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L’amministrazione Trump facilita l’estrazione mineraria dai fondali marini

Il giorno successivo alla pubblicazione della norma, The Metals Company, startup leader nella corsa alla raccolta di noduli polimetallici, ha presentato una richiesta per svolgere l'attività in un'area grande quasi il doppio rispetto ai piani originali.

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Immagine realizzata con IA

La NOAA velocizza l’iter per l’estrazione mineraria dai fondali marini in acque internazionali

La scorsa settimana la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha approvato in via definitiva una norma responsabile di facilitare l’estrazione mineraria dai fondali marini da parte delle aziende statunitensi. In base alle nuove regole, si velocizza l’iter per presentare le richieste per le licenze commerciali ed esplorative, dimezzando il numero di valutazioni di impatto ambientale e di audizioni pubbliche necessarie.

Il giorno successivo alla pubblicazione della norma, The Metals Company, startup leader nella corsa alla raccolta di noduli polimetallici, ha presentato una richiesta per svolgere l’attività in un’area grande quasi il doppio rispetto ai piani originali.

La nuova norma potrebbe accorciare di molto i tempi per l’estrazione dai fondali in acque internazionali. L’Amministrazione Trump infatti ha reso più semplice alle aziende presentare richiesta di permessi, aprendo la strada all’esplorazione in mare aperto.

Quasi 50 anni dopo la nascita di questo settore, siamo pronti a fare un passo avanti“, ha dichiarato l’azienda al New York Times. Tuttavia, l’opposizione all’estrazione mineraria dai fondali marini sta crescendo: gli ambientalisti sottolineano i rischi causati dall’industria a un ecosistema non ancora conosciuto pienamente e straordinariamente incontaminato.

Le regole riviste dall’agenzia governativa

Prima che una società statunitense possa intraprendere attività estrattive in aree del fondale oceanico situate al di fuori della giurisdizione nazionale, deve ottenere le appropriate autorizzazioni governative. La NOAA ha la responsabilità di rilasciare alle società statunitensi licenze per l’esplorazione e permessi per il recupero commerciale di noduli polimetallici contenenti manganese, nichel, cobalto e rame dai fondali profondi in acque internazionali. Per le aree del fondale oceanico entro la giurisdizione nazionale statunitense, invece, l’attività estrattiva fa capo al Dipartimento degli Interni.

Il 21 gennaio 2026 la NOAA ha emesso la norma finale: Deep Seabed Mining: Revisions to Regulations for Exploration License and Commercial Recovery Permit Applications. Kim Doster, portavoce della NOAA, ha dichiarato che le regole riviste dall’agenzia governativa non eliminano le tutele, ma le consolidano in un unico processo. La portavoce ha spiegato inoltre che promuovere l’estrazione sottomarina ridurrebbe la dipendenza degli Stati Uniti dalla tecnologia cinese e potrebbe garantire la fornitura stabile di minerali critici.

Amministrazione Trump compromette l’operatività dell’Autorità Internazionale dei Fondali Marini

Tuttavia, la mossa dell’Amministrazione Trump arriva in un momento segnato da una controversia internazionale. Gli Stati Uniti non sono parte della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e quindi non partecipano all’Autorità Internazionale dei Fondali Marini, l’organismo ONU che sta attualmente negoziando un codice minerario globale. La nuova norma statunitense stabilisce un quadro nazionale per l’approvazione di tali attività, basandosi sul Deep Seabed Hard Mineral Resources Act del 1980.

Se l’amministrazione Trump iniziasse a rilasciare questi permessi per l’estrazione in acque profonde, penso ci sia una reale possibilità che ciò comprometta la funzionalità dell’Autorità Internazionale dei Fondali Marini“, ha commentato al NYT Emily Jeffers, legale del Center for Biological Diversity, organizzazione non profit ambientalista.

I gruppi ambientalisti hanno immediatamente criticato la decisione, sostenendo che l’estrazione mineraria in acque profonde potrebbe causare danni irreversibili alla biodiversità oceanica, distruggere habitat e sollevare sedimenti che potrebbero soffocare la vita marina.

Nuovo progetto per mappare le acque al largo delle Samoa Americane

Il National Ocean Service della NOAA ha annunciato anche un nuovo progetto di rilievo idrografico per mappare oltre 30 mila miglia nautiche quadrate di acque federali al largo delle Samoa Americane. Il progetto rientra nel piano di attuazione del Dipartimento del Commercio della mappatura dei minerali critici offshore (U.S. Offshore Critical Minerals Mapping Plan), come definito in un ordine esecutivo firmato da Trump. I leader indigeni delle comunità delle isole del Pacifico che vivono vicino alle aree di estrazione proposte sono fortemente contrari.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.