Inquinamento atmosferico: quanto influisce sulla pandemia?

Le persone con patologie polmonari e cardiache croniche, causate o peggiorate dall’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico, sono meno in grado di combattere le infezioni polmonari e hanno maggiori probabilità di morire. Questo anche nel caso di covid-19.

Inquinamento atmosferico: quanto influisce sulla pandemia?
Credits: alvpics da Pixabay

Secondo i primi dati, la mortalità del covid-19 aumenta nelle zone più afflitte da inquinamento atmosferico

(Rinnovabili.it) – I danni alla salute causati dall’inquinamento atmosferico nelle città potrebbero con buona probabilità aumentare il tasso di mortalità per infezione da coronavirus. L’aria sporca, infatti, provoca danni ai polmoni e al cuore, ed è responsabile di almeno 8 milioni di morti precoci l’anno. Questi impatti sulla salute significano che le infezioni respiratorie, come quelle causate dal covid-19, potrebbero avere un effetto marcato sugli abitanti delle città, specie quelle più inquinate.

Sia in Cina, sia in Italia, le severe misure di confinamento hanno portato ad una riduzione dell’inquinamento atmosferico, dovuta principalmente al minor numero di veicoli in circolazione e alle minori emissioni industriali. Un calcolo preliminare suggerisce che decine di migliaia di morti premature dovute all’inquinamento atmosferico potrebbero essere state evitate grazie all’aria più pulita registrata quest’anno in Cina: si tratta di un numero di morti molto più alto delle 3.208 vittime del coronavirus.

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Tuttavia, se l’inquinamento atmosferico urbano è diminuito in paesi come Cina e Italia, l’aria tossica è salita a livelli estremi nei paesi come l’India. “I pazienti con patologie polmonari e cardiache croniche causate o peggiorate dall’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico sono meno in grado di combattere le infezioni polmonari e hanno maggiori probabilità di morire. Questo, probabilmente, anche nel caso di covid-19″, ha dichiarato Sara De Matteis, membro dell’European Respiratory Society. “Riducendo i livelli di inquinamento atmosferico possiamo aiutare i più vulnerabili nella loro lotta contro questa e tutte le possibili pandemie future”.

Infatti, gli scienziati che hanno analizzato l’epidemia cinese di sars nel 2003 hanno scoperto che le persone infette che vivevano in aree con più inquinamento atmosferico avevano il doppio delle probabilità di morire rispetto a quelle che vivevano in luoghi meno inquinati. Anche la ricerca sulla mers, osservata per la prima volta in Arabia Saudita nel 2012, ha dimostrato che i fumatori avevano maggiori probabilità di contrarre la malattia e avevano maggiori probabilità di morire. Le prime ricerche su covid-19 suggeriscono che i fumatori e gli ex fumatori sono più sensibili al virus.

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Il legame tra gli inquinanti presenti nell’aria e le morti precoci è ben noto a Marshall Burke, docente presso la Stanford University (Stati Uniti), che ha stimato gli impatti dell’inquinamento atmosferico sulla mortalità. Secondo Burke, i giovani e gli anziani sono i più colpiti dall’aria sporca e, usando ipotesi conservative, ha calcolato che l’aria più pulita avrebbe potuto prevenire 1.400 morti precoci nei bambini sotto i cinque anni e 51.700 morti precoci nelle persone sopra i 70 anni. “E’ chiaramente errato e folle concludere che le pandemie fanno bene alla salute”, ha detto Burke, “ma questo calcolo è un utile promemoria per capire le conseguenze sulla salute spesso nascoste nello status quo.

A questo proposito, Sascha Marschang, segretario generale dell’Alleanza europea per la salute pubblica, ha dichiarato: “Una volta superata questa crisi, i responsabili politici dovrebbero accelerare le misure per eliminare i veicoli sporchi dalle nostre strade. La scienza ci dice che epidemie come covid-19 si verificheranno con frequenza crescente. Quindi ripulire le strade è un investimento per un futuro più sano.

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