Carne sintetica, nuove tecnologie nel piatto

La carne sintetica è davvero amica dell’ambiente e della salute? Il dibattito è aperto e si confrontano posizioni molto contrastanti perché il suo impatto ambientale non è impeccabile ed è iperprocessata. Intanto gli scienziati stanno studiando i possibili effetti negativi sulla salute

Foto di Robert Owen-Wahl da Pixabay

di Isabella Ceccarini

(Rinnovabili.it) – La carne sintetica può essere considerata un’alternativa sostenibile alla produzione tradizionale? La produzione agroalimentare è responsabile di circa un terzo delle emissioni di gas serra che stanno avvelenando il Pianeta, con un grande consumo di terra e di acqua.

Ovvio che si cerchino soluzioni alternative per nutrire una popolazione mondiale in crescita inarrestabile senza distruggere l’ambiente.

Una possibile risposta a questa impellente esigenza globale potrebbe arrivare dalle nuove tecnologie che si stanno sperimentando nel campo delle colture cellulari, come nel caso della carne coltivata in laboratorio.

La carne sintetica è una soluzione sostenibile?

Ma davvero la carne sintetica è così amica dell’ambiente e della salute? Il suo impatto è pesante – i bioreattori con cui viene prodotta consumano moltissima energia – ed è meno sana di quanto si vuol far credere. È iperprocessata: contiene una serie di sostanze (coloranti, aromatizzanti, addensanti) che devono conferirle aspetto, consistenza e sapore simili alla carne naturale, come avviene anche per i sostituti della carne vegetale.

La Food and Drug Administration (FDA) ha autorizzato per il consumo umano un cibo ottenuto in provetta da cellule animali creato dall’azienda statunitense Upside Foods. Non è ancora un via libera alla commercializzazione, ma sicuramente le apre la strada.

Finora l’unico Paese (oltre agli Stati Uniti) che ha permesso la produzione di carne sintetica è Singapore. Arriverà anche in Europa? Probabilmente sì, ma ancora non risultano richieste ufficiali di aziende di biotecnologie all’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) per inserire questo prodotto nella lista dei nuovi alimenti.

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Perché servono etichette trasparenti

La FDA ha inoltre dichiarato di essere già impegnata a esaminare le proposte di altre aziende che stanno sperimentando la produzione di altri alimenti da cellule animali coltivate. Le colture cellulari permettono infatti di sviluppare nuovi alimenti (compresi latte e uova) utilizzando le cellule ottenute dal bestiame, dal pollame, dal pesce e dai frutti di mare.

L’obiettivo della FDA è sostenere l’innovazione nelle tecnologie alimentari, ma tiene a sottolineare che i prodotti destinati all’alimentazione umana prodotti con cellule coltivate devono soddisfare gli stessi severi requisiti – a cominciare dalla sicurezza – di tutti gli altri alimenti.

Se il futuro del cibo è nella carne sintetica, prepariamoci a leggere le etichette con più attenzione perché si prospetta un’enorme confusione. È giusto, ad esempio, che i prodotti sintetici siano definiti carne, hamburger o bistecca? È corretto definire hamburger un preparato vegetale – e quindi senza carne – addizionato di numerose sostanze che dell’hamburger ha solo la forma?

La trasparenza in etichetta è lo strumento più importante di cui dispongono i consumatori e dovrebbe essere vietato l’uso di termini fuorvianti.

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Un affare per gruppi di investimento e multinazionali

Come sottolinea Slow Food, anche se la narrazione parla di etica e ambiente, il vero affare con la carne sintetica lo fanno i grandi gruppi di investimento e le multinazionali che ne sono i principali finanziatori.

Forse non è un caso che Upside Foods sia appoggiata da finanziatori del calibro di Bill Gates, Richard Branson, Cargill, Tyson Foods, Future Ventures, Norwest, Temasek e altri.

Questo non fa che aumentare il pericolo che il cibo perda il suo valore e sia considerato sempre più una merce di scambio sui mercati internazionali.

Certo è che con la carne coltivata – e altri alimenti prodotti in laboratorio – verrebbe a mancare il significato culturale del cibo, legato alle produzioni dei territori e delle comunità che li abitano. In sostanza si cancellerebbero quei saperi e quelle tradizioni che sono una nota distintiva dell’agroalimentare italiano.

«Il futuro di una produzione alimentare buona, pulita e giusta per tutti è nella scelta più consapevole delle proteine da portare in tavola.

Dobbiamo ridurre i consumi di carne e privilegiare, in alternativa alle carni da allevamenti industriali, prodotti di aziende sostenibili dove gli animali sono allevati con rispetto.

La riduzione nel consumo di carne può essere compensata con legumi da coltivazioni che rispettano la terra e non con la soia proveniente da altri continenti, frutto di monocolture che impoveriscono e avvelenano comunità e territori. Non c’è bisogno di altri sostituti altamente processati», afferma Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.

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La «carne di Frankenstein»

Fortemente contraria è la posizione di Coldiretti, che definisce la carne coltivata «carne di Frankenstein» ed è partita con una mobilitazione nazionale insieme a Filiera Italia e Campagna Amica.

La raccolta delle firme vuole fermare questa deriva tecnologica che mette a rischio l’agroalimentare italiano chiedendo una legge che vieti la produzione, l’uso e la commercializzazione del cibo sintetico in Italia.

Precisa Coldiretti che per produrre la carne sintetica si usa il siero fetale bovino: un sistema particolarmente costoso ottenuto durante la macellazione, quindi non salva gli animali, con buona pace degli ambientalisti. Intanto sono in corso altre sperimentazioni che semplificano il processo estraendo le cellule staminali da un animale vivo e coltivandole in laboratorio.

Un altro elemento che Coldiretti mette in evidenza è il costo sociale ed economico dell’alimentazione “tecnologica”: perdita di milioni di posto di lavoro nelle filiere tradizionali e obbligo per le aziende di riconvertire la produzione.

C’è tempo per “organizzarsi”: il prezzo della carne coltivata è ancora troppo alto, e tra i vari passaggi burocratici ci vorrà qualche anno prima che arrivi stabilmente sugli scaffali.

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Il parere dei consumatori

Piacerà ai cultori della carne tradizionale? Secondo un sondaggio effettuato dal CREA  (Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria) il 75% degli italiani non mangerebbe volentieri la carne sintetica.

Poi bisognerà fare i conti con gli chef: al momento non è ancora possibile riprodurre tutti i tagli di carne, e questo è un limite.

Si potrebbe obiettare che gli italiani sono troppo amanti della tradizione gastronomica di casa, ma bisogna ammettere che il cibo Made in Italy ha una marcia più per quanto riguarda la qualità, la varietà e il gusto.

Se vogliamo vedere un aspetto positivo, nella carne coltivata non ci dovrebbero essere ormoni né antibiotici, somministrati agli animali degli allevamenti intensivi.

Quello che però è ancora all’esame degli studiosi sono gli eventuali effetti negativi sulla salute umana che potrebbero derivare dalle mutazioni delle cellule riprodotte in laboratorio.

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