Dai catalizzatori “a freddo” al metano “pulito”, proseguono le ricerche del CNR sulla mobilità per abbattere gli inquinanti nei gas di scarico

Anche se in teoria, a seguito di una combustione idealmente perfetta di un combustibile fossile puro, si dovrebbe produrre soltanto vapore acqueo ed anidride carbonica per il “rilascio” in atmosfera, nella realtà purtroppo, la combustione nei motori è ben lungi dall’essere perfetta e completa, e gli stessi carburanti, dal canto loro, finiscono invece per contenere molte impurità (ad esempio lo zolfo) ed additivi, seppur in quantità minori rispetto al passato. Ed è in particolare per questo motivo che nell’atmosfera sono continuamente emessi inquinanti che possono essere raggruppati, dal punto di vista della loro regolamentazione, in quattro grandi “famiglie”: il monossido di carbonio (CO), gli idrocarburi incombusti (HC), gli ossidi di azoto (NOx) e, tipico dei motori Diesel, il particolato.
La produzione di questi inquinanti si può comunque ridurre:
1) agendo sulla stessa natura dei combustibili,
2) adottando degli opportuni accorgimenti tecnici nelle fasi di alimentazione e combustione nel motore
3) adoperando degli efficienti catalizzatori (le cosiddette marmitte catalitiche) che, poste all’uscita dei gas di scarico emessi dal motore, siano in grado di abbattere in modo efficace ed alla più bassa temperatura possibile i gas incombusti (processo noto come “after-treatment”).

Questi risultati scientifici si inquadrano quindi nell’ambito di uno scenario mondiale che promuove sempre di più l’introduzione di nano-particelle d’oro nelle marmitte catalitiche e che acquistano grande rilevanza soprattutto sulla base di un recente brevetto statunitense della “Nanostellar” che introduce l’utilizzo di catalizzatori a base di oro nei veicoli diesel.
di Leonarda Liotta – Senior researcher ISMN-CNR











