L’Europa e il cibo, uno studio di Fondazione Barilla

Come migliorare la salute dell’uomo e del Pianeta partendo dal cibo? È il tema dello studio L’Europa e il cibo di Fondazione Barilla che esamina tre aspetti base dell’alimentazione: sfide nutrizionali, agricoltura sostenibile e spreco alimentare

L'Europa e il cibo
via depositphotos.com

di Isabella Ceccarini 

(Rinnovabili.it) – La Fondazione Barilla ha presentato un interessante studio, L’Europa e il cibo, in cui si analizzano tre aspetti base dell’alimentazione – sfide nutrizionali, agricoltura sostenibile e spreco alimentare, tre cardini sui quali agire per migliorare la salute dell’uomo e del Pianeta partendo dal cibo – nei 27 Paesi UE e nel Regno Unito elaborando i dati del Food Sustainability Index, l’Indice mondiale che misura la sostenibilità dei sistemi alimentari creato da Fondazione Barilla ed Economist Intelligence Unit (EIU). 

Gli ambiziosi obiettivi europei

La strategia europea Farm to Fork – che rappresenta una parte importante del Green Deal europeo – è nata esattamente con l’obiettivo di spingere i cittadini europei a compiere scelte alimentari sane e sostenibili. L’Europa punta ad essere il primo continente a impatto climatico zero nel 2050 e il Green Deal costituisce una sorta di tabella di marcia da seguire per raggiungere questo ambizioso obiettivo. Tuttavia sono ancora molti i punti critici che l’Europa deve superare: dalle emissioni di gas serra all’erosione di suolo, dal consumo idrico allo spreco alimentare. I traguardi europei si devono confrontare a livello globale con una popolazione in crescita inarrestabile che ha diritto a un’alimentazione sana e nutriente che però non deve costare un prezzo insostenibile per la salute del Pianeta. Da qui l’importanza di adottare un approccio olistico che affronti con politiche integrate le questioni sanitarie, sociali, economiche e ambientali coinvolgendo tutti gli attori del sistema agroalimentare.

Le sfide nutrizionali riguardano i regimi alimentari sani basati su diete sostenibili che riducono sovrappeso e obesità, causa di numerose patologie che riducono la qualità e l’aspettativa di vita. Nell’Unione Europea più della metà degli adulti è sovrappeso, e lo è almeno 1 bambino su 4: mancanza di attività fisica, alimentazione troppo ricca di zuccheri, proteine e grassi saturi al posto della più sana dieta mediterranea ricca di frutta e verdura. Benché tutti i Paesi UE pubblichino le linee guida per una sana alimentazione (solo Svezia e Germania vi hanno inserito l’impatto ambientale delle scelte alimentari), è un fatto che siano in buona parte disattese: la conseguenza è un aumento complessivo dell’aspettativa di vita a cui si oppone la riduzione dell’aspettativa di vita sana. Un incoraggiamento a compiere scelte sane e consapevoli potrebbe venire dalle etichette nutrizionali il cui obiettivo non deve essere di terrorismo psicologico, ma di corretta informazione sui valori nutrizionali degli alimenti affinché varietà, moderazione ed equilibrio dei nutrienti siano il filo rosso che orienta le scelte dei consumatori.

Donne e giovani in agricoltura, l’innovazione necessaria

Relativamente all’agricoltura sostenibile, i Paesi europei credono fermamente nell’agricoltura biologica al punto che l’8,1% della superficie agricola totale è destinata al biologico (settore in cui l’Italia ha una posizione leader). Ancora pochi i giovani in agricoltura (gli under 35 sono appena il 5%), l’età media è di 53 anni; una maggiore presenza di giovani imprenditori agricoli costituirebbe un fattore di rinnovamento dei sistemi agroalimentari europei anche grazie all’adozione di tecnologie innovative. La partecipazione femminile in agricoltura è inferiore al 50%, con notevoli differenze tra i Paesi comunitari. Il consumo idrico in agricoltura è ancora troppo alto: va dallo 0,01% al 57,43% delle risorse rinnovabili nazionali di acqua dolce, e quasi tutti i Paesi europei sono importatori netti di acqua incorporata nei prodotti agricoli.

