ONU: lo scioglimento dell’Artico è ormai un fenomeno inevitabile
14 Marzo 2019•Tempo di lettura: 2minuti
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Pubblicato il rapporto delle Nazioni Unite sull'innalzamento delle temperature nella regione artica: entro il 2050 le medie potrebbero superare i +5°C rispetto l'era preindustriale
A rischio anche le aree coperte dal permafrost artico, il cui scioglimento causerebbe il rilascio di immense quantità di metano nell’atmosfera
(Rinnovabili.it) – Il riscaldamento del polo Nord è ormai un evento inevitabile: entro il 2050, le temperature nell’Artico dovrebbero subire un rialzo tra i 3 e i 5° C rispetto all’epoca preindustriale ma potrebbero persino toccare i +9° C nel peggior scenario. A sostenere la tesi, lo studio “Global Linkages – a graphic look at the changing Arctic”coordinato tra le Nazioni Unite e GRID-Arendal inserito tra i documenti del Global Environment Outlook, il sesto rapporto sullo stato di salute dell’ecosistema Terra.
La certezza del surriscaldamento dell’Artico ha portato gli scienziati a considerare le inevitabili conseguenze: non solo l’innalzamento del livello dei mari che minaccerebbe gl’insediamenti costieri umani e animali, lo scioglimento delle regioni artiche e in particolare del permafrost potrebbe causare il rilascio nell’atmosfera di grandi quantità di metano, uno dei principali gas serra. Si verrebbe a verificare così un’escalation nel riscaldamento globale dagli esiti imprevedibili.
Secondo lo studio, anche rispettando gli obiettivi fissati nell’accordo di Parigi, circa il 50% del permafrost artico rischia di sciogliersi. Pur azzerando immediatamente le emissioni di CO2, l’Artico rischierebbe un innalzamento di temperature di oltre 5°C entro la fine del secolo.
Non si tratta solo di contenere le emissioni future: secondo il rapporto dell’ONU, la quantità di CO2 già rilasciata nell’atmosfera, insieme a quella assorbita e raccolta dalle masse oceaniche, rappresenterebbe una riserva di calore più che sufficiente per determinare l’innalzamento delle temperature a livello locale e globale.
“Quello che succede nell’Artico non rimane solo nell’Artico – ha spiegato Joyce Msuya, direttrice esecutiva della sezione Ambiente dell’ONU – Abbiamo dalla nostra le conoscenze scientifiche: ora dobbiamo mettere in campo azioni climatiche urgenti che possano scongiurare il rischio di raggiungere il punto di non ritorno”.
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