Il colosso tedesco vara il Piano Futuro 2030 per far fronte alla crisi dell'elettrico, alla pressione della concorrenza cinese e ai dazi USA: tra i punti chiave spiccano la riduzione dei costi, il ridimensionamento della capacità produttiva in Europa e la scommessa sul brand Cupra

Il gruppo Volkswagen riduce la forza lavoro del 15%
Un taglio epocale nell’industria automobilistica moderna. Entro il 2030, 100.000 lavoratori del gruppo Volkswagen saranno tagliati fuori dalla forza produttiva del colosso tedesco dell’auto. 50mila lavoratori erano già stati annunciati, mentre altri 50mila esuberi sono stati concordati nelle ultime ore tra il Consiglio di Sorveglianza del Gruppo Volkswagen e sindacati, pari al 15% della forza complessiva del gruppo europeo che conta un totale di 10 marchi, tra cui Audi e Porsche.
Si chiama Piano Futuro 2030 quello messo in piedi da VW e pone le basi per rendere “il Gruppo e i brand più competitivi e meglio posizionati per il futuro” si legge in una nota. Pesano le parole di Oliver Blume, CEO del Gruppo Volkswagen: “Ci assumiamo la responsabilità nei confronti di tutta la nostra forza lavoro, dei nostri partner e dei posti di lavoro nel settore industriale in tutto il mondo. Nei prossimi anni investiremo una somma nell’ordine delle centinaia di miliardi per rendere i nostri Brand iconici ancora più attrattivi, forti e competitivi“.
La crisi di Volkswagen
Insomma, il modello Volkswagen affonda sotto i colpi di un cambio epocale nell’industria pesante dell’auto: la transizione all’elettrico che ha portato risultati mediocri nel breve periodo, l’arrivo in massa dei prodotti cinesi sul mercato europeo a costi più bassi, i dazi imposti da Trump per le auto europee. La tempesta perfetta che ha messo in ginocchio il più grande costruttore di auto del Vecchio Continente.
Futuro della produzione in Europa
Ed ora l’attenzione è rivolta agli stabilimenti produttivi in Europa, nei confronti dei quali entro la fine di giugno 2027 verrà sviluppato un piano concreto e sostenibile. Il riferimento, in particolare è per Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm, perché secondo il Consiglio di Sorveglianza la capacità produttiva europea del Gruppo Volkswagen attualmente supera la domanda di oltre 500.000 unità. Per i 4 stabilimenti tedeschi il futuro dopo il 2030 non è assicurato, motivo per cui si sta valutando l’adeguamento della struttura e della forza lavoro in funzione della capacità produttiva globale.
Auto più attrattive
Entro il 2035, il Gruppo ridurrà i modelli in commercio del 50% e ridurrà di circa il 75% la complessità della propria offerta. I modelli di punta saranno improntati all’eccellenza nel design e nella tecnologia, alla ricerca di “maggiori volumi per modello, costi inferiori ed economie di scala più significative” si legge tra le note del Piano 2030. Il Gruppo Volkswagen sta adattando sistematicamente le proprie piattaforme, architetture elettroniche, sistemi di assistenza alla guida e software alle esigenze sia dell’emisfero occidentale sia di quello orientale.
Addio alla Seat
I tagli complessivi potrebbero portare alla “rottamazione” del marchio spagnolo Seat, acquistato negli anni Ottanta dai tedeschi. Secondo rumors non confermati dall’azienda la chiusura sarebbe prevista al più tardi per la fine del 2029, ma internamente non viene ne smentita, ne confermata questa indiscrezione trapelata da alcuni media tedeschi. Se così fosse, VW potrebbe puntare su un marchio derivato da Seat, stiamo parlando di Cupra, che ha nettamente superato Seat in termini di vendite ed ha un appeal crescente tra gli automobilisti europei.
Rafforzare la base finanziaria
Nove milioni di veicoli venduti ogni anno è l’obiettivo da raggiungere per rafforzare la base finanziaria dell’azienda, e raggiungere un margine operativo del 9% entro il 2030, paria a un risultato operativo di circa 31 miliardi di euro e 135 miliardi di euro per investimenti e ricerca e sviluppo nel periodo di pianificazione 2027-2031.
Più presenza in America e Cina
Volkswagen non intende retrocedere da due mercati fondamentali per la sua sussistenza globale: Stati Uniti e Cina, definiti dal CdA i “segmenti più redditizi“. Secondo il Gruppo, in Cina “si sta adattando alle aspettative riviste per la crescita complessiva del mercato automobilistico cinese”. Il documento evidenzia che il mercato cinese è diventato estremamente maturo e saturo, per cui si stanno ridistribuendo le quote di mercato dei gruppi automobilistici esteri. Per compensare il rallentamento o la forte concorrenza sul suolo cinese, la società intende utilizzare la propria presenza produttiva in Cina per fabbricare veicoli da esportare verso i Paesi del Sud globale, prevalentemente in America Latina, Africa, Medio Oriente e Sud-est asiatico.












