Ampliare le politiche di protezione ambientale può fare crescere l’economia

Un report commissionato da Campaign for Nature ribalta la posizione convenzionale sulle politiche di protezione ambientale, dimostrando che la conservazione della natura è in realtà un contributo netto per l’economia globale.

Politiche di protezione ambientale
Credits: Pexels da Pixabay

Secondo l’Università di Cambridge, le politiche di protezione ambientale portano a notevoli benefici economici

(Rinnovabili.it) – L’associazione Campaign for Nature ha commissionato un report all’Università di Cambridge in cui si mostra come 1/3 degli oceani e delle aree terrestri del mondo potrebbero essere sottoposti a politiche di protezione ambientale senza che questo comporti un danno all’economia globale. Piuttosto, norme ambientali più rigorose potrebbero produrre benefici economici.

Che gli ecosistemi di tutto il mondo stiano collassando o si trovino sull’orlo del disastro è un dato di fatto. Secondo il report, sarebbero necessari circa 20 miliardi di dollari l’anno fino al 2030 per proteggere il 30% della terra e del mare, oltre a circa 1 milione di specie minacciate di estinzione.

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Per raggiungere un simile obiettivo, le aree protette terresti dovrebbero raddoppiare e quelle marine dovrebbero essere quadruplicate. Tuttavia, con terra e mari sotto forte pressione commerciale (da parte dell’agricoltura, della pesca e delle industrie estrattive), la protezione della natura è stata convenzionalmente considerata un costo economico.

Nonostante questo, “il report mostra che le politiche di protezione ambientale potrebbero produrre maggiori entrate economiche, soprattutto per l’agricoltura e la silvicoltura, aiutando nel contempo a prevenire i cambiamenti climatici, le crisi idriche, la perdita di biodiversità e le malattie. Aumentare la protezione della natura è una solida politica per i governi che si destreggiano tra più interessi, sottolinea Anthony Waldron, autore principale del rapporto.

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Il report, dunque, ribalta la posizione convenzionale sulle politiche di protezione ambientale, dimostrando che la conservazione della natura è in realtà un contributo netto per l’economia globale, non un costo. Secondo le previsioni, una protezione del 30% delle aree terrestri e marine porterebbe ad un aumento della produzione economica tra i 64 e i 454 miliardi l’anno, a seconda delle aree soggette a sforzi di conservazione.

Ma la forza del report, soprattutto, consiste nella capacità di tenere insieme politiche economiche e politiche climatiche. Infatti, mostra come il ripristino della natura sia vitale per affrontare cause ed impatti della disgregazione climatica, fornendo protezioni a lungo termine contro gli effetti di condizioni meteorologiche estreme come inondazioni, tempeste e siccità.

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Per fare un esempio, i ricercatori hanno mostrato come la protezione delle foreste di mangrovie ridurrebbe le perdite economiche dovute ad inondazioni e mareggiate da 170 miliardi a 534 miliardi l’anno entro il 2050, oltre a fungere da vivaio per i giovani pesci.

In generale, si prevede che politiche di protezione ambientale più ampie favorirebbero una crescita economica del 4-6% l’anno, rispetto all’1% per l’agricoltura, la pesca e la silvicoltura di oggi. Per concludere, Jamison Ervin, responsabile del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite, ha affermato che, poiché la natura fornisce all’umanità circa 125 miliardi di dollari di risorse, in confronto il costo della protezione del 30% del pianeta è molto economico.

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