Il dato è stato illustrato dall’amministratore delegato di Sogin, Gian Luca Artizzu, nel corso dell’audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nucleari

Decommissioning nucleare, audizione parlamentare su stato avanzamento
Lo stato di avanzamento complessivo del decommissioning nucleare in Italia ha raggiunto il 47,7% al 31 dicembre 2025. Il dato è stato illustrato dall’amministratore delegato di Sogin, Gian Luca Artizzu, nel corso dell’audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nucleari. Il decommissioning (smantellamento) di un impianto nucleare rappresenta l’ultima fase del suo ciclo di vita dopo la costruzione e l’esercizio. L’azienda Sogin è stata chiamata a rispondere alle critiche che negli ultimi mesi ne hanno messo in discussione operato, costi e tempistiche.
I siti interessati dallo smantellamento
Sogin è stata istituita con il compito di gestire il decommisioning nucleare, cioè lo smantellamento delle quattro centrali nucleari italiane di Trino, Latina, Caorso e Garigliano. Nel 2003 sono stati inclusi anche gli impianti di ricerca sul ciclo del combustibile – Eurex di Saluggia, Itrec di Rotondella, Opec di Casaccia e Ipu di Casaccia – seguiti nel 2005 dall’impianto di fabbricazione del combustibile di Impianto di Bosco Marengo e, nel 2018, dal Reattore Ispra-1, situato nel centro comune di ricerca della Commissione europea a Ispra.
Difesa dell’operato e confronto internazionale
Nel suo intervento, Artizzu ha difeso l’operato della società, evidenziando il divario tra percezione pubblica ed efficienza operativa misurata secondo benchmark internazionali. “Sogin, pur con i suoi difetti, è riconosciuta come un’eccellenza del settore a livello internazionale“, ha affermato, sottolineando come esista “uno scarto enorme, probabilmente senza eguali in Italia, tra la reputazione all’estero e quella nazionale“.
Decommisioning nucleare, tempistiche e presunti ritardi
L’amministratore delegato ha respinto l’idea di “ritardi strutturali”, ricordando che i decreti di attivazione dei diversi siti sono stati adottati in anni differenti: 2008 per Bosco Marengo, 2012 per Trino e Garigliano, 2014 per Caorso, 2020 per la prima fase di Latina e 2025 per Ispra-1.
«Ipotizzare che il decommissioning potesse essere concluso nel 2020 è quanto meno velleitario», ha osservato, attribuendo le criticità soprattutto alle tempistiche autorizzative e burocratiche.
Decommissioning nucleare, investimenti per il 2026
Per il 2026 il valore dei contratti in corso ammonta a 420 milioni di euro che, al netto dei ribassi d’asta, dovrebbero attestarsi tra i 360 e i 380 milioni, a fronte di una media annua di circa 90 milioni registrata negli ultimi anni. Un’accelerazione significativa, dunque, sul piano degli investimenti.
A incidere sui tempi sono anche i parametri di rilascio italiani, definiti da Artizzu da “dieci a diecimila volte” più restrittivi rispetto agli standard europei. A questo si aggiunge la mancanza di una filiera nazionale completa: l’assenza di inceneritori di grado nucleare e di impianti per la fusione dei materiali radioattivi costringe l’azienda a ricorrere a gare internazionali. L’obiettivo dichiarato è arrivare ad accordi che consentano il riutilizzo dei materiali trattati, evitando il loro rientro in Italia come rifiuti. Il protrarsi delle decisioni politiche comporta il moltiplicarsi dei depositi temporanei locali, oggi 33 quelli già realizzati.












