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Con i tagli di Trump alla ricerca scientifica, l’Europa punta a essere più indipendente

Un po' come per la difesa, anche in questo settore dipendiamo molto dagli Usa. Tuttavia, la superiorità statunitense nell'osservazione oceanica ora è messa in crisi da Trump.

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Immagine generata da IA

I Governi europei si stanno preparando a fare a meno della ricerca scientifica statunitense dopo gli ingenti tagli al bilancio voluti dal Presidente Usa Trump alla Noaa e ad altre agenzie federali. Fino a questo momento, gli Stati Uniti avevano assicurato dati scientifici gratuiti e sempre aggiornati sul riscaldamento climatico, gli eventi meteo estremi e il livello dei mari. Tuttavia, dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, gli europei, temendo di non poter più fare affidamento su Washington, si stanno attrezzando per fare da soli.

Le nazioni europee infatti starebbero pensando a modi concreti per potenziare i propri sistemi di raccolta dei dati, anche possibilmente arruolando gli scienziati statunitensi messi alla porta dal Governo a stelle e strisce. L’iniziativa somiglia quasi a una caccia ai cervelli in fuga dagli Usa, questo il quadro della situazione dipinto dalle interviste realizzate da Reuters ad alcuni funzionari europei.

L’effetto dei tagli di Trump alla Noaa

Quasi 800 dei 12mila dipendenti della Noaa, la National Oceanic and Atmospheric Administration, o in italiano l’Amministrazione nazionale per l’oceano e l’atmosfera, sono stati licenziati o hanno ricevuto incentivi per dimettersi. La proposta di budget della Casa Bianca per l’anno fiscale 2026 prevede un taglio di 1,8 miliardi di dollari al bilancio della Nooa, pari al 27% delle risorse finanziarie a disposizione dell’agenzia, e un’ulteriore riduzione del personale.

La proposta di budget eliminerebbe l’Office of Oceanic and Atmospheric Research, l’Ufficio di Ricerca Oceanica e Atmosferica della Noaa (Oar), il principale organo di ricerca responsabile dei sistemi di osservazione oceanica. Tra questi c’è il programma Argo, una rete di sistemi di osservazione costiera, sensori satellitari e laboratori per lo studio di modelli climatici. Tra aprile e giugno, la Noaa ha annunciato sul suo sito web la chiusura di 20 elenchi di dati e prodotti relativi ai terremoti e alle scienze marine.

I tagli di Trump non riguardano solo la Noaa. Le altre agenzie prese di mira sono il National Institutes of Health, l’Environmental Protection Agency o EPA, e i Centers for Disease Control. Queste decisioni scellerate hanno già causato la demolizione dei programmi di ricerca su clima, meteorologia, scienze della Terra e salute. La conseguenza diretta è aver reso non più disponibili alcuni database pubblici su informazioni considerate critiche.

I tagli hanno effetti sulla raccolta di dati relativi alle temperature globali dell’aria e dell’oceano e purtroppo questi programmi non possono essere sostituiti, ecco perché l’Europa vorrebbe replicarli. A causa di queste scelte politiche, sarà molto più difficile raccogliere informazioni preziose per prepararsi alle catastrofi, combattere le alghe nocive, migliorare i metodi di pesca sostenibile e sviluppare nuovi farmaci.

I timori dei Governi europei

I funzionari europei si sono detti molto preoccupati perché senza un accesso continuo ai dati meteorologici e climatici forniti dagli Stati Uniti, i Governi e le aziende incontreranno molte difficoltà nella pianificazione di strategie di risposta e prevenzione dagli eventi meteorologici estremi e nella programmazione di investimenti a lungo termine nelle infrastrutture. Già a marzo, molti Paesi europei avrebbero chiesto alla Commissione Ue di agire rapidamente.

In particolare, ad allarmare l’Europa è la possibile cancellazione dei finanziamenti statunitensi al Global Ocean Observing System, che offre un servizio di supporto alla navigazione, al commercio via mare e alla previsione delle tempeste. Questi database sono fondamentali anche per il settore energetico perché servono a valutare la fattibilità dei progetti di parchi eolici offshore.

Come avrebbe riferito un funzionario della Commissione Europea, Bruxelles starebbe pensando di incrementare i finanziamenti per il programma internazionale Argo. Il programma sfrutta un sistema globale di boe sonda per monitorare l’oceano, le temperature oceaniche e l’innalzamento del livello del mare.

Gli Stati Uniti provvedono al 57% dei 40 milioni di dollari totali di spese operative annuali di Argo, l’Ue invece al 23%. Per il momento, non si sa ancora se Washington continuerà a finanziarlo, ecco perché l’Europa vorrebbe correre ai ripari. In 25 anni, attraverso la Noaa, gli Stati Uniti hanno finanziato più della metà delle misurazioni oceaniche globali ma adesso questa leadership è messa in serio pericolo da Trump.

“È un po’ come la difesa: anche in questo settore dipendiamo molto dagli Usa. Sono degli innovatori e un modello di riferimento, ma questa superiorità ci rende anche dipendenti da loro“, ha dichiarato a Reuters Katrin Boehning-Gaese, direttrice scientifica del Centro Helmholtz per la Ricerca Ambientale in Germania.

Gli archivisti da guerriglia

Subito dopo l’insediamento di Trump, gli scienziati e cittadini di tutto il mondo hanno iniziato a scaricare i database statunitensi relativi al clima, alla salute pubblica e all’ambiente nel terrore che fossero cancellati. I rappresentanti dei Paesi del Nord Europa si sarebbero già incontrati in primavera per coordinare i loro sforzi di archiviazione dei dati. I Ministri europei avrebbero anche discusso dei tagli alla ricerca scientifica statunitense durante un incontro a Parigi lo scorso maggio.

Il Governo norvegese avrebbe stanziato 2 milioni di dollari per il backup dei dati Usa e l’Istituto Meteorologico danese a febbraio ha iniziato a scaricare i dati climatici storici statunitensi. I modelli meteorologici continuerebbero a funzionare ma la qualità sarebbe compromessa. Per questo, anche il Governo tedesco avrebbe chiesto alle organizzazioni scientifiche di rivalutare la propria dipendenza dai database statunitensi.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.