Colli di bottiglia nelle reti elettriche e ritardi negli allacci stanno mettendo a rischio 120 GW di impianti rinnovabili già pianificati, mentre altri 700 GW ristagnano nelle "code di connessione"

La capacità della rete potrebbe ostacolare la sicurezza energetica dell’UE
Mentre la crisi energetica avanza e la Commissione Europea invita gli Stati membri a pianificare un’eventuale riduzione del consumo di petrolio e gas, in Europa una consistente quantità di energia interna potrebbe andare sprecata. Più precisamente, esiste un’importante capacità rinnovabile che rischia di restare inutilizzata per problemi di rete. Secondo gli ultimi calcoli effettuati dal think tank Ember, vi sarebbero, infatti, almeno 120 GW di impianti eolici e fotovoltaici pianificati nel Vecchio Continente che si stanno scontrando con forti limitazioni e ritardi nelle connessioni.
I casi più gravi? In Austria, Bulgaria, Lettonia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania e Slovacchia, ma dal quadro complessivo pochi Paesi si salvano. L’aspetto ancora più preoccupante è che le difficoltà non riguardano unicamente i grandi impianti su scala utility. Gli analisti di Ember rivelano che ben 1,5 milioni di famiglie europee potrebbero subire ritardi nell’allacciamento del proprio solare domestico alla rete elettrica.

Appare ormai ovvio come la capacità limitata della rete rappresenti a tutti gli effetti la più grande sfida per la transizione energetica, con ampi risvolti anche sul fronte della sicurezza. Risvolti che si fanno più acuti oggi che i Ventisette stanno affrontando il secondo shock dei prezzi delle fonti fossili in appena quattro anni.
“Le infrastrutture elettriche saranno determinanti per il successo della missione europea di affrancarsi dai combustibili importati e di espandere la propria base industriale”, spiega Elisabeth Cremona, analista energetica senior. “La Grid Readiness (l’adeguatezza della rete) rappresenta ormai un indicatore di prontezza economica, non un accorgimento tecnico tardivo”.
I numeri del deficit infrastrutturale
Secondo i dati analizzati dal think tank, i colli di bottiglia nello sviluppo delle reti rappresentano un problema sotto molti fronti. Come anticipato, aumentano il rischio di un’elevata capacità rinnovabile inutilizzata in Europa. Il deficit maggiore si riscontra a livello di trasmissione, dove mancano circa 104 GW di capacità per collegare grandi impianti eolici e solari. In dieci dei 17 Paesi che hanno fornito dati sul proprio sistema elettrico, la capacità infrastrutturale disponibile può ospitare meno del 10% delle rinnovabili previste entro il 2030.
Il rapporto di Ember mette in evidenza anche come almeno 16 GW di solare residenziale siano a rischio a causa della mancanza di spazio nelle reti di distribuzione, un problema particolarmente sentito in Paesi come Slovenia e Danimarca.
Se tutto ciò non fosse abbastanza, la situazione appare ulteriormente aggravata da una mole enorme di progetti in attesa. Un problema ben noto anche in Italia, dove la saturazione virtuale delle reti ha imposto una riforma delle connessioni (vedi il DL Bollette) per arginare il pericolo di rallentamenti nella crescita delle FER.
Ovviamente la questione coinvolge diversi Stati membri. Circa 700 GW di impianti rinnovabili risulterebbero attualmente bloccati nelle “code di connessione” in soli otto Paesi europei. Ciò significa che i nuovi richiedenti affronteranno attese di anni prima di poter ricevere un accordo di connessione.
Non solo. L’insufficienza delle infrastrutture elettriche porta con sé un altro problema: l’aumento dei costi per la gestione delle congestioni di rete. Costi che ricadono direttamente sui consumatori.
Capacità rinnovabile inutilizzata in Italia
Focalizzando la lente sull’Italia, il quadro che emerge non è dei migliori. Il problema principale riscontrato dagli analisti riguarda la mancanza di trasparenza sui dati della capacità infrastrutturale. Il Belpaese è citato nel report come uno dei “grandi sistemi elettrici” che non pubblica dati pubblici sulla capacità di hosting della rete. Un gap che rende difficile valutare con precisione lo stato attuale.
Sulla base delle informazioni reperibili, vi sarebbero 231 GW di progetti rinnovabili che hanno già ottenuto un accordo di connessione ma non sono ancora in esercizio. Esiste poi una “coda di connessione” — quella che teoricamente il nuovo DL Bollette mira a risolvere — che conta circa 100 GW di progetti eolici e solari in attesa di essere valutati per un accordo di connessione alla rete.
Le soluzioni “quick wins”
Una cosa è certa: “L’Europa non può aspettare la costruzione di nuove linee elettriche”, scrive l’associazione. “Esistono misure immediate che possono essere implementate per sbloccare rapidamente la capacità della rete esistente, consentendo di ridurre la dipendenza dai combustibili importati nel breve termine”.
Ember stila una serie di soluzioni quick wins che riportiamo brevemente:
- Soluzioni “non-wire”, vale a dire senza nuove infrastrutture fisiche: questa voce comprende sia le tecnologie per il potenziamento della rete (GETs), sia gli accordi di connessione “non-firm” che consentono a più utenti di connettersi alla rete sotto condizioni di flessibilità.
- Allocazione mirata della capacità rinnovabile attraverso meccanismi che privilegiano i progetti eolici e fotovoltaici con la più alta probabilità di completamento e il maggior valore.
- Contrasto ai progetti speculativi nella fase di domanda di connessione.
- Riforma dei processi di connessione nazionali per eliminare i progetti duplicati e quelli “fantasma”.
- Riforme amministrative finalizzate a semplificare e accelerare i processi burocratici per affrontare i colli di bottiglia e aprire spazi sia per la nuova energia pulita, sia per la domanda industriale emergente (come i data center).
Leggi il report di Ember













