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Dagli scarti di pomodoro e olive una bioplastica per auto, tessile e packaging

Trasformare i residui dell'industria agroalimentare mediterranea in materiali hi-tech per l'automotive e il tessile riducendo del 50% l'impronta carbonica

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Dagli scarti di pomodoro e olive una bioplastica per auto, tessile e packaging
Immagine creata con IA

Bioplastica da scarti di pomodoro e olive: cosa farne?

Due prodotti ortofrutticoli che rappresentano in pieno la cultura gastronomica del Mediterraneo: olive e pomodori. Trasformare gli scarti derivati dalla loro lavorazione è uno passaggio ambizioso, quanto necessario se si guarda ai principi dell’economia circolare. È questa la visione al centro di POLYMERS-5B, un ambizioso progetto europeo da 5,6 milioni di euro, progetto presentato alla EUBCE 2026, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati a bioeconomia, biomateriali ed energia da biomasse.

Oltre le bioplastiche tradizionali

Sotto la guida dell’Instituto Superior Técnico di Lisbona, i 12 partner del consorzio stanno sviluppando nuovi polimeri bio-based partendo da scarti del pomodoro, residui della filiera dell’olio d’oliva e biomasse lignocellulosiche. A differenza delle bioplastiche di prima generazione, che spesso entrano in competizione con la filiera alimentare, POLYMERS-5B punta esclusivamente su biomasse di seconda generazione o sottoprodotti agroindustriali.

Grazie a processi avanzati di biocatalisi e chimica verde, la ricerca permette di ottenere poliesteri in modo ecologico: senza usare temperature o pressioni estreme e riducendo al minimo l’uso di sostanze chimiche tossiche o aggressive. Il risultato è una piattaforma tecnologica che ha già raggiunto il Technology Readiness Level 5, (una scala da 1 a 9 usata dagli scienziati per dire quanto un progetto è vicino alla commercializzazione), cioè una fase di sviluppo medio-avanzata, in cui la tecnologia è stata testata con successo in un ambiente simile a quello reale. Inoltre è già stato avviato un impianto pilota in grado di produrre questo materiale in discrete quantità, fino a 15 chili per volta.

Bioplastiche da scarti alimentari: prestazioni senza compromessi

L’impatto potenziale è enorme. Ogni anno in Europa si generano circa 120 milioni di tonnellate di scarti agroalimentari che potrebbero essere valorizzati; POLYMERS-5B non si limita a creare un nuovo materiale, ma disegna una nuova filiera industriale basata sui principi di Safe and Sustainable by Design, garantendo che sicurezza e circolarità siano integrate fin dalla fase di progettazione.

Le applicazioni industriali si rivolgono a quattro macro-aree:

  • componenti interni e pannelli per l’automotive,
  • filati ad alta tenacità per il tessile tecnico e la moda,
  • packaging flessibile e film barriera idonei al contatto alimentare,
  • resine funzionali per il design e l’arredo.

Infatti, come si evince dalle potenziali applicazioni, la sfida dei nuovi materiali bio-based non è solo la sostenibilità, ma la capacità di sostituire concretamente le plastiche di origine petrolchimica. I dati validati dal progetto sono promettenti. Sul versante puro della sostenibilità, possono ridurre l’impronta carbonica fino al 50% rispetto agli equivalenti fossili, hanno un’elevata resistenza termica, ovvero una temperatura di transizione vetrosa (Tg) ≥ 80°C, che assicura stabilità durante lo stampaggio industriale. Infine considerando il valore elastico hanno una solidità strutturale del tutto comparabile alle plastiche tradizionali per applicazioni strutturali.

Bioplastiche da scarti alimentari: bioeconomia diventa business

Per questo progetto internazionale è stata coinvolta anche C-Tech Navigator, un’intelligenza artificiale proprietaria che ha mappato il mercato europeo per identificare dove questi nuovi polimeri possano essere più competitivi rispetto a tecnologie già note come il PEF o i PHA.

“Molte tecnologie bio-based oggi sul mercato costringono a un compromesso: il PEF garantisce ottime performance ma è ottimizzato quasi solo per il packaging rigido delle bevande, mentre i PHA eccellono nella biodegradabilità ma soffrono i trattamenti termici industriali” spiegano Andrea Jester e Riccardo Varotto di NSBProject. Se il PEF è ideale per il packaging rigido e i PHA eccellono nella biodegradabilità ma soffrono il calore, i materiali di POLYMERS-5B occupano uno spazio strategico: uniscono sostenibilità radicale e la resistenza meccanica necessaria per settori pesanti come l’automotive, ad esempio per sviluppare i componenti interni, e il tessile tecnico per i filati ad alta tenacità. Altre applicazioni chiave includono il packaging flessibile per alimenti e le resine funzionali per l’arredo.

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About Author / Paolo Travisi

Paolo Travisi ha iniziato il suo percorso da giornalista nel 2004, come redattore del network televisivo 7Gold, una palestra professionale incredibile in cui è diventato giornalista professionista, realizzando servizi tv, dalla cronaca alla cultura, e collaborando a programmi e talk condotti da professionisti quali Aldo Biscardi, Alessandro Milan, David Parenzo. In parallelo all'esperienza televisiva, ha iniziato a scrivere per Il Messaggero web, all'epoca guidato da Davide Desario (attuale direttore di Adn Kronos) e poi a scrivere di scienza, tecnologia e cultura anche per l'edizione cartacea. La passione per la scrittura e la scienza, lo ha portato a collaborare con la “storica” rubrica TuttoScienze de La Stampa, con interviste a scienziati italiani ed internazionali. Dalla scienza alla sostenibilità, con la collaborazione con Green&Blue di Repubblica. Per Rinnovabili scrive quotidianamente e con grande entusiasmo di mobilità elettrica, realizza test drive delle auto e video per le pagine social.