Le risorse minerarie africane dovrebbero valere 29,5 mila miliardi di dollari, una cifra pari a quasi un quinto del totale globale.

Quanto ai minerali critici, l’Africa custodisce uno dei più vasti giacimenti conosciuti al mondo
L’Africa era già al centro di un boom di investimenti anche prima che quest’anno gli Stati Uniti e Israele muovessero guerra all’Iran. Il conflitto ha evidenziato il costo politico ed economico della dipendenza dal Medio Oriente per petrolio, fertilizzanti e rotte commerciali globali. In questo quadro, l’immenso continente africano sta attraendo sempre più capitali da tutto il resto del mondo. Si guarda in particolare ai minerali critici, l’Africa, infatti, custodisce uno dei più vasti giacimenti conosciuti al mondo di risorse fondamentali per lo sviluppo dell’energia pulita, per l’hardware che alimenta l’intelligenza artificiale: manganese, metalli del gruppo del platino, cobalto e grafite.
Entro il 2040 servirebbero 600 miliardi di dollari in nuovi investimenti di capitale per soddisfare la crescente domanda di minerali critici. L’Africa, in tal senso, rappresenta un mercato fiorente in cui investire.
Quanto valgono le risorse minerarie africane
In base alle stime, le risorse minerarie africane dovrebbero valere 29,5 mila miliardi di dollari, una cifra pari a quasi un quinto del totale globale, e 8,6 mila miliardi di questi sarebbero ancora inutilizzati, secondo la Africa Finance Corp. La guida annuale Bloomberg 2026 Investor’s Guide to Africa mette in luce il fatto che molti Stati africani offrono agli investitori sgravi fiscali, esenzioni doganali sulle attrezzature, concessioni sulle royalty, benefici legati alle zone economiche speciali sempre più vincolati alla lavorazione e alla raffinazione in loco. Le aziende che stanno investendo in questo settore sono: Lloyds Metals and Energy, KoBold Metals, Orion CMC, Unicorn Mineral Resources, Virtus Minerals
Bloomberg sottolinea anche i possibili rischi costituiti da restrizioni alle esportazioni, mancanza di energia elettrica affidabile, vincoli di trasporto e le continue modifiche delle norme minerarie e fiscali. Insieme a questi ostacoli, anche la posizione dominante conquistata dalla Cina nel continente e la volatilità dei prezzi delle materie prime sono considerate delle sfide da superare.
La guida 2026 di Bloomberg consiglia di prestare attenzione a questi Paesi: gli investitori guardano allo Zambia per il rame; al Congo e alla Namibia per il litio; alla Tanzania e al Mozambico per la grafite e al Sudafrica e all’Angola per le terre rare. Nel frattempo il Marocco, l’unico Stato africano ad aver stipulato un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, sarebbe da tenere d’occhio per fosfato e manganese.












