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L’UE vuole rafforzare l’imposta sul carbonio delle importazioni, bloccando gli evasori

Una proposta circolata il 17 dicembre prevede di ampiare il campo di applicazione delle norma, includendo alcuni beni assemblati, come componenti di automobili e lavatrici.

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Immagine generata da IA

L’UE sta pensando di ampliare la tassa sulle emissioni di carbonio per le importazioni ad alto contenuto di emissioni. La proposta relativa al CBAM della Commissione Europea prevede infatti di estendere la tassa ad alcuni beni assemblati, come componenti di automobili e lavatrici, per proteggere in maniera più efficace le industrie del blocco e stostenere il loro sforzi verso la transizione verde.

Il meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera dell’UE

Il meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera dell’Unione Europea (CBAM) copre sei settori ad alta intensità di emissioni: ferro, acciaio, cemento, alluminio, fertilizzanti ed energia elettrica.

Il regolamento CBAM è entrato in vigore il primo ottobre 2023. Dal 2023 al 2025, durante la fase pilota, le aziende importatrici hanno dovuto rendicontare le emissioni associate ai loro prodotti, senza tuttavia pagare tasse. Dal primo gennaio 2026 il meccanismo entrerà in vigore e le imprese dovranno acquistare certificati CBAM, basati sui prezzi ETS, per coprire le quote di CO2. La tassa verrà introdotta gradualmente in base all’impronta di carbonio. Nel tempo, l’UE eliminerà i permessi di inquinamento gratuiti che alcune aziende ricevono nell’ambito del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE. Le imprese, però, avranno tempo fino a settembre 2027 per acquistare e restituire i certificati CBAM all’UE e potersi conformare alle norme.

La proposta sul CBAM della Commissione Europea

Nonostante le critiche arrivate dai principali partner commerciali europei, come Stati Uniti alla Cina, Bruxelles ha continuato a sostenere il meccanismo. Una proposta circolata il 17 dicembre prevede appunto di ampliare il campo di applicazione della norma, includendo alcuni beni assemblati, come componenti di automobili e lavatrici.

Lo scopo del CBAM è proteggere i settori ad alta intensità di carbonio, tenuti a conformarsi alle leggi dell’Unione, dalla concorrenza sleale dei produttori che operano in Stati con normative ambientali più deboli. L’dea di base della proposta legislativa, ancora soggetta a possibili revisioni, è rafforzare l’efficacia del CBAM, riducendo così le emissioni di gas serra e combattendo il cambiamento climatico a livello globale. Questa punta infatti a estendere l’ambito di applicazione del CBAM a prodotti downstream selezionati.

In base a un rapporto dell’organizzazione no-profit IETA, a gennaio 2025 decine di sistemi di scambio di quote di emissione erano in vigore a livello globale, coprendo quasi un quinto delle emissioni globali. Le norme dell’UE prevedono che la tassa potrebbe essere almeno parzialmente ridotta nel caso una tariffa sia stata già pagata nello Stato cui i beni sono stati prodotti.

Da quando nel 2021 Bruxelles ha annunciato la tassa sul carbonio alla frontiera, alcuni Paesi, come Cina, India e Brasile, nonostante l’opposizione dichiarata, hanno iniziato a sviluppare o espandere dei propri sistemi di tariffazione del carbonio. “Il CBAM è profondamente impopolare tra i principali esportatori verso l’UE, ma si è già dimostrato efficace nello spingere i Paesi reticenti a sviluppare o espandere i loro sforzi di tassazione del carbonio“, ha detto a Bloomberg Henry Lush, analista presso la società di consulenza Veyt.

Altre proposte sul CBAM che la Commissione Europea sta valutando

Le tariffe dipenderanno in gran parte dai cosiddetti valori predefiniti o di default, utili di fatto a stabilire un listino prezzi per le emissioni nel caso gli importatori non saranno in grado di fornire dati verificati e specifici per le loro importazioni. La misura è diretta alle imprese straniere responsabili di sottostimare le proprie emissioni, eludendo la tassa. Proprio in questo caso, l’UE potrebbe imporre valori di emissione di default sui prodotti in arrivo da quel determinato Paese, con un conseguente aumento della tariffa CBAM.

Vai alla proposta della Commissione UE

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.