Le preoccupazioni per la sicurezza energetica daranno un ulteriore slancio agli investimenti nelle rinnovabili e nelle tecnologie di accumulo a batterie.
Transizione e sicurezza energetica in un mondo che cambia: così le rinnovabili ci salvano dal ricatto energetico dei fossili
Transizione e sicurezza energetica: dagli shock degli anni ’70 alla crisi di Hormuz, le rinnovabili sono il vero scudo contro il ricatto dei fossili per la sovranità nazionale. “Se ben guidata, questa crisi potrebbe portare a un mondo decisamente migliore per quanto riguarda l’accesso all’energia, un mondo più sicuro e sostenibile rispetto a quello odierno“, ha affermato il presidente dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), Fatih Birol.
Il vantaggio rispetto agli anni ’70 è che oggi gli Stati dispongono di una gamma di soluzioni molto più ampia per ridurre l’esposizione agli shock dei prezzi. Negli ultimi decenni i costi dell’energia eolica e solare sono diminuiti, diventando anche più competitivi dal punto di vista economico rispetto ai combustibili fossili. Le rinnovabili, ancor prima dell’inizio della guerra in Medio Oriente scatenata dall’intervento militare di Stati Uniti e Israele, si erano già dimostrate uno strumento più che valido per garantire la sicurezza energetica. Lo evidenzia lo Statistical Review of World Energy 2026.
Un’analisi di Ember aveca già rilevato che la nuova capacità eolica e solare, installata in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, avrebbe evitato 72 miliardi di euro di importazioni di combustibili fossili tra il 2022 e il 2025, con i risparmi maggiori registrati da Germania, Spagna e Italia.
A seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione Europea ha accelerato gli sforzi per incrementare la propria capacità di energia rinnovabile. Da allora, infatti, lo sviluppo è stato veloce: l’energia eolica e solare ha costituito il 30% della fornitura di elettricità nel 2025, rispetto al 19% del 2021. Questo ha permesso di sostituire carbone e gas, con la generazione da gas che è scesa del 15% nello stesso periodo e quella da carbone del 38%. L’adozione accelerata di eolico e solare, coniugata poi a politiche come il piano REPowerEU, ha permesso che entro il 2025 le due fonti generassero 852 TWh, più energia di quella prodotta da carbone, gas e petrolio combinati (760 TWh).
L’espansione rapida delle rinnovabili ha consentito così alla regione di proteggersi dal pagamento di costi aggiuntivi per i combustibili fossili importati. Inoltre, anche al di fuori dei confini dell’Unione Europea, i sistemi solari fotovoltaici di piccola scala hanno consentito a tale tecnologia di essere impiegata dai consumatori come risposta all’aumento dei prezzi energetici. Il costo relativamente basso e la semplicità di installazione rendono la tecnologia fotovoltaica accessibile in massa, determinando un cambiamento dei sistemi elettrici anche solo nell’arco di un anno.
Come gli shock petroliferi degli anni ’70 hanno cambiato i modelli energetici
Le ostilità in Medio Oriente hanno causato la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, strozzando le esportazioni di petrolio e gas dal Golfo Persico. Già quattro anni prima, però, l’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina, ha avuto un impatto importante sui flussi di gas naturale verso l’Europa. Questi eventi hanno ricordato al mondo quanto l’energia sia strettamente legata alla geopolitica. Tuttavia, non sono stati eventi eccezionali.
In questo momento di forte incertezza è forse opportuno ricordare il passato. Il rapporto Statistical Review of World Energy dell’Energy Institute, apre uno squarcio sugli enormi effetti dei due shock petroliferi degli anni ’70 sul sistema energetico globale, che permisero la diversificazione. Prima di quegli shock, il commercio internazionale di petrolio, così come la raffinazione e la commercializzazione in Europa e in Nord America, erano dominati dalle “Sette Sorelle”: Anglo-Persian Oil (BP), Gulf Oil, Royal Dutch Shell, le compagnie Standard Oil (rispettivamente di California, New Jersey e New York, in seguito diventate Chevron, Esso/Exxon e Mobil) e Texaco. Queste concordavano i prezzi del petrolio a lungo termine con i Governi esportatori. La situazione cambiò radicalmente nell’ottobre del 1973, quando l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) decise di intervenire e stabilire i propri prezzi.
Nel 1973, in seguito alla guerra dello Yom-Kippur, l’OPEC, che controllava metà del petrolio mondiale, impose un embargo contro i principali Paesi consumatori (tra cui USA e Giappone) e aumentò i prezzi. Nel 1979, invece, la Rivoluzione Islamica in Iran, interruppe l’offerta e fece impennare di nuovo i prezzi. Entro il 1980, il prezzo del greggio era diventato 10 volte più alto rispetto a inizio decennio. L’effetto fu che la traiettoria di crescita del consumo globale di petrolio cambiò, crollando dal 7,8% annuo (pre-1973) al 2,2% dopo il primo shock, per poi subire un netto calo ancora nel 1979. Ci vollero 10 anni solo per tornare ai livelli di consumo del 1979. In Europa e Giappone la domanda non ha mai più superato quei livelli, mentre negli USA e in Canada ci sono voluti 20 anni.
La risposta dei Paesi consumatori fu: diversificazione. Per difendere la propria sovranità energetica, i Paesi investirono in fonti alternative come carbone, gas, riducendo la dipendenza dal petrolio (anche in Cina la crescita del consumo ripartì davvero solo dopo il 2000). La risposta immediata si concentrò sul lato della domanda. Nel 1980 l’intensità energetica del PIL registrò un calo del 3,3%, spinto da forti cambi di comportamento e dalla riduzione dei consumi.
Transizione e sicurezza energetica oggi, capo dell’AIE: la mappa energetica globale sarà ridisegnata dopo la crisi di Hormuz
La crisi del 2026 potrebbe ridisegnare la mappa energetica globale nel corso dei prossimi anni, poiché la crisi dello Stretto di Hormuz sta costringendo i Paesi a ripensare di nuovo la sicurezza degli approvvigionamenti, le rotte commerciali e le partnership. La pensa così Fatih Birol.
“A prescindere da come si concluderà la questione di Hormuz, penso che la mappa energetica mondiale comincerà a essere ridisegnata nei prossimi due o tre anni. Le partnership saranno ridefinite. Verranno stabilite nuove collaborazioni“, ha affermato Birol durante un incontro del TÜSİAD a Istanbul.
Il presidente dell’Agenzia Internazionale dell’Energia ha osservato che, fino a quattro anni fa, l’economia mondiale e il sistema energetico globale avevano due grandi “vene giugulari”: i gasdotti che trasportavano energia dalla Siberia occidentale russa all’Europa e lo Stretto di Hormuz. Oggi quelle vene sono chiuse. Ha inoltre spiegato che le preoccupazioni per la sicurezza energetica daranno un ulteriore slancio agli investimenti nelle rinnovabili, nell’energia nucleare e nelle tecnologie di accumulo a batterie.













