Dal 28 febbraio al 14 marzo, la guerra avrebbe causato 5.054.000 tonnellate di anidride carbonica, una cifra superiore all'inquinamento da carbonio prodotto dall'Islanda in tutto il 2024.

Inquinamento di guerra: l’impronta di carbonio di 14 giorni di conflitto in Iran
Il bilancio di due settimane di guerra in Iran per emissioni di CO2 è di oltre 5 milioni di tonnellate, che proiettate su un anno equivarrebbero a quasi 131 milioni, una cifra paragonabile alla somma totale prodotta da 84 Paesi (gli ultimi in classifica per emissioni inquinanti). Il think tank Climate and Community Institute (CCI) ha calcolato l’impatto dell’inquinamento di guerra dei primi 14 giorni del conflitto di Israele e USA alla Repubblica islamica, avvertendo che le operazioni militari potrebbero causare 1,3 miliardi di dollari in danni climatici.
Gli attacchi militari di Stati Uniti e Israele continuano a uccidere migliaia di persone e causare sfollamenti in tutto il Medio Oriente. Le prime stime indicano che i costi finanziari del conflitto per gli Stati Uniti potrebbero ammontare a quasi 16,5 miliardi di dollari. Tuttavia, i gravi danni ambientali causati dai bombardamenti contro raffinerie di petrolio, impianti di desalinizzazione e strutture militari potrebbero raddoppiare, se non triplicare, nei prossimi dieci giorni.
Due settimane di guerra all’Iran hanno prodotto più inquinamento da carbonio di quanto l’Islanda ne produca in un anno
In base all’analisi del think tank Climate and Community Institute, dal 28 febbraio al 14 marzo la guerra ha causato 5.054.000 tonnellate di anidride carbonica, una cifra superiore all’inquinamento da carbonio prodotto dall’Islanda in tutto il 2024. Le emissioni di CO2 di due settimane di conflitto corrispondono a quelle derivanti dall‘utilizzo di 1,1 milioni di auto a benzina in un intero anno.
L’analisi si concentra sulle emissioni dirette e indirette per cinque categorie di impatto:
- Emissioni incorporate nelle munizioni: il carbonio incorporato nella produzione di missili e droni utilizzati da Stati Uniti, Israele, Iran e dagli altri Paesi della regione interessati al conflitto.
- Carburante per operazioni militari: la stima delle emissioni totali derivanti dal carburante utilizzato da aerei da combattimento ed equipaggiamenti e quello impiegato per le operazioni di supporto (trasporto truppe, rifornimento in volo dei jet e spostamenti delle unità navali).
- Carburante distrutto: il combustibile andato in fiamme a causa del bombardamento di depositi di stoccaggio, raffinerie e petroliere.
- Perdita di asset militari: aerei da combattimento, navi e altri mezzi militari distrutti o danneggiati.
- Ricostruzione delle infrastrutture: le emissioni derivanti dalla distruzione di case, scuole e altre infrastrutture civili che richiederanno una ricostruzione totale o parziale.
Emissioni di carbonio dal 28 febbraio al 14 marzo 2026
I dati evidenziano un impatto massiccio. La cifra totale riflette dunque sia l’impatto dell’attività bellica diretta sia le emissioni derivanti dalla distruzione sistematica di infrastrutture civili ed energetiche.
| Attività | Emissioni Totali (tCO2e) |
|---|---|
| Case ed edifici distrutti | 2.415.000 |
| Carburante distrutto | 1.883.000 |
| Carburante usato (operazioni e supporto) | 529.000 |
| Carbonio incorporato negli equipaggiamenti | 172.000 |
| Missili e droni | 55.000 |
| TOTALE | 5.054.000 |
Il peso della ricostruzione
Le emissioni generate durante la rimozione delle macerie e la successiva ricostruzione costituiscono la causa principale di inquinamento di guerra. Ricostruire edifici e infrastrutture nella regione colpita, ossia in un’area geografica che comprende 14 Stati, da Cipro all’Azerbaigian, come case, strade, ospedali, scuole e impianti energetici, sarà un’operazione molto costosa e ad altissima intensità di carbonio. Lo stesso think tank ha stimato che la ricostruzione a Gaza e in Libano produrrà almeno 24 volte più emissioni rispetto a quelle generate dalla sola fase bellica.
Costi di carbonio crescenti
In base alle stime del think tank, i costi di carbonio della guerra continueranno a salire drasticamente con il protrarsi del conflitto. Le ragioni sono diverse ma per certi versi ovvie. In primo luogo, a causa della necessità di ricostruire gli arsenali: è previsto un aumento delle emissioni incorporate nella produzione di nuove armi e nel carburante necessario per trasportarle nella regione. Inoltre, continuare a colpire le infrastrutture energetiche sta provocando il rilascio massiccio di emissioni per via della combustione incontrollata di combustibili fossili, proprio come accadde durante la Guerra del Golfo.












