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L’accordo UE-Mercosur a un passo dalla firma

L’accordo UE-Mercosur è vicino alla firma, ma il mondo dell’agricoltura è in stato di agitazione, in un misto di diffidenza verso le promesse fatte dalla Commissione Europea e di perplessità sui contenuti dell’accordo. I motivi per essere scontenti ci sono, dal momento che gli agricoltori non chiedono sussidi ma incentivi per garantire la produzione, la qualità e la sicurezza alimentare. Si teme anche che questo clima di incertezza metta a rischio il futuro dei giovani agricoltori

L’accordo UE-Mercosur a un passo dalla firma
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Cosa rischia l’agricoltura europea con l’apertura ai mercati del Sudamerica?

Dopo ventisei anni di negoziati, il progetto di un accordo tra il Mercosur e l’Unione Europea è sui tavoli delle sponde opposte dell’Oceano e sembra che si sia arrivati a un passo dalla sua ratifica.

La firma definitiva, infatti, dovrebbe apporla il 17 febbraio 2026 la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.

Che cosa ha accelerato la realizzazione dell’accordo? Lo scenario attuale fa ritenere che la politica del presidente statunitense Trump – che stravolge alleanze storiche e regole degli scambi commerciali con decisioni improvvise e destabilizzanti per i mercati e per il mondo produttivo – non sia del tutto estranea alle decisioni attuali.

L’Europa, infatti, intende percorrere nuove strade commerciali per uscire dalle incertezze aggressive della politica statunitense e liberarsi dall’abbraccio mortale della Cina.

Che cos’è il Mercosur

Il Mercosur (Mercado Común del Sur) è un trattato – ispirato al modello dell’Unione Europea – che dal 1991 riunisce i Paesi dell’America Latina con lo scopo di favorire la loro integrazione economica e commerciale. In sostanza, è una sorta di mercato comune sudamericano che ha l’obiettivo di rendere la regione un unico blocco economico, e quindi di rafforzarne il peso nel commercio globale.

Attualmente, fanno parte del Mercosur Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Bolivia. Il Venezuela è stato sospeso nel 2016 per aver violato le regole democratiche e per non aver rispettato gli obblighi del Mercosur. Dopo la retrocessione a Stato associato non è stato ancora reintegrato come membro a pieno titolo.

Cile, Colombia, Ecuador, Guyana, Perù e Suriname sono Stati associati, ovvero hanno legami commerciali con gli altri Paesi dell’area, ma non hanno pieno diritto di voto.

Tra le funzioni del Mercosur, ci sono l’eliminazione dei dazi e delle barriere commerciali oltre alla possibilità di risiedere e lavorare negli altri Paesi membri. Tuttavia, nonostante l’accordo, tra i diversi Paesi firmatari permangono notevoli disparità economiche che difficilmente troveranno un equilibrio nel breve periodo.

Cosa comporta l’accordo UE-Mercosur

Ratificare l’accordo UE-Mercosur vuol dire creare una delle zone di libero scambio più grandi al mondo, che coinvolge complessivamente oltre 700 milioni di persone.

Le diffidenze, però, sono da entrambe le parti. Sul versante dell’Unione Europea, i più preoccupati sono gli agricoltori: temono la concorrenza sleale di prodotti a basso costo prodotti in paesi che non sono tenuti a rispettare i rigidi standard ambientali e sanitari europei.

Le industrie sudamericane, invece, temono che le industrie locali – meno competitive – saranno schiacciate dai prodotti europei, sicuramente superiori dal punto di vista tecnologico e della progettazione.

A queste condizioni, l’accordo potrebbe penalizzare il Sudamerica mantenendolo in una situazione di dipendenza economica: i Paesi Mercosur rimarrebbero relegati al rango di esportatori di materie prime e prodotti agricoli, mentre l’UE esporterebbe prodotti industriali e servizi a maggior valore aggiunto.

Resta poi da sciogliere il nodo ambientale, seppure per ragioni diverse. L’Unione Europea ha più volte sollevato dubbi sul rispetto degli standard ambientali e sociali da parte dei Paesi Mercosur (deforestazione, abuso di fertilizzanti e pesticidi gravemente tossici, condizioni di lavoro inaccettabili e perfino sfruttamento del lavoro minorile).

Le industrie sudamericane, invece, temono quella che considerano una barriera non strettamente tariffaria ma altrettanto gravosa. Gli elevati standard ambientali e sociali imposti dall’UE sembrano insormontabili agli esportatori sudamericani: il mancato rispetto di regolamenti complessi e costosi rappresenterebbe di fatto un impedimento a esportare in Europa.

Preoccupazioni infondate?

Le preoccupazioni degli agricoltori sono tutt’altro che infondate. Com’è noto, gli agricoltori europei hanno l’obbligo di rispettare regole molto severe per quanto riguarda l’uso di pesticidi, fertilizzanti, antibiotici e sul benessere animale.

In Sudamerica, al contrario, si fa largo uso di sostanze chimiche di sintesi che in Europa sono vietate da decenni perché ne è riconosciuta la nocività per la salute delle persone.

