Tasca d’Almerita, cultura del territorio

L’obiettivo dell’azienda vinicola siciliana Tasca d’Almerita non è solo la qualità del prodotto, ma anche il rispetto dell’ambiente. Oltre al paesaggio e alla coltivazione è importante proteggere il territorio con le sue componenti umane ed economiche. Un valore da tramandare alle prossime generazioni

di Isabella Ceccarini

Tasca d’Almerit
Famiglia Tasca

Con una degustazione alla cieca, la Cantina siciliana Tasca d’Almerita è stata inserita dal magazine statunitense “Wine&Spirits” nella sua classifica mondiale delle “Top 100 Wineries of 2021”.

Una storia che inizia da lontano, tra qualità e rispetto dell’ambiente

La storia inizia nel 1830 con l’acquisto dei feudi Regaleali e Almerita. Oggi Tasca d’Almerita coltiva la vigna in cinque tenute, tutte in Sicilia, e ognuna di esse ha caratteristiche diverse derivate da suoli e climi differenti: Regaleali (al centro dell’Isola), Capofaro (i vigneti guardano il mare eoliano dall’isola di Salina), Tascante (all’ombra dell’Etna è nato il progetto Tascante – Tasca ed Etna – di ricerca e studio del territorio da cui sono nati i vini di contrada), Whitaker (12 ettari di vigneto a Mozia, l’isolotto situato di fronte alle Saline di Marsala) e Sallier de la Tour (un progetto di valorizzazione del territorio nella Doc Monreale dove si producono Syrah, Grillo, Inzolia e Nero d’Avola). Diversi anche i periodi di vendemmia, che vanno da metà agosto a fine ottobre-inizio novembre.

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L’obiettivo della famiglia Tasca d’Almerita non è solo la qualità del prodotto, ma anche il rispetto dell’ambiente per tramandare un territorio sano alle prossime generazioni. Si è investito molto nell’innovazione tecnologica e nelle tecniche di coltivazione. Il rispetto per l’ambiente non riguarda solo il paesaggio o la coltivazione, ma anche il territorio con le sue componenti umane ed economiche.

La coltivazione della vite deve avere un impatto positivo sull’ambiente e sul territorio, farne conoscere la storia, la cultura, il cibo. In una parola, l’essenza della Sicilia.

La certificazione VIVA

L’azienda Tasca d’Almerita si impegna per abbattere le emissioni di gas serra, utilizzare impianti di energie rinnovabili, ridurre il peso degli imballaggi a cominciare dal vetro, impiegare metodi di difesa fitosanitaria integrata e biologica, abbandonare i diserbanti, lavorare nelle ore notturne per limitare l’impatto sull’ambiente e sul benessere dei lavoratori, risparmiare acqua.

Il percorso di sostenibilità di Tasca d’Almerita è verificato da una terza parte indipendente (DNV)  in accordo con il programma nazionale VIVA “La sostenibilità nella vitivinicoltura in Italia” promosso nel 2011 dal Ministero dell’Ambiente (ora della Transizione Ecologica) in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

VIVA misura le prestazioni di sostenibilità di aziende e prodotti attraverso il calcolo di quattro indicatori: aria (impronta di carbonio), acqua (impronta idrica), vigneto (impatto su suolo e riserve idriche della gestione agronomica dei vigneti) e territorio (analisi del legame tra il vino e il suo territorio). La certificazione VIVA si riferisce all’intera filiera vitivinicola ed è riconosciuta dal Ministero della Transizione Ecologica.

Tasca D’Almerita è una della 9 aziende pilota che ha contribuito alla costituzione del Programma VIVA e alla diffusione della sua filosofia sul territorio siciliano. È anche una delle 24 cantine al mondo e 3 italiane ad aver ricevuto il riconoscimento internazionale di sostenibilità “Robert Parker Green Emblem 2021” che ne testimonia l’impegno nelle pratiche agricole ed enologiche virtuose, nella protezione ambientale a lungo termine e nella tutela della biodiversità.

Superare la concorrenza per proteggere l’ambiente

SOStain, il programma di sostenibilità per la viticoltura siciliana, è promosso dal Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia e da Assovini Sicilia per certificare la sostenibilità del settore vitivinicolo regionale. Permette di conoscere l’effetto di ogni azione che si compie lungo l’intera filiera aziendale.

