Questo è il momento delle batterie agli ioni di litio. Cosa serve per costruire un'industria forte e competitiva.
Da ultima arrivata a leader globale, la storia dell’ascesa della Cina nel campo delle batterie
Negli ultimi dieci anni, la Cina sulle batterie è passata dall’essere un attore marginale a un produttore di primo piano. Stati Uniti, Europa e altri Paesi stanno cercando adesso di riequilibrare il mercato. Ci riusciranno?
Ad oggi, il mercato globale delle batterie agli ioni di litio vale più di 150 miliardi di dollari. Tuttavia, il valore strategico supera di gran lunga questa cifra poiché le batterie agli ioni di litio sono diventate indispensabili per l’industria automobilistica, le reti elettriche, i data center, i droni utilizzati a scopi di difesa, la robotica e altri settori.
Perché le batterie stanno vivendo un momento d’oro?
Questo è il momento delle batterie agli ioni di litio. La loro rilevanza geopolitica deriva dal fatto che definiranno il futuro della competitività dell’industria automobilistica, la durata di droni e robot avanzati e la resilienza dei data center nell’assorbire carichi di elettricità massicci e costanti. Ecco perché disporre di un’industria locale delle batterie è diventata una priorità. Oltre alle loro applicazioni, le batterie richiedono anche quantità considerevoli di minerali critici come litio, cobalto e grafite, che sono motivo di rivalità tra grandi potenze e il piatto prelibato di una nuova fame di risorse.
Batterie agli ioni di litio: una storia internazionale
La ricerca sulle batterie agli ioni di litio è iniziata dopo la crisi petrolifera del 1973-1974 con l’esigenza dei maggiori Paesi importatori di greggio del mondo di trovare sollievo dall’aumento dei prezzi delle forniture. Come ha evidenziato l’ultimo rapporto State of Energy Innovation dell’AIE (Agenzia Internazionale dell’Energia), le basi scientifiche delle batterie agli ioni di litio sono state poste nelle università e nei laboratori finanziati da fondi pubblici negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone. Allora, le batterie avanzate erano già considerate un mezzo per elettrificare il trasporto su strada, che era appunto la principale fonte di domanda di petrolio, e conservare l’elettricità ricavata da fonti rinnovabili.
Tuttavia, il primo successo commerciale della tecnologia non è arrivato dai veicoli elettrici o dai sistemi energetici. Le aziende di elettronica giapponesi tra le prime ne hanno intravisto il potenziale commerciale. I produttori di dispositivi elettronici portatili sono stati, invece, i primissimi clienti per le batterie agli ioni di litio, per via delle loro caratteristiche di compattezza, leggerezza e ricaricabilità. Successivamente, i veicoli elettrici sono stati individuati come l’applicazione più promettente per le batterie agli ioni di litio.
La Cina e le batterie, una leadership guadagnata in decenni
Nei primi anni 2000 la Cina ha capito che i veicoli elettrici erano uno strumento strategico per affermarsi nel settore automobilistico globale, in quel momento ancora dominato dai produttori europei, giapponesi e statunitensi. Nel 2010 l’industria globale delle batterie agli ioni di litio era però ancora guidata da aziende giapponesi e coreane.
Attualmente, il quadro molto è cambiamo. La Cina è il principale produttore ed esportatore di automobili al mondo. Copre il 70% della produzione globale di auto elettriche e l’85% della produzione di batterie agli ioni di litio. La più vasta flotta mondiale di veicoli elettrici si trova in Cina. Grazie a tutto questo la RPC nel 2025 è riuscita a risparmiare sul consumo di petrolio una cifra vicina a un milione di barili al giorno, un volume equivalente a circa il 13% della domanda di petrolio per i trasporti che il Paese avrebbe altrimenti registrato in quell’anno. La Cina però non è arrivata facilmente a questo risultato, dietro ci sono decenni di politiche industriali e di sostegno alla domanda.
Entro il 2030 la Cina da sola potrebbe soddisfare l’intera domanda globale di batterie. Inoltre, le aziende cinesi detengono quasi il 70% dei brevetti di tutto il mondo sulle batterie e si stanno affrettando a controllare le tecnologie di prossima generazione che offrono prestazioni superiori o richiedono meno minerali.