Lo spreco alimentare è un’altra nota dolente. Più del 20% del cibo prodotto viene sprecato con un costo economico di 143 miliardi di euro e il 6% delle emissioni totali di gas serra dell’UE. Se vogliamo guardare il bicchiere mezzo pieno, sono stati raggiunti traguardi importanti: la pubblicazione delle linee guida sulla donazione dei prodotti alimentari; l’aggiornamento delle linee guida sull’utilizzo di alimenti non più destinati al consumo umano come mangime; e l’adozione di una nuova metodologia per misurare lo spreco alimentare. In Italia, in particolare, la legge Gadda ha agevolato le donazioni alimentari snellendo la burocrazia e offrendo incentivi fiscali a chi dona cibo a enti caritatevoli e banchi alimentari. 

Gli strumenti digitali si stanno rivelando sempre più indispensabili e preziosi per incoraggiare l’adozione di comportamenti più sostenibili e per ridurre lo spreco. Inoltre, stanno nascendo in molte città iniziative per ridurre lo spreco alimentare, sostenere le fasce più deboli, e creare nuovi posti di lavoro attraverso l’economia circolare del cibo.

7 raccomandazioni per la transizione dei sistemi alimentari

Fondazione Barilla ha elaborato 7 raccomandazioni per realizzare compiutamente la transizione dei sistemi alimentari europei

  1. Sfruttare il cambiamento nella società derivato dagli effetti della pandemia di Covid-19 per affrontare le cause delle storture alimentari alla radice: i leader europei sono chiamati a creare sistemi agroalimentari che offrano a tutti cibo sano, sicuro e sostenibile e siano in grado di superare crisi improvvise soprattutto alla luce del fatto che attualmente 33 milioni di cittadini europei possono permettersi un pasto di qualità solo a giorni alterni.
  2. Adottare una strategia politica integrata per riconnettere cibo, alimentazione e agricoltura: ciò richiede l’adozione misure strategiche concrete che accelerino la transizione a livello globale, nazionale e locale.
  3. Affrontare la transizione alimentare mediante un approccio sistemico e partenariati multi-stakeholder: per migliorare i modelli alimentari, la salute e il benessere delle persone si raccomanda l’adozione di un approccio che coniughi gli sforzi introdotti a livello legislativo con il ruolo dell’individuo quale agente di cambiamento. 
  4. Favorire contesti che consentano di adottare le scelte alimentari sane e sostenibili: attraverso linee guida nutrizionali aggiornate e sistemiche che considerino anche la salute dell’ambiente. 
  5. Fare leva sull’educazione alimentare nell’ambito di una strategia più ampia: integrando l’educazione alimentare sin dall’infanzia e promuovendo stili di vita e comportamenti alimentari sani e sostenibili, nell’ambito di una strategia che coniughi altri approcci, come per esempio la promozione dell’attività fisica. 
  6. Trasformare l’agricoltura da problema a soluzione: ricerca, innovazione e investimenti possono svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo di strategie, soluzioni e strumenti per sistemi alimentari più sostenibili. 
  7. Affrontare, misurare e rendicontare su perdite e sprechi alimentari: adottando la metodologia europea sullo spreco alimentare e stabilendo impegni vincolanti in linea con gli SDGs. 

Tutto considerato, centrare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è difficile ma non impossibile, a patto di imprimere un deciso cambio di rotta alle nostre azioni quotidiane. Un principio che vale per cittadini, imprese, istituzioni, politica: il cambiamento è un’azione improcrastinabile da intraprendere insieme perché tutti possano goderne i frutti. I sistemi agroalimentari interpretano un ruolo di primo piano, come rileva Marta Antonelli, direttore Ricerca di Fondazione Barilla: «Il sistema alimentare rappresenta una leva molto importante per migliorare la salute delle persone e dell’ambiente. In Europa, giocherà un ruolo centrale per la decarbonizzazione del Continente e per il raggiungimento degli SDGs». 

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