L’azienda ha aderito a SOStain. Per l’amministratore delegato Alberto Tasca d’Almerita la sostenibilità si declina in due parole: misurazione e condivisione. «È acquisizione di consapevolezza e misurazione costante del nostro livello di sostenibilità. Condividere significa etimologicamente “possedere insieme”, che io interpreto come “custodire insieme”. Abbiamo il dovere di custodire e preservare questa terra per le generazioni future dalle quali l’abbiamo presa in prestito».

Quello che rende ancora più interessante SOStain è il superamento della concorrenza in nome di un obiettivo comune: la protezione dell’ambiente.

Tasca d’Almerita ha ottenuto la certificazione da DNV che attesta il rispetto dei 10 requisiti di sostenibilità inseriti nel disciplinare SOStain. Questi vanno dalla misurazione della water footprint e della carbon footprint al controllo del peso della bottiglia, dalla conservazione della biodiversità floristica e faunistica alla valorizzazione del capitale umano e territoriale, dal risparmio energetico alla salute dei consumatori.

I vini Tasca d’Almerita riportano il marchio SOStain in retroetichetta: una garanzia per i consumatori che vogliono fare acquisti responsabili, e la certificazione dell’impegno di Tasca d’Almerita nel perseguire uno sviluppo rispettoso dell’ambiente, socialmente equo ed economicamente efficace.

Il bilancio di sostenibilità…

La sostenibilità aziendale oggi è diventata un driver di competitività. Le cifre del Report di Sostenibilità 2020 raccontano un impegno concreto: 548.445,4 kWh di energia da fotovoltaico prodotta, 218,82 tonnellate di CO2 equivalenti risparmiate che equivalgono a 4360 alberi di arancio in dieci anni, non si pratica diserbo chimico da 10 anni, attorno ai vigneti ci sono 72 arnie di api (61 di ape nera sicula e 11 di ape ligustica), 97 pecore comisane pascolano libere nelle tenute. Il 69,79% della superficie è destinato alla viticoltura, il resto è suddiviso tra seminativi, oliveti, orti boschi, pascoli, laghi e torrenti, zone naturali.

Anche le risorse umane hanno indicatori positivi. La componente femminile è in crescita anche nelle posizioni apicali: Vanessa Dioguardi ricopre il ruolo chiave di Sustainability Manager e sono in arrivo tre manager donne alla Direzione Generale, alla Direzione Commerciale e alla Direzione Ospitalità.

La valutazione d’impatto ambientale, secondo gli indici VIVA, è in una scala che va da A (minimo impatto) a E (massimo impatto): l’impatto del vigneto dell’azienda è B.

Per quanto riguarda il sostegno al territorio, il 100% delle uve e il 77% dei servizi provengono dalla Sicilia.

Le bottiglie sono più leggere (peso medio 495,46 grammi) del benchmark SOStain (550 grammi), i tappi derivano da materie prime sostenibili e rinnovabili a base di canna da zucchero. Dalle analisi condotte negli anni risultano assenti residui dannosi per la salute (fitofarmaci, ocratossine – micotossine riconosciute tossiche dall’EFSA – e metalli pesanti).

…e quello di insostenibilità

Per Tasca d’Almerita la sostenibilità è un’esigenza talmente forte da aver stilato addirittura un bilancio di insostenibilità. Una dichiarazione in assoluta trasparenza degli obiettivi ancora da raggiungere, delle cose che non vanno ma che bisogna cambiare.

Qualche esempio? Le macchine agricole sono ancora alimentate a gasolio, i legacci per tenere dritte le viti sono in plastica, vengono prodotte emissioni indirette di CO2 per il trasporto delle bottiglie, mancano alternative all’utilizzo della plastica per imballaggi e confezionamento. Riconoscere i punti critici è già la dimostrazione di un impegno per eliminarli.

Non per niente è stata fatta anche la stima di sostenibilità per il prossimo anno. Alberto Tasca d’Almerita ama guardare lontano, coniugando in un’unica visione gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU 2030 e i contenuti dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco: «Attraverso il vino abbiamo il compito di raccontare questa terra che ci è stata tramandata attraverso le generazioni. Ma una storia è avvincente se i fatti che vi sono raccontati hanno un valore universale. Solo immaginando “un’altra società”, capace di rispettare la bellezza della vita e in cui il valore dominante è il ben-essere anziché il ben-avere, è possibile una trasformazione ampia e diffusa e uno sviluppo integrale dell’uomo».

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