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Combattere gli insetti alieni con sistemi di monitoraggio innovativi e trappole intelligenti

Le infestazioni di insetti alieni, intensificate dal cambiamento climatico, possono distruggere un raccolto. Un esperimento coniuga ricerca e innovazione per costruire un modello di produzione agricola più sostenibile senza rischi per l’ambiente e la salute dei consumatori

Combattere gli insetti alieni con sistemi di monitoraggio innovativi e trappole intelligenti
Trappola georeferenziata attivata con attrattivo naturale e specifica per la cattura della D. suzukii (Foto ENEA)

Un modello di difesa replicabile in altri territori

Le infestazioni di insetti alieni non sono più un evento occasionale. Sono diventati una presenza costante che preoccupa gli agricoltori perché possono addirittura distruggere un intero raccolto.

Cimice asiatica, moscerino asiatico, mosca mediterranea della frutta sono quelli più comuni: una presenza intensificata dagli effetti del cambiamento climatico, con inverni sempre più miti.

Ricerca e innovazione contro gli insetti alieni

I ricercatori di ENEA e CREA hanno messo a punto sistemi di monitoraggio innovativi e trappole intelligenti per proteggere la frutticoltura nel Lazio.

Partner del progetto Simodrofila sono la Società Agricola Colle Difesa (capofila), la Fondazione per lo Studio degli Alimenti e della Nutrizione (FOSAN) e diverse aziende agricole che si trovano nella parte di Sabina situata in provincia di Roma.

Il monitoraggio territoriale georeferenziato, uno dei pilastri del progetto, permette la mappatura in tempo reale delle infestazioni.

Trappole innovative con sostanze naturali

Con una rete di trappole distribuite nei frutteti della Sabina i ricercatori raccolgono dati settimanali grazie ai quali gli agricoltori possono intervenire tempestivamente nei cosiddetti hot-spot riuscendo a limitare la diffusione delle infestazioni.

Le trappole usano sostanze naturali: vino rosso, aceto di mele e zucchero catturano il moscerino asiatico (Drosophila suzukii); la mosca mediterranea della frutta (Ceratitis capitata) è invece sensibile a specifici mix chimici.

Spiega Maurizio Calvitti, ricercatore della divisione ENEA Sistemi Agroalimentari Sostenibili e coordinatore scientifico del progetto: «Con questo progetto puntiamo a innovare i modelli di gestione fitosanitaria, introducendo nuove tecnologie, modelli predittivi e strategie di controllo biologico.

Difendere la produzione riducendo l’impatto ambientale

L’obiettivo è duplice: da un lato aumentare la competitività delle aziende locali, dall’altro ridurre l’impatto ambientale favorendo un uso più consapevole e mirato degli insetticidi da applicare solo quando realmente necessario e in corrispondenza dello stadio più vulnerabile dell’insetto».

Nei prossimi mesi, alcune aziende agricole della Sabina sperimenteranno la trappola IoT a energia solare sviluppata dai ricercatori, dotata di microcamera e sensori di umidità e temperatura.

Mentre cattura gli insetti, invia in tempo reale immagini e dati agli agricoltori: un monitoraggio a distanza che permette anche di intervenire tempestivamente.

Piante spontanee e diffusione dei parassiti

Il progetto Simodrofila studia anche il ruolo della biodiversità e delle piante spontanee nella diffusione dei parassiti. Ad esempio, i ricercatori hanno individuato alcune specie vegetali, come bacche e more, che nei mesi più freddi offrono rifugio al moscerino asiatico, favorendone la sopravvivenza e la successiva ricomparsa nei frutteti durante la stagione produttiva.

Altre minacce per la frutticoltura sono la mosca parassita del ciliegio (Rhagoletis cerasi) e la cimice asiatica (Halyomorpha halys).

Con la sua straordinaria adattabilità e voracità, la cimice asiatica ha già causato gravi perdite nelle coltivazioni di kiwi, nocciolo, pesco e ciliegio. Inizialmente diffusa nelle coltivazioni del nord Italia, ha cominciato ad attaccare anche gli alberi da frutto nel Lazio.

Per contenere la diffusione di moscerino e cimice asiatici, lo scorso anno è stato avviato il rilascio controllato di insetti antagonisti non dannosi per la frutta, in modo da ridurre l’utilizzo di agrofarmaci.

Un altro approccio innovativo del progetto è la selezione di cultivar di ciliegio e pesco meno appetibili per i fitofagi.

Privilegiare i prodotti a basso impatto contro gli insetti alieni

Inoltre, i bollettini settimanali aggiornano sull’andamento delle infestazioni e sulle condizioni meteo, oltre a dare suggerimenti tecnici sui trattamenti fitosanitari da adottare, privilegiando i prodotti a basso impatto.

Il 70% dell’intera produzione di frutta del Lazio viene da aziende medio-piccole della Sabina, che coltivano in gran parte le ciliegie. Di norma, applicano un controllo fitosanitario basato sull’impiego calendarizzato di pesticidi ad ampio spettro.

Il progetto Simodrofila ha fatto della Sabina Romana un laboratorio a cielo aperto. Qui «agricoltura, ricerca e innovazione lavorano fianco a fianco per costruire un modello di produzione agricola più sostenibile e moderno senza rischi per l’ambiente e la salute dei consumatori.

Un modello replicabile in altri territori italiani», sottolinea Calvitti. 

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