Siccità in Italia: le regioni chiedono lo stato di emergenza, a cosa serve?

I governatori regionali vogliono il supporto della protezione civile per coordinare le mosse con tutti gli attori della filiera dell’acqua. E chiedono al governo di mettere a disposizione risorse del Pnrr per gli interventi strutturali su rete idrica e invasi

Siccità in Italia: le regioni chiedono lo stato di emergenza, a cosa serve?
Il Po all’altezza di Cremona a febbraio, all’inizio del periodo di siccità. Credit: European Union, Copernicus Sentinel-2 imagery

Allarme rosso per la siccità in Italia in attesa di un decreto ad hoc del governo

(Rinnovabili.it) – Di fronte alla peggiore crisi idrica da 70 anni a questa parte, il governo dichiari lo stato di emergenza. Lo hanno chiesto oggi pomeriggio i governatori regionali per fronteggiare la siccità in Italia in sede di conferenza Stato-regioni. Appuntamento a cui ha partecipato anche il capo del dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio. “E’ necessario che ci sia una regia commissariale da parte del governo perché dobbiamo ottenere due cose: lo stanziamento di risorse per i danni all’agricoltura ed evitare che i danni aumentino, cioè, intervenire sui bacini idroelettrici sui nostri laghi per trovare soluzioni immediate”, ha dichiarato il presidente del Piemonte Cirio.

Anche se il governatore lombardo Attilio Fontana frena. “Quella dello stato di emergenza è una cosa estremamente delicata perché non è detto che risolva i problemi ma si rischia a volte di crearne in più”, ha dichiarato a margine dell’incontro. “Credo che l’importante in questo momento sia operare in maniera concordata. E’ meglio lasciare decidere i tecnici per capire quale sia la soluzione più opportuna”. E poi un passaggio sul Pnrr: “Bisogna guardare avanti con interventi strutturali che sono necessari e improcrastinabili, si dovrà magari intervenire con i fondi previsti dal Pnrr”.

Verso lo stato di emergenza

In attesa dei provvedimenti che il governo prenderà a breve con il Decreto siccità, lo stato di emergenza permetterebbe alle regioni di avere il supporto della protezione civile su tutto il territorio e, soprattutto, di coordinare meglio le azioni di tutti i soggetti coinvolti, a partire da regioni, Autorità di bacino e Consorzi di bonifica.

Una misura utile nel brevissimo termine, quindi, e solo per gli interventi di pura emergenza. Si gestirebbe in questo modo la crisi idrica che minaccia il 30% della produzione agricola nazionale, stima Coldiretti. Molte colture stanno arrivando a maturazione e hanno bisogno particolare di acqua proprio in questi giorni. L’Autorità di bacino del Po, per ora, ha deciso di non bloccare l’uso irriguo ma di diminuire del 20% i prelievi dal grande fiume. Il Piemonte, che boccheggia da tempo, ha guadagnato oggi 2 settimane di acqua in più per i suoi campi grazie alla solidarietà della Val d’Aosta. Ma le previsioni meteo dicono che non basterà.

Utile anche per gestire l’impatto sull’energia. Ieri Enel ha fermato la centrale idroelettrica di Isola Serafini, Piacenza perché il livello del Po è sceso troppo, di 8 metri. Nei giorni scorsi lo stop alle turbine era arrivato per l’impianto di Sermide e parte di quello di Ostiglia, entrambi in Lombardia. Lo stato di emergenza, poi, faciliterebbe anche l’invio di autobotti per dare ristoro agli acquedotti dei Comuni a secco.

Interventi strutturali con risorse PNRR

L’altra richiesta delle regioni al governo è di usare una parte delle risorse a disposizione con il Pnrr per avviare subito gli interventi strutturali e di medio-lungo periodo necessari per ridurre l’impatto della siccità in Italia nei prossimi anni.

La priorità dei territori è costruire reti di piccoli invasi per lo stoccaggio dell’acqua piovana. In particolare, “per l’impermeabilizzazione delle cave dismesse e la costruzione di strutture per canalizzare le acque. Questo comporterà costi molto elevati, ma serve per l’oggi e per il futuro, anche per prevenire inondazioni in caso di precipitazioni abbondanti”, anticipava in settimana l’assessore veneto all’Agricoltura, Federico Caner, coordinatore della commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni.

L’altro grande intervento, altrettanto necessario, è rimettere in sesto la rete idrica nazionale. Secondo l’ultimo rapporto Istat, che risale al 2021, per ogni 100 litri di acqua inseriti nei nostri acquedotti ne vanno persi 42. In grandissima parte per le carenze della rete. Se recuperassimo le perdite, raccoglieremmo abbastanza acqua da soddisfare il fabbisogno annuale di 44 milioni di persone, praticamente tutta la popolazione della Spagna.

La situazione della siccità in Italia

La combinazione di zero piogge consistenti da 180 giorni, neve in montagna esaurita con mesi di anticipo e temperature decisamente sopra la media già da maggio (l’anomalia termica il mese scorso è stata di +1,8°C) ha creato uno scenario da incubo. Un solo dato racconta molto della siccità in Italia: la portata del Po a Pontelagoscuro, poche decine di km dal delta, si aggira sui 175 m3/secondo. L’anno scorso di questi tempi era quasi 8 volte di più, 1.328 m3/s. Ma la portata media nel mese di giugno dovrebbe essere attorno ai 2.000 m3/s.

Anche se negli ultimi mesi ha colpito soprattutto il nord, con un deficit meteorico del 70% nel nord-ovest, il problema della siccità in Italia attanaglia tutto lo stivale. La situazione a Roma è “grave”, ha dichiarato il presidente della regione Lazio Zingaretti, mentre sono già in vigore i razionamenti per l’uso agricolo tra Frosinone e Latina, mentre nelle zone costiere la qualità dell’acqua è deteriorata a causa dell’avanzamento del mare che rende salmastra l’acqua di falda anche a chilometri dalle coste.

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