Mercato ETS: se le quote gratuite di CO2 sono impiegate male

La Corte dei Conti europea ha riscontrato che i settori dell’energia che hanno ricevuto quote gratuite hanno spesso rallentato la decarbonizzazione, anziché accelerarla

mercato ETS
Foto di Pixource da Pixabay

Ancora problemi per il mercato ETS europeo

(Rinnovabili.it) – Il mercato ETS (Emission Trading Scheme) è finito sotto l’occhio attento della Corte dei conti europea, che oggi tira le orecchie a Bruxelles per il sistema delle quote gratuite di CO2. Il problema? L’assegnazione non è mirata e spesso il risultato ottenuto va contro la decarbonizzazione europea.

La macchina comunitaria del “cap and trade” imposto alle grandi strutture industriali europee, oggi è attiva in 30 paesi (i 27 dell’UE, più l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia) con l’obiettivo di limitare i gas serra prodotti da oltre 11.000 impianti ad alto consumo di energia e dalle compagnie aeree. Di questi, circa 1.200 sono italiani. Il sistema opera secondo il principio della limitazione e dello scambio delle emissioni. Viene fissato un tetto (cap) alla quantità totale di CO2, permettendo ai partecipanti di acquistare e vendere (trade) i diritti emissivi.

Il mercato ETS ha passato alcune riforme e aggiustamenti, ma una cosa non è mai cambiata: l’assegnazione di una parte di quote emissive gratis per scoraggiare le imprese dell’UE dal trasferire l’attività in paesi non-UE con standard ambientali meno rigidi.

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Dal 2013 i produttori di energia, in linea di principio, non ricevono crediti di carbonio gratuiti, ma devono acquistarli all’asta. Tuttavia, alcune assegnazioni gratuite sono ancora disponibili in otto Stati membri per modernizzare il settore elettrico. Ed è proprio qui che si concentra il problema riscontrato dalla Corte dei Conti.

Chi sono i “furbetti” del mercato del carbonio?

L’audit ha portato alla luce come i settori dell’energia che hanno ricevuto questa sorta di “regalo” dal mercato ETS, abbiano rallentato il percorso della la decarbonizzazione rispetto a quanto avvenuto in altri Stati membri. Gli investimenti sono stati spesso utilizzati per migliorare le centrali elettriche a lignite e a carbon fossile esistenti invece che per promuovere l’uso di combustibili meno inquinanti. La questione riguarda in particolare la Bulgaria, la Repubblica Ceca, la Polonia e la Romania.

In realtà la Commissione Europea ha già inasprito le norme destinate al comparto elettrico per il periodo 2021-2030, ma il tribunale ci tiene a sottolineare nel complesso un approccio più cauto. Le quote gratuite dovrebbero essere concesse in modo mirato ai settori industriali che sono meno in grado di trasferire i costi del carbonio sui consumatori” ha dichiarato Samo Jereb, Membro della Corte dei conti europea responsabile dell’audit. “Non sempre, però, questo avviene. Settori che rappresentano oltre il 90% delle emissioni industriali sono anch’essi considerati a rischio di rilocalizzazione delle emissioni e beneficiano di percentuali di quote gratuite costantemente elevate. Se non saranno assegnate in modo più mirato, l’UE non sfrutterà appieno i benefici che l’ETS potrebbe avere sulla decarbonizzazione e sulle finanze pubbliche”.

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