OMS: i cambiamenti climatici rappresentano un’emergenza sanitaria

Epidemie, malattie parassitarie e stress: il climate change  sta avendo seri effetti sulla salute umana che devono essere presi in considerazione dai negoziatori della COP21

OMS: i cambiamenti climatici rappresentano un’emergenza sanitaria

 

(Rinnovabili.it) – L’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute umana è una delle tematiche rimasta stranamente assente dal dibattito internazionale. Ma a poco meno di una settimana dall’avvio della COP21  di Parigi l’Organizziazione Mondiale della Sanità(OMS) fornisce un quadro allarmante: tra il 2030 e il 2050, gli effetti del surriscaldamento globale provocheranno oltre 250.000 morti in tutto il mondo. Un numero troppo alto per non essere preso in considerazione dal tavolo dei negoziati UNFCCC. Già 2012, l’OMS  aveva rilasciato delle stime preoccupanti, rivelando come le emissioni antropiche stiano decimando 7 milioni di persone l’anno e facendo dell’inquinamento dell’aria il più grande rischio per la salute umana.

 

Il problema però non sono solo i contaminanti atmosferici. La progressiva crescita della temperatura globale e gli eventi meteorologi estremi stanno aumentando progressivamente  il tasso di mortalità legato al cambiamento climatico. La prima conseguenza in assoluto è rappresentata dalle epidemie trasmesse da vettori, oggi in piena espansione. La malaria, che uccide ogni anno 600.000 persone, sta estendendo il suo territorio. “La zanzara portatrice della malaria ha bisogno di una certa temperatura per crescere”, spiega Robert Sebbag, vice presidente dell’azienda farmaceutica Sanofi. Man mano che le temperature crescono pertanto la malaria si estende progressivamente con la possibilità di raggiungere gli altopiani. Un’altra epidemia che prospera grazie alle temperature in aumento, è la febbre dengue, trasmessa dalla zanzara tigre, che sta vivendo anch’essa una rapida espansione. Soltanto ad agosto 2015, due casi di dengue sono stati diagnosticati per la prima volta tra gli abitanti della francese Nîmes. Secondo l’OMS, una persona su due vivrà in zone infestate da dengue entro il 2080.

 

Non è la prima volta che clima ed epidemie vengono messe in relazione: a settembre delle scorso anno EcoHealth Alliance (organizzazione che si occupa di analisi ed educazione circa le relazioni tra la natura, gli ecosistemi e la salute umana), aveva stilato un rapporto in cui si evidenziava  come effetti del climate change possano  giocare un ruolo importante nell’aumentare i rischi di ebola.

Altro elemento fondamentale da tenere in considerazione è come le migrazioni, legate a sconvolgimenti politici, ma anche (e sempre più) al cambiamento climatico, stiano causando una recrudescenza della tubercolosi, malattia che uccide ogni anno due milioni di persone.”La TBC è latente in 2 miliardi di persone” aggiunge Sabbag. “Nelle popolazioni destabilizzate la malattia tende a passare da una fase latente a una fase attiva”. Per portare sotto i riflettori questi problemi Maria Neira, Direttore del Dipartimento Sanità Pubblica e Ambiente dell’OMS, ha lanciato un invito all’azione, una petizione che può essere sottoscritto da tutti gli operatori sanitari, e che sarà presentata ai Capi di Stato durante la COP21 di Parigi.

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