Riforma della PAC: ecco cosa finanzieranno i nuovi ecoschemi

La Commissione pubblica una lista di attività che potrebbero ricevere finanziamenti nell’ambito dei nuovi ecoschemi. Alcuni osservatori temono che nasconda sussidi indiretti all’allevamento intensivo

Riforma della PAC: ecco cosa finanzieranno i nuovi ecoschemi
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Le pratiche incluse negli ecoschemi determineranno la qualità della riforma della PAC

(Rinnovabili.it) – Agroecologia e benessere animale. Ma anche l’agroforestazione e l’agricoltura di precisione. Sono le principali pratiche che la Commissione europea, impegnata a far passare la riforma della Pac, ha inserito nella lista delle attività finanziabili tramite gli ecoschemi.

Gli ecoschemi sono uno dei pilastri della nuova politica agricola comune, approdata ormai all’ultima fase di discussione dopo il passaggio molto controverso all’europarlamento dello scorso anno. Gli ecoschemi sono quella parte pari al 30% dei pagamenti diretti (che costituiscono il cosiddetto primo pilastro) che è vincolata a pratiche agricole ecologiche. La qualità della riforma della Pac dipende quindi in gran parte da quali pratiche vengono inserite in questa lista e finanziate da Bruxelles.

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In cima alla lista fornita dall’esecutivo europeo ci sono agricoltura biologica e pratiche sostenibili per l’uso dei pesticidi, che sono già regolate da leggi e direttive specifiche. Il capitolo agroecologia è piuttosto dettagliato. Gli esempi di pratiche inseriti in lista includono la rotazione delle colture con l’alternanza di piante leguminose, la coltivazione mista, l’allevamento non intensivo e basato su mangimi naturali, l’uso di piante o coltivazioni con maggiore resilienza di fronte ai cambiamenti climatici.

Altrettanto nel dettaglio scende la parte dedicata al benessere animale. Qui, accanto alle misure per prevenire il rischio di infezioni e la possibilità di pascolare liberamente, figurano anche delle misure più controverse. Come l’ampliamento delle metrature disponibili per singolo capo, misura che potrebbe tradursi in “sussidi nascosti all’industria dell’allevamento intensivo altamente inquinante”, denuncia Celia Nyssens, responsabile della politica agricola presso l’Ong European environment bureau.

Giudizio misto anche da parte di Harriet Bradley di Birdlife, secondo la quale ci sono “alcune buone opzioni, ma quasi altrettante di valore ambientale basso, nullo o discutibile, ad esempio l’agricoltura di precisione o sussidi indiretti agli allevamenti intensivi”.

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Le altre pratiche inserite in lista dalla Commissione puntano in generale a tutelare la biodiversità, favorire il ripristino del suolo, limitare le emissioni di metano, aumentare la capacità di assorbimento del carbonio e promuovere un uso più sostenibile delle risorse a partire dall’acqua.

La lista indicata da Bruxelles non è definitiva. La riforma della Pac deve ancora passare un round di contrattazioni, questa volta tra ministri UE e europarlamento. Mentre l’assemblea tende a diluire la portata trasformativa della politica agricola comune, disallineandola dalla strategia Farm to Fork della Commissione e riproponendo alcune delle storture già presenti nella versione precedente della legge, l’esecutivo UE è deciso a far sì che un capitolo così importante del budget europeo (la Pac pesa per 1/3, quasi 400 miliardi di euro) sia in linea con le ambizioni del Green Deal e con gli obiettivi climatici al 2030 e al 2050.

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