Bioplastiche, plastiche biodegradabili o biocompostabili? La Commissione UE fa chiarezza

L’obiettivo della comunicazione di Bruxelles è di migliorare la comprensione di quali plastiche “bio” possono apportare reali benefici all’ambiente, a quali condizioni e in quali applicazioni

bioplastiche
via depositphotos.com

(Rinnovabili.it) – Si rafforza l’economia circolare comunitaria. Accanto al Regolamento UE sugli imballaggi, la Commissione europea ha presentato una nuova comunicazione sulle plastiche a base biologica, biodegradabile e compostabile. L’obiettivo? Migliorarne la comprensione, chiarendo dove questi materiali possano apportare un beneficio ambientale e a quali condizioni.

L’utilizzo delle bioplastiche è in crescita, e in teoria il trend dovrebbe avere un impatto ambientale positivo purché però siano rispettate una serie di condizioni. E’ la stessa Commissione UE a spiegarlo: “È facile pensare che siano rispettose dell’ambiente perché sono denominate ‘bio’, ma questo è vero fino a un certo punto”. Il rischio è che, in mancanza di una conoscenza delle differenze tra “a base biologica”, “biodegradabile” e “compostabile”, l’uso di questi prodotti possa peggiorare l’inquinamento da plastica anziché combatterlo.

Facciamo chiarezza su dichiarazioni riguardanti le plastiche che danno adito a confusione, in modo che i produttori e i consumatori sappiano quali sono le condizioni che le rendono realmente rispettose dell’ambiente contribuendo a un’economia verde e circolare”, ha spiegato Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo.

Chiarimenti della Commissione UE circa le bioplastiche 

Il primo ambito di chiarimento è relativo alle fonti: le biomasse usate per produrre plastiche a base biologica devono essere provenienti da fonti sostenibili, secondo il principio “dell’uso a cascata della biomassa”, prediligendo come materie prime i rifiuti organici e sottoprodotti. E si dovrà evitare di utilizzare definizione generiche come “bioplastica”, in quanto si tratta di formule vuote che potrebbero mascherare greenwashing: i produttori saranno tenuti a comunicare la percentuale esatta del contenuto di “bio” nei prodotti.

Attenzione anche alle plastiche biodegradabili: il loro utilizzo va limitato solo ad applicazioni specifiche in cui sia possibile comprovare l’utilità, i benefici per l’ambiente e il loro valore per la costruzione di un’economia circolare. In ogni caso è fondamentale che sia chiaro che anche se una plastica è biodegradabile non può essere dispersa nell’ambiente. Anche per questo, le etichette dei prodotti in plastica biodegradabile devono chiarire in quali condizioni e in quanto tempo avviene il processo di biodegradazione e in ogni caso non è possibile etichettare come biodegradabili i prodotti ad alto rischio di dispersione nell’ambiente. 

Per quanto riguarda infine le bioplastiche utilizzate nell’industria, in particolare le plastiche compostabili, il loro utilizzo è subordinato a comprovati benefici ambientali, tutela della qualità del compost e all’esistenza di un sistema di raccolta e trattamento dei rifiuti organici adeguato. Sussistenti queste condizioni, le plastiche compostabili potranno essere usate solo per le bustine di tè, capsule e cialde di caffè, adesivi per frutta e verdura e buste ultraleggere. Il loro utilizzo sarà comunque vincolato a una comunicazione: i prodotti dovranno essere etichettati con la segnalazione dei certificati UE sul compostaggio industriale. 

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