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Perché anche se il traffico attraverso Hormuz riprende restano rischi significativi

Domanda di petrolio in calo nel nel secondo trimestre del 2026.

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Via Depositphotos

Hormuz aperto ma lento il ritorno alla normalità

Hormuz è aperto ma restano rischi significativi per l’economia. Nelle ultime settimane i prezzi del petrolio hanno registrato un calo sostanziale a fronte dei segnali di ripresa del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, secondo l’ultimo Oil Market Report mensile dell’IEA, un ritorno completo alla normalità richiederà del tempo.

Il traffico di Hormuz continua nonostante minacce alla sicurezza

A causa della guerra in Medio Oriente il traffico marittimo attraverso Hormuz era arrivato quasi ad arrestarsi. L’Iran nel corso di questi mesi ha provato a esercitare un controllo sempre maggiore sullo stretto insieme all’Oman, sostenendo di voler far pagare tasse alle navi e bloccando il passaggio alle imbarcazioni che si spostano al di fuori dei percorsi definiti da Teheran.

La settimana scorsa gli Stati Uniti hanno accusato l’Iran di aver colpito almeno due navi commerciali con missili o droni, e come risposta hanno bombardato installazioni militari iraniane. L’Iran domenica ha invece lanciato missili e droni contro siti militari degli Stati Uniti in Kuwait e Bahrain.

In base all’analisi di Kpler, lo Stretto di Hormuz è rimasto aperto durante il fine settimana. Ci sarebbero stati 108 attraversamenti verificati dal 26 al 28 giugno. I transiti sarebbero stati più intensi il 26 giugno, prima di diminuire nei giorni successivi. Il percorso, tuttavia, resterebbe diviso: 39 attraversamenti avrebbero utilizzato la rotta omanita, 37 la rotta iraniana e 9 la rotta IMO. I dati Kpler suggeriscono quindi una certa operatività dello Stretto di Hormuz, anche se fragile dal punto di vista della sicurezza marittima.

Hormuz aperto ma domanda di petrolio in calo nel nel secondo trimestre del 2026

Negli ultimi quattro mesi la domanda di petrolio è cambiata in risposta alla crisi energetica: in particolare nella regione dell’Asia-Pacifico, i consumatori hanno ridotto i propri consumi e i Governi hanno adottato misure per proteggere famiglie e imprese dagli impatti più gravi. Le ultime previsioni dell’IEA stimano che la domanda globale di petrolio diminuirà di quasi 5 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Tali previsioni sulla domanda globale di petrolio indicano un declino di 1,1 mb/d nel 2026 rispetto al 2025. Questo valore è la conseguenza di una contrazione di 700 kb/d rispetto al rapporto di maggio, dovuto al fatto che le consegne del secondo trimestre del 2026 sono precipitate di 5 mb/d rispetto all’anno scorso a fronte di prezzi più alti del carburante e alla ridotta disponibilità di prodotti petroliferi.

La crisi rafforza la necessità per il Sud-Est asiatico di affrontare le vulnerabilità energetiche

Le interruzioni dei flussi di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz hanno messo in luce i rischi strutturali del settore energetico del Sud-Est asiatico. Secondo l’IEA, sono necessarie azioni più incisive per rafforzare la sicurezza energetica, mentre i consumi energetici della regione registrano un’impennata.

L’edizione 2026 del Southeast Asia Energy Outlook fornisce una valutazione completa degli ultimi sviluppi energetici. Finora i Governi si sono concentrati su misure a breve termine per frenare la domanda, come incoraggiare i cittadini a lavorare da casa. Il rapporto specifica però che sarà necessario affrontare le vulnerabilità più profonde del sistema energetico. Sulla base delle attuali politiche, la spesa dei Paesi del Sud-Est asiatico per l’importazione di energia dovrebbe arrivare a 400 miliardi di dollari entro il 2050, equivalente al 5% dell’economia della regione.

Le economie vulnerabili particolarmente esposte agli shock dei prezzi

Le economie vulnerabili particolarmente esposte agli shock dei prezzi

L’Agenzia delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo ha avvertito che la riapertura dello Stretto di Hormuz garantirà un immediato sollievo ai mercati energetici ma le economie vulnerabili rimangono a rischio per via degli aumenti nei costi del cibo e del carburante. Il ripristino dei trasferimenti è un primo passo verso una progressiva ripresa del commercio internazionale. Tuttavia, come sottolinea l’UNCTAD durante gli oltre 100 giorni di interruzione delle spedizioni, l’economia globale ha risentito degli effetti negativi del blocco di Hormuz.

Le economie vulnerabili risultano essere state particolarmente esposte agli shock dei prezzi del petrolio e dei fertilizzanti. Questi shock potrebbero avere effetti duraturi sull’inflazione. Le più a rischio sono i più poveri perché l’inflazione incide enormemente sui bilanci familiari e rende meno accessibili i beni di prima necessità, come il cibo e l’assistenza sanitaria.

Questi shock si faranno sentire per molti mesi, con i Paesi in via di sviluppo che subiranno gli impatti più pesanti. Faccio appello a tutte le parti affinché rispettino il cessate il fuoco e raddoppino gli sforzi“, ha detto António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.