Siccità, l’Italia verso il razionamento dell’acqua anche di giorno

Curcio: “In alcune zone non è escluso” che si debbano prendere misure più restrittive e sospendere l’erogazione della risorsa idrica anche nelle ore diurne. Sorvegliate speciali Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia al nord, Marche e Lazio al centro

Razionamento dell’acqua: se la siccità continua, rubinetti chiusi anche di giorno
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Decreto siccità atteso per la prima settimana di luglio

(Rinnovabili.it) – Rubinetti chiusi anche di giorno per far fronte alla siccità. Non è ancora certo che si vada verso un razionamento dell’acqua non limitato alle ore notturne. Ma l’opzione prende corpo più l’anomalia termica sulla penisola persiste e le piogge consistenti latitano. Lo ha spiegato ieri sera il capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, in un’intervista a SkyTG24.

Razionamento dell’acqua: cosa ha detto la Protezione Civile

“In alcune zone non è escluso il fatto che il razionamento dell’acqua porti anche a una chiusura temporanea nelle ore diurne. Bisognerà capire quali sono i segnali climatici e meteorologici delle prossime settimane. Noi vediamo ancora grande carenza di acqua”, ha detto Curcio.

Anche se in questi giorni, specie al nord, stanno arrivando perturbazioni e piogge, sono per lo più di carattere temporalesco e di breve durata. Troppa poca acqua per dare ristoro a laghi, fiumi e falde. E troppo concentrata nel tempo. È proprio il gran caldo a favorire la formazione di supercelle temporalesche che sfogano tutta l’energia termica accumulata dall’atmosfera in queste settimane con potenti downburst o bombe d’acqua locali.

Nel frattempo molte regioni, tra cui Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, hanno già messo in vigore razionamenti dell’acqua notturni e altre azioni per limitare il consumo di acqua. Sono queste le più monitorate, dove potrebbe scattare prima il razionamento dell’acqua anche di giorno.

Anche Lazio e Marche, però, rientrano tra gli osservati speciali. Roma teme di vivere una stagione persino peggiore di quella del 2017, quando il lago di Bracciano rischiò di lasciare a bocca asciutta la capitale, mentre nell’agro pontino l’agricoltura soffre e si stanno moltiplicando gli incendi su tutto il territorio. Il Tevere è 3-4 metri inferiore alla media stagionale, e anche l’Aniene e il Sacco sono in estrema sofferenza. Mentre nelle Marche, Metauro e Tronto vacillano.

Aspettando il decreto Siccità e lo stato di emergenza

Intanto il governo continua a lavorare al decreto Siccità, previsto per la prima settimana di luglio, con cui si dovrebbero stabilire priorità di intervento e realizzare le opere più urgenti. Ma sarà comunque un tampone parziale, non sufficiente a risolvere i problemi strutturali da cui dipende la scarsa preparazione italiana a prevenire e affrontare condizioni di siccità come quella attuale.

“Noi abbiamo delle perdite notevolissime dal punto di vista degli acquedotti e delle reti idrauliche. Non è che con lo stato di emergenza noi mettiamo a posto le perdite che da anni influenzano il trasporto dell’acqua nel nostro paese. Lo stato di emergenza non aiuta tutte quelle problematiche infrastrutturali che invece devono essere affrontate in una ordinarietà. Magari accelerata, ma sempre ordinarietà”, ha precisato Curcio.

Problemi strutturali

Quest’anno la siccità è stata esacerbata da un deficit di precipitazioni che si attesta mediamente tra il 40 e il 50%. Ma che a livello locale, specie nel nord-ovest e nelle Alpi piemontesi, tocca punte del 70%. La poca acqua che c’è viene in gran parte dispersa una volta immessa in acquedotto. Per ogni 10 litri che entrano in rete, 4 vengono persi per strada. Anche questa è una media nazionale, con alcuni capoluoghi come Campobasso, Belluno, Chieti, Caserta, Massa, Salerno, Siracusa che perdono oltre il 60% della risorsa idrica. La più virtuosa è la Lombardia. Che però resta praticamente ovunque sopra la media europea di perdite, pari all’8%.

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