Ok allo stato di emergenza per la siccità per 5 regioni

Una prima tranche di 36,5 mln di aiuti per l’emergenza servirà per gli interventi più urgenti in Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Veneto. Anche Lazio e Umbria avevano chiesto lo stato di emergenza. Gli interventi strutturali saranno decisi con un decreto ad hoc

Stato di emergenza per la siccità: il governo stanzia i primi 36,5 mln
Il Po in secca all’altezza del Ponte della Becca, alla confluenza col Ticino. via depositphotos.com

In settimana il governo dovrebbe varare anche il decreto Siccità

(Rinnovabili.it) – Il governo concede “mezzi e poteri straordinari” alle regioni per fronteggiare la mancanza d’acqua e stanzia 36,5 milioni per gli interventi più urgenti. Lo ha deciso ieri sera il Consiglio dei ministri con la dichiarazione dello stato di emergenza per la siccità in 5 regioni del Nord.

Il Po all’altezza di Piacenza il 20 giugno 2020, 15 giugno 2021 e 20 giugno 2022 nelle immagini del satellite Sentinel-2 del programma Copernicus. Crediti: ESA

Chi beneficia dello stato di emergenza per la siccità

Per il momento, lo stato di emergenza per la siccità riguarda Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Veneto. Durerà fino al 31 dicembre 2022. Lo aveva chiesto anche il Lazio, che per il momento resta alla finestra, mentre la presidente umbra Donatella Tesei ha fatto richiesta proprio ieri. A queste due regioni lo stato di emergenza potrebbe essere esteso già nei prossimi giorni.

I fondi, comunica l’esecutivo in una nota, serviranno per “interventi di soccorso e assistenza alla popolazione interessata, e al ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche”. All’Emilia-Romagna arriverà la fetta di torta più grande, 10,9 milioni di euro, seguita dalla Lombardia con 9 milioni e dal Piemonte con 7,6 milioni. A seguire, il Friuli Venezia Giulia avrà a disposizione 4,2 milioni e il Veneto 4,8 milioni di euro. Il governo è pronto ad aumentare i fondi se si rendesse necessario.

Si tratta di interventi, per l’appunto, di emergenza, per dare respiro nel breve periodo alle aziende agricole in sofferenza – Coldiretti ne conta 27.000 nelle 5 regioni interessate – e garantire le forniture idriche alla popolazione. Le misure strutturali per fronteggiare situazioni simili in futuro, invece, saranno decise con un apposito decreto.

Verso il decreto Siccità

In un prossimo CdM verrà infatti firmato il decreto Siccità, che dovrebbe procedere alla nomina di un commissario straordinario e stabilire un piano per gli interventi strutturali di manutenzione dell’infrastruttura idrica, grande tallone d’Achille del sistema italiano. Gli acquedotti italiani disperdono in media 42 litri ogni 100 immessi in rete, più di 5 volte la media europea (8 litri).

La bozza di decreto continua a girare sulle scrivanie di MiMS, MiTE, Mipaaf, Pubblica amministrazione, Affari regionali ed Economia. Assegna al commissario straordinario il compito di coordinare gli interventi. L’obiettivo di fondo, si legge nella bozza del decreto Siccità, è “garantire una sufficiente risorsa idrica anche nei periodi di siccità”. A tal fine il commissario “coordina e sovraintende le attività di programmazione e realizzazione degli interventi necessari alla mitigazione dei danni connessi al fenomeno della siccità e promuove il potenziamento e l’adeguamento delle strutture idriche”.

Questi interventi saranno organizzati in uno o più piani straordinari, disposti dal commissario, che dovrà dare priorità ai progetti di rilevanza interregionale e a quelli immediatamente cantierabili. Il decreto stabilisce che vengano individuati almeno venti interventi prioritari da realizzarsi entro il 31 dicembre 2024. Accennando al “grande piano per l’acqua” in cantiere, il 1 luglio il premier Draghi aveva precisato in conferenza stampa che “molti interventi sono già previsti dal PNRR che per questi obiettivi stanzia circa 4 miliardi”. Cifra che non basta: “Occorrerà aumentare ancora gli stanziamenti”.

Il commissario avrà però anche un ruolo in fase emergenziale. Potrà stabilire i criteri con cui le varie Autorità di bacino pianificano la gestione della risorsa idrica e avrà la facoltà di verificare se le regioni mettono in campo misure adeguate per il risparmio idrico.

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