Arriva il dibattito publico per il deposito di rifiuti nucleari

L’Aula della Camera ha approvato una mozione che impegna il governo affinché tutte le fasi della procedura “siano caratterizzate dalla concertazione e condivisione con le Regioni, i territori e le comunità locali interessate, nel rispetto dei principi di trasparenza, leale collaborazione e cooperazione istituzionale”.

Deposito nucleare
Credits: depositphotos.com

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Il dibattito pubblico approda anche in Italia. Ovvero condivisione e trasparenza delle informazioni con le comunità e i territori per la scelta del posto in cui costruire grandi impianti. Una cosa che in Francia si mangia la mattina a colazione, e che i cugini d’oltralpe chiamano ‘debat public’. Serviva il deposito dei rifiuti nucleari per portarlo nel nostro Paese. Una mozione ad hoc dedicata al deposito e al collegato Parco tecnologico – in particolare alla Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) a ospitare il sito – è stata approvata dalla Camera, con una larga maggioranza (409 voti a favore, un solo contrario, e 22 astenuti di Fratelli d’Italia). In questo modo il governo assume così come centrale nel processo che condurrà alla scelta del posto in cui realizzare il deposito una serie di impegni, tra cui un vero ‘debat public’.

Nello specifico – il testo della mozione – punta ad assicurare che tutte le fasi della procedura “siano caratterizzate dalla concertazione e condivisione con le Regioni, i territori e le comunità locali interessate, nel rispetto dei principi di trasparenza, leale collaborazione e cooperazione istituzionale, prevedendo una tempistica adeguata che tenga conto della complessità della materia e dell’impatto della pandemia sulla operatività delle strutture amministrative”. 

Per la Lega, dice il capogruppo Riccardo Molinari, è “un passo avanti su vincoli e trasparenza. La localizzazione del sito avverrà con una procedura di dibattito pubblico”. Il M5s – osserva Generoso Maraia – ritiene che in questo modo si garantiscano “i più elevati standard di sicurezza e il massimo coinvolgimento delle comunità locali nelle scelte che riguardano il territorio”. Un tema, quello dell’urgenza di un ‘debat public’, che emerge dalle parole della capogruppo di FacciamoEco – Verdi, Rossella Muroni: è necessario “dare massima priorità alla fase della consultazione pubblica. Chiediamo al governo un impegno ad allargare la platea di soggetti che possono partecipare al processo” per “una consultazione pubblica trasparente, inclusiva e imparziale”. Una questione, quella del deposito, che per il Pd – racconta Stefania Pezzopane “non è più rinviabile”; oltre al fatto che “va recuperato un grave ritardo. Siamo di fronte ad una scelta decisiva per l’ambiente, per la transizione ecologica. Il deposito nazionale è indispensabile”. In questo modo – conclude – “per la prima volta in Italia la localizzazione di una grande opera avviene mediante una procedura di dibattito pubblico”.

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Questo però deve fare i conti con quello che il dibattito pubblico troverà nel nostro Paese. Il contesto non lo ha mai reso veramente possibile. Da un lato manca in realtà una regolamentazione, dall’altro la politica del ‘commissariamento’ ha continuato a permettere deroghe quasi a tutto. Adesso però in mezzo alla necessità di semplificare e snellire la buracrazia, il Recovery potrebbe favorire l’apertura a una procedura non del tutto nuova ma sicuramente poco esplorata; questo tenendo presente che, tra le possibilità nell’individuazione del sito, c’è anche l’auto-candidatura da parte dei Comuni. Che in ogni caso deve necessariamente passare al vaglio delle autorità e naturalmente rispettare i requisiti di sicurezza.

Con la mozione approvata, il governo si impegna anche “ad informare preventivamente il Parlamento sugli esiti della consultazione pubblica e sulle scelte dei ministri interessati per la definitiva approvazione della Carta nazionale delle aree idonee”; cioè il passo successivo alle ‘aree potenzialmente idonee’, che porta più vicini alla decisione finale. Poi, storia e arte del nostro Paese, cioè luoghi posti in ambito di protezione da parte dell’Unesco, dovranno essere esclusi. Inoltre si dovrà chiedere a Sogin (la società dello Stato che si occupa dello smantellamento del vecchio nucleare italiano e del deposito) di integrare la Carta qualora non fossero state prese in considerazione aree militari o siti produttivi dismessi. Sarà poi necessario mettere in chiaro anche “i previsti benefici sia quelli economici che quelli di sviluppo territoriale”, oltre a rendere pubblici i “criteri” sulle “compensazioni economiche e ambientali agli enti locali”, e “assicurare” anche “la massima sicurezza”.

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