Acqua, la sete dell’agricoltura

L’agricoltura italiana è in crisi per la mancanza d’acqua. La siccità è una conseguenza della crisi climatica, ma l’inefficienza della rete idrica nazionale che registra perdite superiori al 40% è frutto dell’inerzia e dell’indifferenza che per troppi anni hanno rimandato ogni decisione

agricoltura rigenerativa
via depositphotos.com

(Rinnovabili.it) – Acqua e crisi climatica. Ci stiamo accorgendo con profonda inquietudine che la crisi idrica, ritenuta a ragione uno dei principali rischi globali, è arrivata anche in Italia.

Nel nostro caso la mancanza d’acqua è frutto dell’incrocio di due fattori principali: la siccità generata dalla crisi climatica e l’indifferenza ai ripetuti richiami sull’inefficienza della rete idrica nazionale che registra perdite superiori al 40%. Ovvero, per ogni 100 litri immessi nella rete di distribuzione se ne perdono 40.

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Investimenti insufficienti per infrastrutture obsolete

Uno studio dell’Istat ha quantificato una dispersione di 156 litri di acqua al giorno pro capite. Facendo una media, l’acqua dispersa nel 2018 potrebbe soddisfare il bisogno idrico di circa 44 milioni di persone per un anno.

Eppure, a fronte di tanta inefficienza, in Italia si consuma quasi il doppio di acqua che in Europa semplicemente perché se ne spreca quasi la metà.

Gli investimenti per la manutenzione delle infrastrutture sono decisamente insufficienti: al Nord e al Centro 49 euro per abitante e al Sud appena 8, contro una media europea di 100 euro per abitante. Ovviamente questo si ripercuote sulla qualità, scadente, del servizio e sul divario delle infrastrutture.

Ancora una volta si torna alla vecchia discussione dell’ammodernamento di un sistema infrastrutturale obsoleto: il 60% della rete di distribuzione ha più di 30 anni, il 25% ne ha più di 50.

Però c’è anche una buona notizia, la qualità dell’acqua è buona.

Con il PNRR cambierà qualcosa, visto che destina alla tutela del territorio e dell’acqua circa 4,4 miliardi di investimenti? Un’occasione importante per rendere efficiente la rete di distribuzione e garantire la gestione sostenibile dell’acqua, a patto di saperla cogliere.

La siccità colpisce l’agricoltura

In questi giorni di siccità la carenza d’acqua colpisce l’agricoltura, proprio quando si è deciso di potenziare le produzioni per far fronte alle emergenze sorte in seguito alla guerra i Ucraina.

La flessione nei raccolti di grano duro e tenero si attesta intorno al 15-20%, per il settore orticolo e frutticolo si teme un trend uguale se non peggiore.

L’acqua svolge un ruolo insostituibile per le produzioni agricole, che in Italia sono per l’85% irrigue, e l’agricoltura è il settore che preleva più acqua in Italia.

Produzione e risparmio di acqua non sono necessariamente in antitesi tra loro. È possibile ottenere la stessa produttività con un notevole risparmio di acqua ad esempio con l’irrigazione a goccia o con il riuso delle acque reflue.

Con le tecnologie giuste si può produrre meglio consumando meno, anche nonostante le trasformazioni dovute al cambiamento climatico.

L’Italia deve mantenere le sue specificità, dando sempre più spazio a scienza e tecnologia, e fornendo agli agricoltori gli opportuni sostegni per guidarli verso la transizione verde.

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Fenomeni più intensi, più lunghi e più frequenti

Fenomeni di siccità ci sono sempre stati, la differenza è che adesso sono più intensi, più lunghi e più frequenti.

Si parla di gestire l’emergenza, ma anche nel 2021 la mancanza d’acqua ha messo in crisi l’agricoltura. E se smettessimo di ragionare in termini di emergenza?

Da qualche anno a questa parte, ogni anno è definito più caldo dei precedenti, i ghiacciai continuano a ritirarsi e le precipitazioni sono costantemente in calo: la mancanza di acqua sembra una conseguenza scontata.

Non a caso, l’Italia è ritenuta uno dei Paesi più vulnerabili dal punto di vista climatico, con il 28% del territorio a rischio desertificazione, come afferma Coldiretti.

Cambiamenti così evidenti portano a una tropicalizzazione strutturale dell’Italia. I territori devono adeguarsi al cambiamento e questo richiede infrastrutture idonee e politiche nazionali che prevedano un cambio di strategia.      

Non basta raccogliere l’11% dell’acqua piovana, vanno costruiti gli invasi per aumentarne la raccolta. Da venti anni si parla di cambiamento climatico senza fare niente; ora la concomitanza di pandemia, guerra e cambiamento climatico impone scelte immediate ma di lungo periodo.

Dobbiamo pensare a un’agricoltura sempre più tecnologica. Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, ha sottolineato che con Agricoltura 4.0 gli agricoltori hanno investito in pochi anni oltre due miliardi di euro, quindi sono disponibili a investire in un nuovo modello di agricoltura più sostenibile.

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