L’esperienza della Cina, ha spiegato l’AIE, dimostra che una domanda ampia e prevedibile è fondamentale per il settore. Il sostegno statale nel tempo ha assunto molteplici forme, ma porre le basi di un mercato dei veicoli elettrici così grande e competitivo è stato l’intervento governativo di maggiore impatto.
Per costruire una forte industria delle batterie serve l’integrazione
Riuscire a competere nel campo delle batterie agli ioni di litio significa puntare sull’eccellenza scientifica e sulla produzione su larga scala e ad alta precisione. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, per sviluppare un’industria delle batterie realmente competitiva e diversificare le catene di approvvigionamento globali servono: una domanda sufficientemente ampia e prevedibile, capitale paziente e un impegno politico duraturo e costante. Potrebbe anche essere utile un sostegno mirato alle imprese.
Tuttavia, come ha precisato ancora l’Agenzia Internazionale dell’Energia, il contesto odierno differisce nettamente da quello in cui è esplosa la produzione delle batterie in Cina. I grandi mercati sono in grado di apririsi a nuovi player, ma sono anche molto più competitivi e caratterizzati da processi produttivi sempre più complessi. Anche l’innovazione tecnologica procede più velocemente: nel 2023 i brevetti legati alle batterie hanno rappresentato il 40% di tutti i brevetti energetici, un livello mai raggiunto prima da una singola tecnologia nel settore dell’energia.
Secondo l’AIE, attrarre investimenti e stringere partnership con i migliori produttori asiatici di batterie si è dimostrata una strategia efficace in passato resta una soluzione valida per accelerare lo sviluppo degli ecosistemi industriali occidentali. Le prime industrie di batterie agli ioni di litio in Nord America e in Europa sono sorte proprio grazie a partnership con aziende giapponesi e coreane. E le principali imprese coreane, cinesi e giapponesi gestiscono ancora adesso la maggior parte della capacità produttiva di batterie in entrambe queste regioni geografiche.
Sono possibili mercati delle batterie più bilanciati?
Anche secondo un’analisi pubblicata dal think tank indipendente Carnegie Endowment for International Peace, uno scenario più bilanciato comporta un’integrazione industriale più profonda e un coordinamento della catena di approvvigionamento tra Stati Uniti, Europa, Corea del Sud e Giappone. A parte questi Paesi, ci sarebbe del potenziale anche con India e Canada. La Cina continuerà a mantenere un notevole vantaggio di mercato, inevitabile, ma un approccio più equilibrato ottenuto rafforzando i concorrenti non cinesi sarebbe la chiave per evitare il monopolio della Cina sulle batterie.
Parlando di domanda negli Stati Uniti e in Europa, i Governi dovrebbero incentivare joint venture tra startup locali e colossi coreani dotati delle capacità necessarie a scalare la produzione. Gli Stati Uniti e l’Europa possono contare su una notevole innovazione nel campo delle batterie, ma faticano a portare queste tecnologie sul mercato. È proprio per questo motivo che è così essenziale la collaborazione con le aziende coreane e con quello che resta di quelle giapponesi. Le aziende giapponesi che prima guidavano il mercato sono scivolate sempre più indietro.
Inoltre, Stati Uniti ed Europa hanno costruito fabbriche di celle per batterie che producono il prodotto allo stadio finale, ma rimangono fortemente esposti nei prodotti midstream noti come materiali attivi e composti da minerali critici. E scardinare questa seconda debolezza dovrebbe essere la priorità per i Governi: i decisori politici occidentali dovrebbero valutare di sostenere le aziende asiatiche, comprese quelle cinesi, per scalare questi processi attraverso delle joint venture.
L’incostanza degli Stati Uniti e il dibattito sul “de-risking”
Tuttavia, come ha evidenziato l’analisi, l’ondivaga politica di Washington è motivo di preoccupazione tra gli alleati storici e i partner degli USA. Ecco perché molti guardano alla Cina. Sviluppare una base industriale diversificata è una solida strategia a lungo termine è diffcile se tra i Paesi manca la fiducia reciproca. L’Europa ha puntato molto su un paio di startup di batterie che mancavano di esperienza e che ora sono fallite o faticano a sopravvivere. Mentre queste crollano, le aziende cinesi stanno cercando di insediarsi nel mercato europeo senza alcuna joint venture. Ecco perché vanno operate scelte politiche su cosa significhi davvero fare “de-risking”.













