Si stima che ci siano ancora 880 tonnellate di detriti nucleari nei reattori del sito di Fukushima

Ancora problemi e ritardi per la pulizia dei detriti di combustibile nucleare fuso nella centrale nucleare di Fukushima, in Giappone. I lavori inizieranno intorno al 2037, e non nel 2030, la data inizialmente prevista. La battuta d’arresto non è una buona notizia a distanza di 14 anni dallo tsunami che ha provocato la catastrofe ambientale alla centrale nucleare di Fukushima.
15 anni di tempo per i lavori preparatori
La Nuclear Damage Compensation and Decommissioning Facilitation che si occuperà della rimozione, ha fatto sapere che entro due anni avrà esaminato la fattibilità del piano di rimozione, mentre il gestore dell’impianto, la Tokyo Electric Power (Tepco), ha spiegato che i lavori preparatori richiederanno dai 12 ai 15 anni. Il governo nipponico aveva annunciato che le operazioni di dismissione sarebbero terminate entro il 2051. Una data in cui la Tepco crede ancora.
“Non possiamo rivedere il nostro obiettivo, poiché non sappiamo ancora come si svolgeranno i processi successivi”, ha affermato Akira Ono, responsabile della dismissione presso il gestore, aggiungendo che le decisioni finali per modificare la tabella di marcia spettano al governo di Tokyo. L’organismo è stato istituito all’indomani del disastro. Dapprima il terremoto di magnitudo 9.0, che scatenò lo tsunami, che a sua volta colpì la centrale nucleare, danneggiandola e propagando le radiazioni su un’ampia fascia del territorio giapponese.
880 tonnellate di detriti da recuperare
Si stima che nei reattori da 1 a 3, che hanno subito la fusione del nocciolo durante la crisi nucleare, rimangano ancora 880 tonnellate di detriti. La Tepco e il governo hanno puntato ad avviare il recupero dall’unità numero 3, dalla quale è già stato rimosso il combustibile nucleare esausto. Il gestore dell’impianto ha presentato due piani per consentire la rimozione dei detriti; uno prevede la demolizione dell’edificio di smaltimento dei rifiuti radioattivi adiacente all’unità numero 3, mentre l’altro suggerisce il mantenimento intatto.
A novembre scorso, la Tepco era riuscita a estrarre un primo campione di 0,7 grammi di detriti, trasferito in un laboratorio vicino a Tokyo. Un secondo prelievo è stato effettuato ad aprile. Tre dei sei reattori della centrale di Fukushima sono entrati in fusione dopo lo tsunami del 2011. Ma i progetti presentano fattori di incertezza perché non è ancora stata avviata un’indagine interna.












