Clorazione dell’acqua: può provocare danni alla salute

interagendo con gli amminoacidi presenti nel nostro corpo, il processo di purificazione dell’acqua tramite l’uso del cloro può produrre dei sottoprodotti del BDA, un composto tossico e cancerogeno che non era mai stato individuato prima.

Clorazione dell'acqua
Credits: congerdesign da Pixabay

Il processo di clorazione dell’acqua può produrre sostanze tossiche per il corpo umano.

 

(Rinnovabili.it) – Secondo uno studio condotto dall’Università John Hopkins e dall’Università di Berkeley, miscelare l’acqua con il cloro, il metodo più comune per disinfettare l’acqua e renderla potabile, crea sottoprodotti tossici che finora non erano mai stati identificati. I risultati dei ricercatori sono stati pubblicati la scorsa settimana sulla rivista Environmental Science & Technology e, sebbene non mettano in dubbio i benefici del cloro, mostrano come il processo di clorazione dell’acqua (che elimina batteri e virus potenzialmente fatali) possa creare dei sottoprodotti dei fenoli potenzialmente molto dannosi.

 

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La clorazione dell’acqua ha salvato milioni di vite in tutto il mondo da malattie come il tifo e il colera. Tuttavia, la nuova ricerca mette in dubbio la reale necessità di tale processo. Infatti, quando i fenoli (composti chimici che si trovano naturalmente nell’ambiente) si mescolano con il cloro, il processo crea un gran numero di sottoprodotti, ancora non del tutto rilevabili e identificabili attraverso gli attuali metodi di chimica analitica, che potrebbero causare spiacevoli conseguenze a lungo termine sulla salute umana.

 

Il gruppo di ricerca ha utilizzato una tecnica comunemente impiegata nel campo della tossicologia per identificare i composti in base alla loro reazione con biomolecole come il DNA e le proteine. Nello specifico, hanno aggiunto Nα-acetil-lisina, quasi identica all’amminoacido lisina che costituisce molte proteine ​​del nostro corpo, per rilevare la presenza di elettrofili reattivi, composti dannosi che sono stati collegati a una varietà di malattie.

 

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I ricercatori hanno prima clorato l’acqua, usando gli stessi metodi impiegati commercialmente per l’acqua potabile, e in un secondo momento hanno aggiunto Nα-acetil-lisina usando la spettrometria di massa per rilevare gli elettrofili, che hanno reagito con l’amminoacido. Il loro esperimento ha così individuato due sottoprodotti del BDA, un composto molto tossico e cancerogeno che non era mai stato individuato nell’acqua clorata.

 

I risultati, dunque, sollevano la questione di metodi alternativi alla clorazione dell’acqua, compreso l’uso dell’ozono, del trattamento UV o della filtrazione semplice. “In altri paesi, in particolare in Europa, la clorazione non viene utilizzata con la stessa frequenza e l’acqua è comunque sicura. A mio avviso, dobbiamo valutare quando la clorazione dell’acqua è realmente necessaria per proteggere la salute e quando potrebbero esserci approcci alternativi migliori, ha spiegato Carsten Prasse, Università John Hopkins.

 

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