possibile presentare domanda fino al 30 settembre 2026 mantenendo la decorrenza retroattiva al 1° aprile 2025, così da non compromettere l’accesso al meccanismo nelle fasi di transizione.
Nel complesso, il nuovo Mprin rafforza gli strumenti di tutela economica delle rinnovabili in un sistema sempre più esposto a vincoli di rete e interventi di bilanciamento, contribuendo a rendere più prevedibili i ricavi degli impianti e a sostenere l’integrazione delle fonti non programmabili.
Emilia-Romagna, aree idonee tra sviluppo e tutela agricola
La Giunta dell’Emilia-Romagna ha approvato un progetto di legge per individuare le aree idonee agli impianti da fonti rinnovabili (Fer), rilanciando un iter sospeso dopo le sentenze del Tar sul quadro normativo nazionale. Il testo sarà ora esaminato dall’Assemblea regionale, con possibile approvazione entro fine aprile e margini per osservazioni da enti e imprese.
Il provvedimento punta a un aumento della potenza installata fino a 10 GW, superando l’obiettivo assegnato alla Regione (6,3 GW). Tra le aree considerate idonee figurano siti da bonificare, interporti, zone produttive urbanizzate, cave ripristinate e aree destinate a impianti di biogas e biometano. Centrale anche la promozione dell’autoconsumo e delle comunità energetiche, oltre all’obbligo di installare impianti Fer su edifici nuovi o ristrutturati e nei parcheggi.
Particolare attenzione è riservata alla tutela del suolo agricolo: gli impianti non potranno occupare più dello 0,8% della superficie agricola regionale e il 2% a livello comunale. Per l’agrivoltaico sono previsti controlli e sanzioni per evitare cali produttivi nel tempo.
Infine, la Regione affianca alla norma misure di sostegno economico, come il fondo energia e incentivi per le comunità energetiche, rafforzando la transizione energetica locale.
Rinnovabili, il Tar Sardegna: nuove regole processuali subito applicabili anche ai giudizi in corso
Le nuove norme processuali sul contenzioso in materia di rinnovabili si applicano immediatamente anche ai procedimenti già pendenti. È quanto chiarisce il Tar Sardegna (Cagliari), con la sentenza n. 443/2026, offrendo un’indicazione rilevante per operatori e amministrazioni.
Il caso nasce nell’ambito di un contenzioso su un impianto fotovoltaico, in cui la parte ricorrente aveva eccepito la tardività della memoria di replica del Comune. Il Collegio ha però respinto l’eccezione, chiarendo che la valutazione della tempestività degli atti deve avvenire alla luce del nuovo quadro processuale introdotto dal d.lgs. 178/2025.
In particolare, il Tar richiama l’art. 119 del Codice del processo amministrativo, come modificato, che estende il rito abbreviato anche alle controversie relative a procedure e provvedimenti riguardanti impianti da fonti rinnovabili. Si tratta, sottolinea il Collegio, di una norma di natura processuale, e quindi soggetta al principio del tempus regit actum: per questo motivo trova applicazione anche nei giudizi in corso, purché entrata in vigore prima della scadenza dei termini processuali rilevanti.
Proprio su questa base, il Tar ha ritenuto corretta l’applicazione dei nuovi termini alla controversia in esame, evidenziando come il regime introdotto dal decreto legislativo sia già operativo e incida direttamente sulle modalità di svolgimento del processo.
La pronuncia assume quindi un rilievo che va oltre il caso specifico: conferma infatti che il nuovo rito accelerato per le rinnovabili – con termini più stringenti e maggiore rapidità decisionale – si applica fin da subito anche al contenzioso pendente.
Un’indicazione destinata a incidere concretamente sulla gestione delle cause nel settore energetico, rafforzando l’obiettivo di semplificazione e accelerazione delle procedure legate allo sviluppo degli impianti da fonti rinnovabili.












