Siccità in Europa: cosa succede quando il climate change “gonfia” l’anticiclone delle Azzorre?

Uno studio apparso su Nature Geoscience calcola che l’aumento delle emissioni nell’800 abbia portato a un’espansione dell’anticiclone. Con meno piogge sull’Europa occidentale durante l’inverno. In Spagna e Portogallo non ha mai piovuto così poco da 1200 anni. E entro fine secolo le precipitazioni potrebbero diminuire ancora del 10-20%

Anticiclone delle Azzorre: su Spagna e Portogallo non piove così poco da 1200 anni
Foto di Herbert Bieser da Pixabay

Dall’anticiclone delle Azzorre dipendono le piogge invernali in Europa

(Rinnovabili.it) – Negli ultimi 100 anni l’anticiclone delle Azzorre, da cui dipendono in larga misura piogge e temperature dell’Europa. “è cambiato drasticamente” e questo provoca delle modifiche nel clima del quadrante Nord Atlantico “senza precedenti nell’ultimo millennio”. Cambiamenti che hanno sprofondato molte aree della penisola iberica, tra Spagna e Portogallo, nella peggiore siccità degli ultimi 1200 anni.

L’anticiclone delle Azzorre è una dorsale di alta pressione atmosferica persistente sull’Atlantico settentrionale, circondata da venti anticiclonici che orientano i sistemi meteorologici portatori di pioggia e modulano il trasporto di umidità oceanica verso l’Europa. L’estensione areale dell’anticiclone influisce quindi sulle precipitazioni in tutta l’Europa occidentale, soprattutto durante l’inverno. Un nuovo studio pubblicato su Nature Geoscience stima che da circa 200 anni, in concomitanza con l’incremento di gas serra in atmosfera, il sistema abbia iniziato a espandersi. Portando a condizioni più siccitose sull’Europa occidentale.

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L’espansione dell’anticiclone delle Azzorre ricalca l’aumento dei gas serra. Nel corso del 20° secolo, infatti, c’è una forte correlazione tra ritmo di espansione (accelerato) e crescita delle emissioni. Confrontando questi dati con lo studio di stalagmiti provenienti dal Portogallo, gli autori dello studio hanno verificato che all’espansione dell’anticiclone corrispondono condizioni più secche durante l’inverno sull’Europa occidentale.

“Nella Penisola Iberica è stato registrato un forte inaridimento annuale di 5-10 mm annui per decennio per tutta la seconda metà del XX secolo, con un ulteriore calo del 10-20% delle precipitazioni invernali previsto entro la fine del XXI secolo, calcolano gli scienziati. Questi cambiamenti previsti rendono l’agricoltura della regione iberica tra le più vulnerabili d’Europa. “Secondo le proiezioni, le regioni olivicole del sud della Spagna subiranno un calo di produzione del 30% entro il 2100 e le regioni viticole della penisola iberica subiranno una riduzione della superficie tra il 25% e il 99% entro il 2050, a causa di gravi deficit idrici che renderanno i terreni inadatti alla viticoltura”, conclude lo studio.

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