Questa situazione darebbe sicuramente il via a forme di concorrenza sleale. Il motivo è evidente: produrre senza vincoli né controlli costa meno, quindi i prodotti europei rischiano di essere scavalcati da quelli sudamericani. Ad esempio, carne bovina, pollame, riso e miele entrerebbero nel mercato UE a dazio zero e i prezzi della carne potrebbero essere inferiori a quelli europei tra il 18% e il 32%.

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La necessità di trovare nuovi mercati

La situazione del commercio mondiale attuale è drasticamente cambiata, e l’accordo UE-Mercosur ha tutta l’aria di un compromesso geopolitico. Pertanto, bisogna guardare il quadro nel suo insieme.

Auto, macchinari, prodotti chimici e farmaceutici troverebbero un nuovo enorme mercato di sbocco quasi senza dazi, mentre i Paesi del Mercosur esporterebbero quasi esclusivamente prodotti agricoli.

La maggioranza degli Stati membri (15, che rappresentano circa il 65% della popolazione UE) ha dato il via alla ratifica dell’accordo; rimane l’opposizione di Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda mentre il Belgio si è astenuto.

L’Italia, che inizialmente era contraria, ha poi votato per il sì nella necessità di «trovare un equilibrio tra interessi diversi», come ha dichiarato la premier Meloni.

Non è da sottovalutare anche la possibilità di accedere ad alcune materie prime critiche, come le famose terre rare di cui il sottosuolo sudamericano è ricco. Sarebbe quindi un modo per affrancarsi dal monopolio cinese.

L’ottimismo del ministro Lollobrigida

Secondo Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, per un paese esportatore come l’Italia ci sono ampi margini di ottimismo – che sintetizziamo di seguito – e che sono conseguenti alle condizioni poste dall’Italia per approvare l’accordo:

  • i prodotti agricoli in entrata non devono contenere residui di sostanze vietate nell’UE;
  • 10 miliardi in più di risorse sulla PAC (Politica Agricola Comune);
  • un ulteriore fondo di 6,3 miliardi per la gestione delle crisi nei mercati agricoli;
  • accordi di tutela di 57 prodotti agroalimentari Dop e Igp;
  • azzeramento dei dazi sui fertilizzanti;
  • abbassamento della soglia di salvaguardia dal 10% al 5% (il meccanismo scatta se le importazioni superano del 5% la media degli anni precedenti, o se i prezzi all’importazione scendono del 5%);
  • potenziamento dei controlli sulle merci in entrata nel mercato europeo.

Cosa dice il Ministero degli Affari Esteri

Anche il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, vede positivamente l’accordo UE-Mercosur, che «rappresenta una grande opportunità per tutte le nostre imprese. Un accordo destinato a far crescere le nostre esportazioni, con l’obiettivo di raggiungere i 700 miliardi di export che consentirà agli esportatori dell’UE di risparmiare oltre 4 miliardi di euro di dazi doganali all’anno».

Come riporta il MAECI, «l’Italia ha sostenuto l’accordo dopo aver chiesto e ottenuto garanzie e clausole di salvaguardia rafforzate per proteggere alcune filiere sensibili del comparto agroalimentare.

L’intesa prevede l’azzeramento o la forte riduzione dei dazi sui prodotti e servizi che rappresentano oltre il 90% dell’export UE, compresi settori nei quali si concentrano forti interessi commerciali italiani, quali automotive, macchinari industriali, prodotti chimici e farmaceutici».

Da sottolineare, come riporta il MAECI, il divieto di imitazione di oltre 340 prodotti alimentari tradizionali dell’UE riconosciuti come indicazioni geografiche, di cui 57 italiane. Se fosse vero si assesterebbe un bel colpo ai falsari di prodotti agroalimentari italiani.

Accordo UE-Mercosur, un “suicidio assistito”

Il mondo agricolo – che a dicembre era sceso in piazza a Bruxelles definendo l’accordo UE-Mercosur un “suicidio assistito” e che tornerà a protestare il 20 gennaio – promette un’opposizione massiccia, anche perché ritiene che la posizione della Commissione Europea non sia volta a «garantire la sicurezza alimentare, la tenuta delle imprese agricole e il futuro delle aree rurali europee».

«All’Europa non chiediamo solo regole, chiediamo una visione nuova, che unisca sostenibilità e reddito, sicurezza alimentare e transizione energetica, innovazione e lavoro di qualità. Per costruire questa Europa serve un’alleanza tra agricoltori, finanza, energia, previdenza, assicurazioni, lavoro, ambiente.

Non possiamo permetterci che l’UE disinvesta sull’agricoltura mentre in altre parti del mondo si stanziano risorse importanti a difesa degli agricoltori. Noi invece stiamo assistendo a un disarmo sul settore primario», aveva affermato meno di un mese fa Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura. Oggi, se possibile, le perplessità sono ancora più forti.

