Emissioni di anidride carbonica: si prevede una riduzione del 5% e oltre

Secondo alcuni esperti, la riduzione stimata, per quanto significativa, non è affatto una buona notizia, se non per dimostrare che gli esseri umani sono i principali produttori di emissioni di gas serra.

Secondo GCP, la riduzione delle emissioni di anidride carbonica sarà poca cosa senza una trasformazione strutturale

(Rinnovabili.it) – Secondo una stima di Global Carbon Project (GCP), le emissioni di anidride carbonica potrebbero diminuire nel corso del 2020 come mai è avvenuto dalla Seconda Guerra Mondiale in poi. La ragione di questo rapido crollo sarebbe, ovviamente, la pandemia di covid-19, che rischia di portare le economie mondiali ad un punto morto. Nello specifico, Rob Jackson, presidente di GCP e docente alla Stanford University, ha dichiarato a Reuters che la produzione di carbonio potrebbe diminuire di oltre il 5% su base annua, il primo calo dopo una riduzione dell’1,4% a fronte della crisi finanziaria del 2008.

“Non sarei scioccato nel vedere un calo del 5% o più delle emissioni di anidride carbonica quest’anno. Né la caduta dell’Unione Sovietica, né le varie crisi petrolifere o di risparmio e prestito degli ultimi 50 anni hanno probabilmente influenzato le emissioni così come questa crisi”, ha sottolineato Jackson. Per alcuni, la previsione di GCP rispetto al calo di emissioni di anidride carbonica rappresenta una buona notizia nel bel mezzo di una crisi globale. Infatti, molti scienziati ed esperti di clima, incluso IPCC, avevano avvertito i governi di tutto il mondo sulla necessità di ridurre in modo consistente le emissioni già a partire dal 2020, per evitare peggiori impatti sul riscaldamento globale.

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Tuttavia, questi miglioramenti stanno avvenendo per ragioni “del tutto sbagliate”, ha riconosciuto Jackson, “legati a un’emergenza sanitaria globale che ha sconvolto il mondo contagiando oltre 950.000 persone e bloccando fabbriche, compagnie aeree e centinaia di milioni di persone”. Non a caso, gli esperti avvertono che, senza cambiamenti strutturali, le riduzioni delle emissioni causate dal coronavirus potrebbero essere di breve durata e avere un impatto limitato sulle concentrazioni di biossido di carbonio che si sono accumulate nell’atmosfera nel corso di decenni.

Infatti, un rapido aumento delle emissioni di anidride carbonica ha già iniziato a manifestarsi in Cina: dopo una diminuzione del 25%, sono tornate ad un intervallo “normale”. Questo tipo di resilienza è indice, secondo Jackson, dell’entità della trasformazione economica che sarebbe necessaria per raggiungere gli obiettivi dell’accordo internazionale di Parigi. Per avere un’idea della portata, basti pensare che un rapporto delle Nazioni Unite ha rilevato che le emissioni dovrebbero iniziare a diminuire in media del 7,6% l’anno per dare al mondo una valida possibilità di limitare l’aumento delle temperature globali.

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Infatti, secondo Kristopher Karnauskas, professore presso il Dipartimento di Scienze atmosferiche e oceaniche dell’Università del Colorado, la riduzione stimata da GCP non è affatto una buona notizia, “se non per dimostrare che gli esseri umani sono i principali produttori di emissioni di gas serra”. Alla voce di Karnauskas si è aggiunta anche quella di Pierre Friedlingstein, esperto di modellistica matematica del sistema climatico presso l’Università di Exeter: “Anche se c’è un calo delle emissioni nel 2020, che da un punto di vista climatico è comunque importante, si tratterebbe di una piccola cosa se le emissioni di anidride carbonica tornassero ai livelli pre-covid-19. Per questa ragione, secondo Friedlingstein “è importante pensare alla natura dei pacchetti di stimolo economico messi in campo dai governi dei paesi di tutto il mondo”.

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