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Eolico spagnolo: “la tassa UE sugli extraprofitti frena gli investimenti”

Una possibile nuova tassa da applicatare alle imprese del settore elettrico inciderebbe negativamente sulle decisioni di investimento nelle tecnologie rinnovabili come l'eolica, oggi più necessarie che mai.

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Via Depositphotos

L’industria eolica spagnola avverte: la tassa UE sugli extraprofitti potrebbe danneggiare gli investimenti

L’associazione spagnola dell’energia eolica (AEE) è contraria alla proposta avanzata da alcuni Stati Membri di introdurre una tassa UE sugli extraprofitti delle società energetiche. Secondo l’AEE, la tassa potrebbe frenare gli investimenti nelle energie rinnovabili, proprio mentre l’Europa dovrebbe invece ridurre la propria dipendenza dai combustibili fossili. L’AEE conta più di 350 aziende, tra cui Iberdrola, Endesa, Acciona e la società energetica portoghese Galp, oltre a sviluppatori, produttori di turbine eoliche, consulenti, istituzioni finanziarie e compagnie assicurative.

La proposta di una tassa UE sugli extraprofitti delle società energetiche

L’avvertimento è arrivato dopo che cinque Paesi dell’UE hanno presentato una proposta per tassare i profitti in eccesso accumulati per via dell’aumento dei prezzi energetici causati dalla guerra in Medio Oriente. Sabato scorso, Reuters aveva riferito in esclusiva che i Ministri delle Finanze di Germania, Italia, Spagna, Portogallo e Austria avevano chiesto, in una lettera congiunta indirizzata alla Commissione Europea, l’introduzione di una tassa a livello UE utile a finanziare aiuti per i consumatori colpiti dal caro energia. La legge “renderebbe possibile finanziare aiuti temporanei, specialmente per i consumatori, e frenare l’inflazione crescente, senza gravare ulteriormente sui bilanci pubblici“, hanno scritto i Ministri alla Commissione.

Tuttavia, per l’associazione spagnola dell’energia eolica, una possibile nuova tassa da applicatare alle imprese del settore elettrico inciderebbe negativamente sulle decisioni di investimento nelle tecnologie rinnovabili come l’eolica, oggi più necessarie che mai.

Eolico fondamentale per la sicurezza nazionale e l’autonomia industriale

L’AEE ha ricordato che il settore eolico è uno dei comparti industriali con la maggiore pressione fiscale. Pertanto, richiedere nuove possibili tasse che colpiscono il settore elettrico creerebbe insicurezza giuridica e allontanerebbe gli investitori, proprio quando si dovrebbe puntare sull’eolico per sostituire l’energia fossile di importazione. “Un nuovo costo imprevisto, una nuova tassa senza giustificazione, aggiunge un ulteriore rischio regolatorio, aggravando la già complicata situazione dovuta alla crescita limitata di nuovi impianti“, ha dichiarato l’associazione in un comunicato.

“L’eolico è senza dubbio la tecnologia cardine per i futuri investimenti nelle rinnovabili. Inoltre, nell’attuale congiuntura geopolitica, costituisce un pilastro per la sicurezza nazionale e l’autonomia industriale. L’eolico è l’unica tecnologia cleantech rimasta in Europa in cui tutti i componenti a valore aggiunto possono essere fabbricati su scala industriale, in linea con le dimensioni del mercato europeo. Questo ecosistema industriale vanta catene di fornitori locali e settori ausiliari leader nelle proprie categorie. Più eolico significa più sicurezza e più industria“, prosegue il comunicato.

Gli extraprofitti delle compagnie energetiche

Le grandi compagnie petrolifere dovrebbero ottenere fino a 24 miliardi di euro di extraprofitti in seguito al conflitto in Medio Oriente, come è emerso da un monitoraggio di T&E. L’analisi mostra che a fine marzo le società petrolifere hanno già messo da parte 1,3 miliardi di euro di profitti in eccesso. Per questa ragione T&E sarebbe invece favorevole a implementare una tassa sugli extraprofitti e ha chiesto a Bruxelles di utilizzare i fondi generati dalla tassa per aiutare i cittadini europei a diventare meno vulnerabili ai futuri shock petroliferi.

Daniel Quiggin, consulente senior per le politiche di T&E, ha affermato: “Ancora una volta, il dolore degli automobilisti è il guadagno delle compagnie petrolifere. Queste ultime hanno tutto l’interesse a mantenere l’Europa legata ai combustibili fossili, poiché sono loro a beneficiare dei picchi dei prezzi. L’UE dovrebbe ripristinare la tassa sugli extraprofitti e investirne i proventi nell’elettrificazione e nelle rinnovabili, per spezzare finalmente questo ciclo”.

Definire cosa siano gli extraprofitti non è semplice

Tuttavia, definire cosa siano i “sovraprofitti” (o profitti supernormali) non è così semplice. L’espressione genera incertezza per gli investitori e richiede un costante adeguamento della base imponibile. La complessità e la retroattività di queste misure hanno anche generato controversie legali sia a livello dell’UE che dei singoli Stati Membri.

Nel 2022, a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, il Consiglio dell’Unione Europea aveva imposto una tassa sugli extraprofitti a livello UE per le società operanti nel settore dei combustibili fossili. La misura si applicava ai profitti imponibili superiori a un incremento del 20% rispetto alla media dei profitti imponibili annuali registrati a partire dal 2018. Gli Stati Membri potevano in alternativa attuare misure nazionali equivalenti, a condizione però che fossero compatibili con gli obiettivi del regolamento e generassero proventi simili. La tassa era stata concepita come una misura temporanea ma Spagna e Ungheria l’hanno estesa fino al 2024 e la Repubblica Ceca fino al 2025.

Come sottolineato da Tax Foundation Europe, organizzazione non-profit dedicata alla ricerca e all’analisi delle politiche fiscali in Europa, il rischio delle tasse sugli extraprofitti è che possono spingere gli investimenti e la produzione verso Paesi extra UE con regimi fiscali più stabili e prevedibili. Inoltre, le grandi compagnie petrolifere e del gas dispongono anche di divisioni per le energie rinnovabili, che vanno dalla produzione eolica offshore e onshore all’idrogeno verde, e anche queste verrebbero colpite dalla tassa sugli extraprofitti.

Tax Foundation Europe aveva già suggerito da tempo all’UE e ai decisori politici di attuare riforme fiscali a lungo termine a favore della crescita piuttosto che misure temporanee, tali da stimolare l’attività economica e incentivare la diversificazione energetica, sostenendo l’investimento privato attraverso l’ammortamento immediato.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.