Pesca nel Mar Baltico, le regole UE

La pesca influisce sulla salute dei mari. È necessario intervenire per proteggere i livelli degli stock ittici in un’ottica di sostenibilità di lungo periodo. Per questo motivo la Commissione Europea ha avanzato una proposta per definire le quantità massime di catture possibili nel Mar Baltico

Pesca nel Mar Baltico
Foto di Melanie da Pixabay

Pesca nel Mar Baltico, serve un’azione tempestiva e globale

(Rinnovabili.it) – La pesca, evidentemente connessa alla salute dei mari, è uno dei tanti problemi ambientali da gestire. A tale proposito, la Commissione Europea ha avanzato una proposta per definire le quantità massime delle specie ittiche più commerciali che i Paesi UE possono pescare nel Mar Baltico. La proposta riguarda in particolare la pesca di merluzzo, aringa, passera di mare, spratto e salmone.

In Europa è forte la preoccupazione per lo stato ambientale del Mar Baltico, che soffre degli effetti combinati dell’eutrofizzazione e della lentezza nel rispondere a questa emergenza. Pertanto si sollecita un’assunzione globale di responsabilità e un’azione comune per ripristinare il giusto livello degli stock ittici. La risoluzione del problema porterebbe un vantaggio sia ambientale che sociale, perché restituirebbe ai pescatori la normale disponibilità di pesce che assicurerebbe il loro sostentamento.

I limiti definiti dall’MSY

Negli ultimi dieci anni sono state stabiliti i limiti di pesca utili a ricostruire gli stock ittici secondo il principio del rendimento massimo sostenibile (MSY – Maximum Sustainable Yield). L’MSY stabilisce infatti il numero massimo di catture per un determinato periodo di tempo, affinché la pesca non comprometta la rigenerazione dello stock. In sostanza, l’MSY si riferisce a un’ipotetica condizione di equilibrio tra la popolazione sfruttata e l’attività di pesca.

La pesca altera l’equilibrio ittico – e quindi marino – quando il livello di stock è basso e manca un numero di pesci adulti sufficiente a ricostituire lo stock con la riproduzione. Se si catturano pesci troppo giovani viene a mancare l’attività riproduttiva che mantiene l’equilibrio dello stock.

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La perdita di habitat

Oltre a questo problema di carattere generale, il merluzzo bianco, l’aringa e il salmone subiscono una forte pressione dovuta alla perdita di habitat causata dal degrado ambientale e dagli effetti del cambiamento climatico.

La proposta avanzata dalla Commissione Europea in merito al totale massimo di catture (TACs – Total Allowable Catches) si avvale dei pareri scientifici dell’International Council on the Exploration of the Seas (ICES) e seguono le linee del Baltic multiannual management plan (MAP) adottato nel 2016 dal Parlamento e dal Consiglio europei. I limiti posti alla pesca nel Mar Baltico di merluzzo, aringa, passera di mare, spratto e salmone sono dovuti al livello ancora troppo basso di queste popolazioni ittiche.

Rallentare la pesca nel Mar Baltico per proteggere gli stock ittici

Lo stock del merluzzo ad esempio, continua a diminuire nonostante le misure adottate già dal 2019. Lo stock di aringa rimane al di sotto dei limiti biologici di sicurezza, tanto che gli scienziati consigliano di interrompere la pesca dell’aringa per il quinto anno consecutivo. Gli scienziati suggeriscono anche cautela nella pesca della passera di mare, anche perché in questo caso è inevitabile la cattura accessoria del merluzzo.

L’ICES sconsiglia la cattura dello spratto perché è una specie preda del merluzzo, quindi la sua presenza in mare sarebbe utile al recupero di quest’ultimo. Lo stesso discorso vale per il salmone, per cui l’ICES consiglia uno stop alla pesca anche per quest’anno.

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