I cambiamenti climatici riempiono anche le aule di tribunale

I ‘casi climatici’ sono quasi raddoppiati negli ultimi tre anni e stanno costringendo sempre di più i governi e le aziende ad attuare i loro impegni, e a perseguire obiettivi più ambiziosi di mitigazione e adattamento. Tra i temi principali, violazioni dei diritti umani fondamentali, i ‘fallimenti’ dei governi sul rispetto degli impegni che riguardano mitigazione e adattamento, il ‘greenwashing’, cioè informazioni false o fuorvianti nei messaggi aziendali sugli impatti

cambiamenti climatici
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Rapporto dell’UNEP su contenziosi e controversie legali riguardanti i cambiamenti climatici

di Tommaso Tetro

(RInnovabili.it) – I cambiamenti climatici riempiono anche le aule di tribunale. Negli ultimi anni c’è stato infatti un aumento di casi giudiziari sul clima. Cosa che ha reso evidente il ruolo delle decisioni dei giudici nel risolvere le controversie per il bene del Pianeta. Lo rivela un rapporto del Programma ambientale delle Nazioni Unite, l’Unep, secondo cui i ‘casi climatici’ sono quasi raddoppiati negli ultimi tre anni, costringendo sempre di più i governi e le aziende ad attuare i loro impegni climatici; e allo stesso tempo a perseguire obiettivi più ambiziosi di mitigazione e adattamento.

“I cittadini si rivolgono sempre di più ai tribunali per accedere alla giustizia ed esercitare il loro diritto a un ambiente sano – ha affermato Arnold Kreilhuber, direttore ad interim della divisione legale dell’Unep – i giudici e i tribunali hanno un ruolo essenziale da svolgere nell’affrontare la crisi climatica”.

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Lo studio – pubblicato dall’Unep in collaborazione con il Sabin center for climate change law della Columbia university – mostra che i contenziosi sul clima sono diventati più comuni in tutto il mondo. Nel 2017 sono stati presentati 884 casi in 24 Paesi; al 2020 i casi erano quasi raddoppiati, con almeno 1.550 casi legati ai cambiamenti climatici depositati in 38 Paesi (39 compresi i tribunali dell’Unione europea).

I contenziosi sul clima si concentrano soprattutto nei Paesi ad alto reddito, anche se secondo i ricercatori è in corso la tendenza a crescere ulteriormente anche nei Paesi del Sud del mondo; casi recenti sono elencati in Colombia, India, Pakistan, Perù, Filippine e Sud Africa.

E il background delle persone coinvolte nelle querele sta diventando sempre più diversificato: si va dalle Ong ai partiti politici, ma anche bambini, anziani, migranti e popolazioni indigene. Si tratta – viene messo in evidenza – di persone che fanno parte di fasce di popolazione particolarmente vulnerabili al Covid-19, e contemporaneamente in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici, che sopportano condizioni meteorologiche estreme, l’innalzamento del livello dei mari e l’inquinamento.

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Tra i temi principali di contenzioso si identificano violazioni dei ‘diritti climatici, cioè casi che riguardano i diritti umani fondamentali compreso il diritto alla vita, alla salute, al cibo e all’acqua; i ‘fallimenti’ dei governi sul rispetto degli impegni che riguardano la mitigazione e l’adattamento; il ‘greenwashing’, cioè informazioni false o fuorvianti nei messaggi aziendali sugli impatti dei cambiamenti climatici. Secondo l’Unep nei prossimi anni ci sarà un aumento dei contenziosi sul clima: soprattutto per gli organismi nazionali e internazionali, le società che riportano in modo errato i rischi, i governi che non si sono adattati a eventi meteorologici estremi, e anche casi riguardanti persone sfollate a causa degli impatti.

Il ricorso alle aule di tribunale – ha osservato Michael Burger, Direttore esecutivo del Sabin center for climate change alla Columbia law school – è “una leva fondamentale per mantenere i governi e le società impegnate nella lotta per combattere i cambiamenti climatici. Ed è uno strumento potente per indurli a render conto del loro fallimento. I tribunali possono compensare gli squilibri di potere nella società e dare forza allo stato di diritto”.

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