Di quanti metalli strategici ha bisogno la neutralità climatica europea?

Secondo uno studio dell’università belga KU Leuven, raggiungere le zero emissioni nell’Unione europea richiederà un aumento del 3.500% delle forniture di litio e fino al 2.600% per alcune terre rare per la metà del secolo

metalli strategici
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 Fino al 75% del fabbisogno di metalli strategici per l’energia potrebbe venire dal riciclo

(Rinnovabili.it) – Di quante materie prime e metalli strategici ha bisogno la neutralità climatica europea? Questa la domanda da cui è partita una nuova ricerca, condotta  dell’università belga KU Leuven e pubblicata il 25 aprile in occasione di un evento ad hoc. Lo studio, commissionato da Eurometaux, offre uno sguardo a lungo termine sul fabbisogno comunitario legato alla transizione ecologica. E fornisce le prime e, in alcuni casi, sconcertanti previsioni al rialzo.

Secondo gli autori, entro il 2050, la produzione energetica pulita dell’UE avrà bisogno annualmente di ben 800.000 tonnellate di litio. Un aumento del 3.500% rispetto all’attuale consumo. Questo metallo sarà uno degli metalli strategici più richiesti, seguito a stretto giro dalla domanda di terre rare. Solo per neodimio, disprosio e praseodimio si parla di un aumento del fabbisogno variabile dal 700% fino al 2.600%. In crescita per la metà del secolo anche il consumo di cobalto (60mila t annue, +330%), nichel (400mila, +100%), silicio (200mila, +45%) e rame (1,5 mln, +35%). E di alluminio (4,5 mln, +33%) e zinco (300mila, +10-15%).

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Il problema? Allo stato attuale l’Europa dovrà affrontare carenze critiche nei prossimi 15 anni. “Sebbene l’UE si sia impegnata ad accelerare la sua transizione energetica e a produrre gran parte delle sue tecnologie energetiche pulite a livello nazionale, rimane dipendente dalle importazioni per gran parte dei metalli necessari”, afferma lo studio. “E cresce la preoccupazione per la sicurezza dell’approvvigionamento”.

Investire ora sul riciclo

Gli autori sostengono che esista un potenziale teorico per nuove miniere domestiche in grado di coprire tra il 5% e il 55% del fabbisogno europeo del 2030. Ma la maggior parte dei progetti annunciati ha un futuro incerto. 

La ricerca fornisce anche una buona notizia. Entro il 2050, fino al 75% del fabbisogno di materie prime per l’energia pulita europea potrebbe essere soddisfatto attraverso il riciclaggio locale. A patto ovviamente che i paesi investano ora nel settore in maniera massiccia, eliminando ostacoli tecnici e colli di bottiglia.

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 Ma bisogna essere onesti. Il riciclo “non fornirà una valida fonte di approvvigionamento fino a dopo il 2040”, chiariscono gli scienziati. “Queste applicazioni e i loro metalli sono appena stati immessi sul mercato e non saranno disponibili per il riciclaggio per i prossimi 10-15 anni”.

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