Zalando, un’altra moda con l’economia circolare

L’industria della moda è molto inquinante. Zalando, società leader nel commercio online, vede una possibile soluzione nell’economia circolare. Ma servono un cambio di mentalità e il coinvolgimento di tutti gli stakeholder: la moda è un prodotto di valore, incoraggiarne la transizione verde è indispensabile

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Credits: Zalando

di Isabella Ceccarini

(Rinnovabili.it) – Inquinamento? Agli amanti del fashion dispiacerà ammetterlo, ma anche l’industria della moda è parte del problema: è la seconda più inquinante dopo quella petrolifera. La soluzione è nell’economia circolare.

Da un sistema lineare a uno circolare

È possibile che una piattaforma sia sostenibile? «Per ridurre il suo impatto negativo, la moda deve passare dal sistema lineare produzione-acquisto-indosso-consumo-butto a un sistema circolare», ha spiegato Laura Coppen, Head of Circularity di Zalando – la società di commercio online specializzata nella vendita di abiti, scarpe e accessori di alta gamma – nel webinar “Transitioning to a Circular Business”.

Oggi il 73% dei capi di abbigliamento viene buttato, ma solo l’1% dei tessuti viene riciclato. La circolarità elimina l’ultimo passaggio, il buttare, a favore di un uso e riuso che ha una componente fondamentale nella consapevolezza del consumatore. Oggi oltre il 60% dei consumatori preferisce capi durevoli o destinati a una seconda vita piuttosto che destinati alla discarica a fine stagione.

Il mantra della moda, secondo Zalando, deve essere quello delle 3 R: riduco, riuso, riciclo. Un cambiamento di lente che presuppone la «riprogettazione dell’industria della moda a partire dal design e dalla scelta dei materiali: sono preferibili quelli naturali e i tessuti monofibra perché più facili da smaltire, ma l’innovazione va avanti e sarà possibile anche separare le fibre da riciclare», ha affermato Rory Hugill, Innovation Associate di Fashion for Good.

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Il QR code nell’etichetta

La catena del valore inizia dall’alto, nella fase di progettazione. È in corso una collaborazione tra Zalando, Ellen MacArthur Foundation e circular.fashion per mettere a punto nuovi business model per una produzione totalmente circolare.

Tutti i capi della collezione “redeZIGN for circularity” hanno un passaporto digitale: un codice QR nell’etichetta per conoscere tutto sulla produzione di un capo (a cominciare dalla sostenibilità dell’azienda che lo ha confezionato), sapere come prendersene cura, come ripararlo e scambiarlo.

Infatti per i clienti Zalando nella sezione “Second hand” c’è anche la voce “Scambia i tuoi capi”, un altro modo per allungare la vita degli acquisti. Lanciato nel settembre 2020, il servizio è cresciuto in modo vertiginoso.

«Dobbiamo passare da una logica di gestione del rifiuto a una di prevenzione, stringendo la forbice tra le intenzioni e le azioni dei consumatori», ha dichiarato María Rincón Liévana, Policy Officer della Commissione Europea. Circa il 58% delle persone ritiene importante riparare scarpe o vestiti per farli durare di più, ma sono pochi quelli che lo fanno (anche perché non sanno come fare).

Il servizio riparazioni

Una volta le riparazioni si facevano in casa, o comunque era normale rivolgersi a un artigiano di fiducia. Oggi lo scenario è cambiato, pochi sanno fare da sé, così Zalando ha pensato di sperimentare una collaborazione con la startup londinese Save Your Wardrobe per facilitare il passaggio dal pensiero all’azione, mentre a Berlino e Düsseldorf ritira e riconsegna i capi riparati da sarti e calzolai selezionati.

Come ha sottolineato Natasha Franck, fondatrice e CEO di EON – piattaforma IoT del settore fashion che crea una connessione circolare tra marchi, consumatori e prodotti – «non pensiamo a cosa sarà del nostro capo quando lo compriamo. Un buon punto di partenza è controllare sull’etichetta se è fatto con materiale riciclabile» (ricordiamo a tale proposito che i capi che contengono fibre sintetiche rilasciano microplastiche durante il lavaggio).

La circolarità ha un forte valore sociale, la collaborazione del consumatore è un’opportunità per liberare valore e dare visibilità ai prodotti sostenibili. «Ormai è impensabile ridisegnare il settore della moda senza i 3 elementi win-win della sostenibilità: economica, ambientale e sociale», ha evidenziato María Rincón Liévana.

Per Rory Hugill, «poiché la moda è un prodotto di valore ne va incoraggiata la transizione verde. Per far questo bisogna coinvolgere tutti gli stakeholder, non solo i grandi brand ma anche quelli medio-piccoli, come parte di una catena del valore».

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Credits: Zalando

Il ruolo dell’innovazione

Quantità o qualità? Al netto di ogni vanità, dobbiamo imparare a fare acquisti meditati (meno capi ma di buona qualità), senza esagerare (i capi che invecchiano nell’armadio finiscono nella spazzatura senza che li abbiamo indossati) e con l’occhio attento alla loro sostenibilità.

Come chiudere il cerchio? Zalando sta investendo in nuove tecnologie di riciclo dei materiali, come quelle a cui sta lavorando Infinited Fiber Company per creare una nuova fibra circolare dai rifiuti tessili per limitare l’uso di materie prime vergini.

Zalando è anche partner del progetto open source Sorting for Circularity per ampliare le possibilità di circolarità nel campo dei rifiuti tessili. Infine, fa parte di Accelerating Circularity, un progetto che riunisce l’intera filiera della moda al fine di mappare i rifiuti da inviare in discarica.

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