Inaccettabile lo scambio tra fondi della Pac e Mercosur

Confagricoltura dà parere positivo sull’aumento dei fondi PAC, ma sia chiaro che non deve esserci «nessuno scambio tra fondi della PAC e Mercosur: gli accordi commerciali devono basarsi sulla reciprocità e salvaguardare nel tempo l’agricoltura europea».

Confagricoltura ritiene inoltre insufficienti le misure proposte sul principio di reciprocità, «fondamentale per garantire un commercio internazionale equo e trasparente».

Infatti, l’attuale stesura dell’accordo conferma un’asimmetria già esistente: «Mentre alle imprese agricole italiane ed europee viene chiesto il rispetto di standard elevatissimi in termini di sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e diritti dei lavoratori, le stesse regole non sono attuate per le importazioni dai Paesi del Mercosur».

Come accennato sopra, queste condizioni creano una disparità evidente in termini di concorrenza e competitività: «Aprire il mercato unico a prodotti realizzati con vincoli e costi nettamente inferiori a quelli imposti ai nostri agricoltori significa penalizzare il modello produttivo italiano ed europeo, che fa della qualità e della sicurezza i suoi tratti distintivi».

L’accordo UE-Mercosur a un passo dalla firma
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Il rischio di ritrovarsi nel piatto i fitofarmaci vietati nell’UE

Durissima la posizione di Coldiretti, per cui sono essenziali il principio di reciprocità e l’aumento dei controlli, oltre ad essere molto critica nei confronti della Commissione Europea.

Il paradosso, secondo Coldiretti, è che «questo accordo finisce per favorire soprattutto l’industria chimica tedesca, produttrice di fitofarmaci vietati severamente in Europa, che esporta anche nei Paesi del Mercosur e senza reciprocità ce li rimanda nel piatto attraverso i cibi, a discapito della salute dei cittadini consumatori europei».

L’associazione approva invece l’abbassamento delle clausole di salvaguardia al 5% che fanno scattare la tutela sui prodotti agricoli sensibili. In pratica, se si verifica un danno per i produttori europei, l’UE può aumentare le tasse doganali per bloccare l’invasione di prodotti a basso costo.

Accelerare sulla trasparenza

Coldiretti e Filiera Italia chiedono anche di accelerare sulla trasparenza, a cominciare dall’obbligo di etichettatura con indicazione chiara del Paese di origine su tutti i prodotti alimentari. Una scelta a tutela dei consumatori e del Made in Italy.

In sostanza, chiedono «l’abolizione della regola sull’origine basata sull’ultima trasformazione, l’inganno intollerabile consentito oggi dal codice doganale, che consente di far diventare “italiani” prodotti che non lo sono, alterando la concorrenza, confondendo i cittadini consumatori e favorendo pratiche che danneggiano le nostre filiere».

L’aumento dei fondi sarà reale?

Ursula von der Leyen ha proposto di rendere disponibili 45 miliardi di euro per la PAC già dal 2028. Una proposta approvata con riserva, perché la fiducia nelle istituzioni europee è scarsa: «Agli annunci devono seguire atti legislativi europei che senza ogni dubbio e discrezionalità garantiscano che questi soldi siano destinati alla difesa del reddito degli agricoltori». Il settore non dimentica il tentativo della Commissione di tagliare i fondi destinati all’agricoltura.

Coldiretti, infatti, teme che la Commissione ponga «ostacoli tecnici e burocratici al pieno utilizzo dei fondi assegnati alle imprese agricole».

Confagricoltura, inoltre, esprime «forti dubbi sul mantenimento del carattere europeo della PAC, che non deve nazionalizzarsi indebolendo il carattere unico del mercato UE e creando distorsioni di concorrenza tra gli agricoltori».

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About Author / Isabella Ceccarini

Europeista sostenitrice dell’Italia, non ama i confini mentali e geografici. Di formazione umanistica, è curiosa delle novità e affascinata dalla contaminazione tra saperi diversi. Giornalista da più di trent’anni, ha lavorato a lungo come caporedattore per un trimestrale di politica universitaria e ricerca. Ha scritto a quattro mani il libro Perché l’università. Riflessioni sull’etica del sapere che raccoglie pensieri e interviste a esponenti di spicco del mondo dell’istruzione superiore e di organizzazioni internazionali. Ha collaborato con diverse case editrici alla stesura di libri e cataloghi per mostre ed eventi occupandosi di progettazione e coordinamento editoriale. È attenta ai temi etici di cui ha scritto per il mensile della Società San Vincenzo de’ Paoli e ha fatto parte della giuria del Premio letterario Città di Castello nella sezione riservata ai giovani. Organizza e modera tavole rotonde su temi che spaziano dalla salute all’agricoltura, nonché corsi di formazione per i giornalisti. Ha ideato e condotto due eventi per il format #leparolevalgono di Treccani. Dal 2017 è entrata a far parte del team di Rinnovabili dove si dedica in particolare all’agrifood ma ama anche allungare lo sguardo ai temi ambientali. Per Rinnovabili progetta e conduce Agrifood Forum, evento annuale sulla sostenibilità alimentare.