Glifosato cancerogeno, l’ECHA ha ignorato le prove

Un dossier di Health and Environment Alliance (HEAL), un consorzio di organizzazioni ambientaliste europee, punta il dito contro il processo di autorizzazione della molecola seguito dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche. Avrebbe ignorato 10 studi condotti su ratti e topi dall’industria stessa, dove emerge un’incidenza tumorale statisticamente significativa

Dicamba: l’Epa valuta i rischi dell’erbicida erede del glifosato
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Il glifosato è uno degli erbicidi più diffusi al mondo

(Rinnovabili.it) – Le prove che il glifosato causa il cancro ci sono, ma l’ECHA le ha ignorate. Così come ha ignorato ripetutamente tutti i commenti che puntano in questa direzione durante la fase di consultazione pubblica. Ed è sulla base di questo processo molto selettivo – e ben poco scientifico – che l’Agenzia europea per le sostanze chimiche sta dando l’ok al rinnovo dell’autorizzazione a uno degli erbicidi più diffusi al mondo.

L’accusa arriva da Health and Environment Alliance (HEAL), un consorzio di organizzazioni ambientaliste europee. Al centro dell’attenzione finiscono 10 studi condotti su animali (roditori) da parte dell’agribusiness stesso nel 2019, che fanno parte del dossier con cui si chiede l’ok al glifosato per altri 5 anni. L’analisi di HEAL, supportata dal parere di due esperti esterni, rivela che proprio questi studi “presentano un’occorrenza statisticamente significativa di tumori, che chiaramente supporta la classificazione del glifosato da parte dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) come un ‘probabile cancerogeno’”, scrivono le ong.

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“Linfomi maligni, tumori ai reni e al fegato, cheratoacantomi della pelle… il glifosato alimenta il cancro e la lista continua”, riassume Christopher Portier, uno dei due esperti assoldati da HEAL. “In dieci degli 11 studi sugli animali che facevano parte del dossier di riapprovazione del glifosato, abbiamo visto che gli animali hanno sviluppato tumori. Comunque la si guardi, ci sono prove più che sufficienti di cancerogenicità, e queste prove soddisfano i criteri per classificare il glifosato come sostanza che si presume abbia un potenziale cancerogeno per l’uomo”.

Risultati che sono pienamente in linea con la classificazione della molecola nella categoria 1B da parte dell’IARC, cioè quella che etichetta una sostanza come probabilmente cancerogena per gli esseri umani sulla base di studi condotti in larga misura su animali.

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“Gli animali esposti al glifosato hanno sviluppato tumori con incidenze significativamente più elevate rispetto al gruppo di controllo non esposto, un effetto considerato come prova di cancerogenicità dalle linee guida internazionali ed europee. Eppure, i valutatori del rischio dell’UE hanno scartato tutti i risultati dei tumori dalla loro analisi, concludendo che si sono verificati tutti per caso e che nessuno di essi era effettivamente correlato all’esposizione al glifosato”, ha dichiarato Peter Clausing, il secondo esperto esterno.

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