Rinnovabili e Decreto Fare Bis, ecco l’ultima bozza

Importanti novità sul fronte delle rinnovabili trapelano dall’ultima bozze del cosiddetto Decreto del Fare bis

Rinnovabili e Decreto Fare Bis, ecco l’ultima bozza

 

Ancora un’altra bozza del cosiddetto decreto del Fare bis che nella versione più recente introduce altre importanti novità per le energie rinnovabili.

L’art. 1 della bozza è volta a ridurre il costo dell’energia, anche mediante idonee misure finanziarie volte a diluire diversamente nel tempo ed a ridurre l’incidenza degli incentivi per la produzione di energia elettrica e per le energie rinnovabili sulla bolletta elettrica. In particolare le disposizioni contenute nei commi da 1 a 6 sarebbero finalizzate a gestire il picco previsto nei prossimi anni di aumento degli oneri di sistema del settore elettrico, attraverso un’operazione che allunghi il tempo di raccolta a carico delle tariffe di una parte degli oneri economici necessari per l’erogazione degli incentivi al fotovoltaico ed alle altre fonti rinnovabili.

Il Gse provvederà alla raccolta di risorse sul mercato finanziario per un ammontare annuo stabilito dal Ministro dello sviluppo economico tenendo conto dell’andamento dell’economia e della differenza di prezzo dell’energia elettrica tra l’Italia e altri Paesi europei.

Su tali risorse sarebbero pagati i soli interessi annuali e, a scadenza, il capitale. La norma di cui al comma 7 dà indirizzi all’AEEG per la revisione degli attuali criteri di definizione del prezzo di riferimento dell’energia elettrica per clienti in regime di tutela. Secondo quanto affermato nella relazione illustrativa Infatti, l’andamento del mercato all’ingrosso dell’energia elettrica negli ultimi tempi ha determinato uno spostamento delle ore di maggior prezzo nella fascia serale, modificando notevolmente il profilo di prezzo giornaliero e il valore originario della tariffa bioraria.

 

Il comma 8 interviene sull’istituto del ritiro dedicato (introdotto dal decreto legislativo n. 387/03 e dalla legge n. 239/04 e riguarda principalmente gli impianti da fonti rinnovabili programmabili di potenza fino 10 MW, ovvero di potenza qualunque se alimentati da fonti non programmabili) regolato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Il ritiro dedicato prevede che, su richiesta del produttore, l’energia sia ritirata dal Gse a un prezzo determinato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas con riferimento a condizioni di mercato, e collocata sul mercato. Attualmente il prezzo di ritiro è, per alcune produzioni, superiore a quello ricavato dal Gse: la differenza viene posta a carico della componente A3 delle tariffe elettriche. In particolare i prezzo di ritiro è superiore ai prezzi di mercato per gli impianti sotto al MW e fino al limite di 2.000 MWh di produzione annuale. Come si legge nella relazione illustrativa “almeno il 60% del costo del ritiro dedicato va a vantaggio di impianti a fonti rinnovabili che accedono agli incentivi sull’energia prodotta, più che sufficienti a garantire l’equa remunerazione degli investimenti”.  La norma interviene su tale situazione, stabilendo che per gli impianti a fonti rinnovabili incentivati il prezzo di ritiro è pari al prezzo zonale orario. “Tenuto conto dell’incremento degli impianti nel 2013, ci si attende una riduzione degli oneri in bolletta di circa 170 ML€/anno”.

 

Le disposizioni di cui ai commi da 9 a 11 sono volte ad introdurre uno strumento per distribuire nel tempo una parte degli oneri economici per l’incentivazione delle fonti rinnovabili elettriche diverse dal fotovoltaico. Si introduce quindi la possibilità per i produttori di optare, in alternativa al mantenimento degli incentivi previgenti, a una riduzione dell’incentivo accoppiata a un aumento del periodo di diritto. L’entità della riduzione viene rinviata a successivo decreto, dipendendo dal periodo residuo spettante, dal tipo di fonte rinnovabile e dall’istituto incentivante, nonché dai costi, in particolare quelli di natura finanziaria, indotti dall’operazione di rimodulazione degli incentivi.