Alkelux introduce un nuovo bio-additivo antimicrobico progettato per ridurre lo spreco alimentare

Scarti liquirizia diventano risorsa per il packaging
Tutto si trasforma. Dalla peluria delle radici di liquirizia, normalmente destinate allo scarto, un potente additivo naturale per imballaggi. Arriva dalla Sardegna, da Sassari, l’innovazione della startup deeptech Alkelux che ha sviluppato una tecnologia d’avanguardia in grado di trasformare un sottoprodotto industriale del tutto privo di valore, quindi uno scarto, tramite un’innovazione tecnolgica: i nano-polymer dots.
Cosa sono?
I nano-polymer dots sono nanoparticelle a base carboniosa dotate di naturali proprietà antimicrobiche, incorporate nelle plastiche o nella polpa di cellulosa in fase di produzione, senza richiedere modifiche agli impianti già in uso dalle aziende del packaging.
Queste particelle vengono estratte dagli scarti della filiera calabrese della liquirizia, stiamo parlando di centinaia di tonnellate di radici prodotte ogni anno, e trasformate in un additivo industriale ad altissime prestazioni.
I test condotti in laboratorio hanno dimostrato che l’integrazione di queste nanoparticelle negli imballaggi può estendere fino a tre volte la shelf-life (periodo durante il quale può essere conservato mantenendo qualità, sicurezza ed efficacia previste) di frutti delicati come le fragole, portandone la durata dai classici 3 giorni a oltre una settimana, e fino a 8-9 giorni. Risultati analoghi sono stati riscontrati anche su altri piccoli frutti facilmente deperibili come i mirtilli.
Scarti liquirizia: più sostenibilità
Uno degli aspetti più interessanti del progetto di Alkelux riguarda i dosaggi e l’effettiva resa. Infatti, è sufficiente un solo grammo di polvere derivata dalla peluria delle radici per funzionalizzare un intero chilo di plastica, con un dosaggio dello 0,1%, rendendo la tecnologia altamente competitiva rispetto alle soluzioni sintetiche delle multinazionali.
L’additivo può essere incorporato direttamente nelle plastiche o nella polpa di cellulosa durante la fase di produzione, senza richiedere alcuna modifica agli impianti industriali già esistenti.
Dal laboratorio sardo al mercato globale
Fino ad oggi, la produzione di Alkelux era limitata a una scala di laboratorio di circa 10 kg annui. Grazie alla costruzione del nuovo impianto pilota a Sassari, prevista entro la fine del 2026, la capacità salirà a 4,5 tonnellate annue. Il potenziale di questa innovazione va oltre il settore ortofrutticolo. La startup sta già lavorando per estendere l’uso dell’additivo al packaging per la carne, alla panificazione e, in una prospettiva ancora più ambiziosa, al comparto biomedicale per la creazione di dispositivi monouso a basso impatto ambientale.
Tra la fine dell’anno e inizio 2027 Alkelux puntao alla costruzione di un impianto industriale vero e proprio in Calabria, dove si trova la filiera della liquirizia, per arrivare a una produzione su scala globale entro l’inizio del 2028.
“La nostra ambizione è costruire un’infrastruttura che inizi in Sardegna e valorizzi gli scarti della Calabria”, dichiara Matteo Poddighe, CEO e founder di Alkelux, con contratti già attivi in Messico, Cile e Thailandia.












